Quota 100: spariscono Infermieri e Medici in Puglia, allarme rosso!

Quota 100: spariscono Infermieri e Medici in Puglia, allarme rosso!

Ordini professionali medici ed infermieristici molto preoccupati. In Puglia si rischia il caos assoluto.

L’allarme rosso è stato lanciato poco fa dalla collega de La Gazzetta del Mezzogiorno Rita Schena che ha intervistato il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCEO), Filippo Anelli, e il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Bari, Saverio Andreula. La situazione è tragica, chi va via dal mondo del lavoro e viene collocato in pensione non verrà rimpiazzato, almeno per ora. Ciò a danno della stessa assistenza e dei Pazienti.

Ecco cosa scrive il quotidiano pugliese.

«Qualche giorno fa sono andato a trovare mio padre al “Miulli” dove è ricoverato, volevo sapere qualcosa degli ultimi accertamenti ed ho cercato il medico di turno. Ho scoperto che la sera c’è un solo medico che deve coprire oltre sei reparti, una situazione incredibile. E se succedono due emergenze contemporaneamente? In sei reparti può accadere, no?». Carla è disorientata, con solo una presenza per tanti reparti non si può garantire neanche di rispondere alle domande dei parenti dei ricoverati.

«E questo è solo uno dei problemi – spiega Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri e già presidente dell’Ordine dei medici di Bari -. Secondo nostri calcoli entro 10 anni andranno in pensione il 60% dei medici in servizio ai quali aggiungere un ulteriore 20% di quanti usufruiranno di “Quota 100”. In pratica questo significa che nei prossimi 4-5 anni a livello regionale spariranno l’equivalente di due Policlinici di Bari».

Una situazione che si deve assolutamente evitare, ma il collasso è già in atto. L’intervento di Anelli.

«Già oggi in Puglia servono oltre mille medici – sottolinea Anelli –. Se non si fa qualcosa subito, le liste di attesa che si allungano saranno l’ultimo dei problemi. Lo stiamo ripetendo da tempo: si deve mettere mano alla formazione medica. Abbiamo 10mila medici con una laurea in tasca che non possono accedere ad alcuna specializzazione perché le borse di studio sono poche. Oggi a fronte di 9mila laureandi ci sono disponibili solo 6mila borse di studio ogni anno. Invece si deve garantire ad ogni iscritto a Medicina la possibilità di specializzarsi. Lo scorso anno abbiamo fatto una proposta al Governo: la nostra idea è di permettere agli specializzandi dell’ultimo anno di iniziare a lavorare, in questo modo a livello nazionale si libererebbero posti per nuovi specializzandi. Siamo contrari invece a richiamare personale medico in pensione o dall’estero, significherebbe spegnere le speranze dei più giovani di poter mai accedere alla professione. Al momento l’unica “pezza” che si mette è turni di lavoro massacranti, fuori da ogni logica e titolo di retribuzione. È chiaro che la stanchezza si fa sentire anche e soprattutto nei confronti del paziente. Certi ritmi sono insostenibili».

Anelli non risparmia critiche anche alla politica regionale che ha portato alla chiusura degli ospedali o di parti di essi. «È vero che i piccoli centri ospedalieri hanno un problema di pericolosità, ma ormai in Puglia siamo al di sotto del dato raccomandato di 3 posti letto ogni mille abitanti. Per le patologie acute la nostra media è di 2,2 posti letto per mille. È tempo che la Sanità torni al primo piano dell’agenda politica nazionale e regionale. Non si può gestire un settore del genere politicamente, servono risposte immediate».

La situazione è grave anche per gli Infermieri. Parla Andreula.

E se le doglianze dei medici sono lunghe, altrettanto forte è il grido dall’arme lanciato dalla categoria infermieristica. «Io sono preoccupato – dice senza troppi giri di parole Saverio Andreula, presidente dell’Ordine degli infermieri di Bari -, sono molto preoccupato. “Quota 100” ha reso ancora più difficile l’emergenza che già si viveva negli ospedali e cliniche. Al momento abbiamo calcolato che in Puglia si vive una carenza di infermieri pari a 3.931 unità, a queste si devono aggiungere 818 di quanti usufruiranno di “Quota 100”, significa 4.749 infermieri che non troveremo per le corsie degli ospedali. E la stima è al ribasso, perché non tutti useranno l’opportunità per andarsene in pensione anticipata. In realtà chi ne avrebbe la possibilità sono molti di più, stimiamo 2.726 infermieri. Provate ad immaginare cosa potrebbe succedere se tutti decidessero di andare in pensione…».

Il sistema collasserebbe. «La situazione è molto complessa – continua Andreula – perché se è vero che c’è carenza di personale, poi si deve anche dire che si deve gestire meglio quanti sono in servizio. Abbiamo una bella percentuale di infermieri al lavoro con patologie alla spina dorsale o discopatie che di fatto non fanno servizio attivo nelle corsie, a volte anche esagerando, e ci sono dirigenti medici dei vari dipartimenti che permettono questo ed altro. Recentemente è nata una polemica proprio al Policlinico perché alcuni medici che operano in intramoenia (in pratica privatamente ma utilizzando le strutture sanitarie pubbliche – n.d.r.) utilizzano personale infermieristico, sottraendolo alla normale turnazione. È chiaro che poi tutto questo ha un risvolto che viene riversato sul paziente. Ecco perché, fatte salve le necessità oggettive di personale, poi serve mettere mano all’organizzazione. Si deve fare un bel censimento e rivedere tutta l’organizzazione, solo che chissà perché, ogni volta che si parla di iniziative del genere c’è una gran levata di scudi, da parte di medici ed infermieri».

«Io sono preoccupato – conclude Andreula -. Analizzando le fineste in uscita per la pensione anticipata, il problema scoppierà in agosto, quando la nostra popolazione raddoppia per la presenza turistica. E nessuno sembra interessarsene».

Fonte: GDM – AssoCareNews.it

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