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Coronavirus: scandalo struttura San Raffaele. In arrivo revoca dei permessi di attività sanitaria, partita la diffida da parte della Regione.

A dare l’ufficialità della notizia è la stessa Regione che, sui propri canali social, spiega come nella struttura le misure di prevenzione adottate dalla casa di cura siano state inefficienti e non in linea con le direttive regionali.

“È stato diffidato mercoledì il legale rappresentante della casa di cura San Raffaele di Rocca di Papa perché il direttore sanitario che sta gestendo dal 1° marzo tutta questa fase risulta sprovvisto di titolo di specializzazione. Sono state pertanto avviate le procedure previste dalla norma che prevedono in caso di inadempienza la sospensione dell’autorizzazione”, si legge nel post pubblicato sulla pagina Facebook e Twitter di Salute Lazio. “E’ un fatto grave – continua la Regione – che la gestione sanitaria di un presidio così importante sia stata affidata ad un medico sprovvisto del titolo di specializzazione la diffida è stata anche notificata all’Ordine dei Medici di Roma e inviata ai Carabinieri dei NAS”.

La Regione poi punta il dito contro le errate misure di prevenzione adottate dal San Raffaele: “Dai primi rilievi dell’audit clinico che sta svolgendo la Asl Roma 6, in accordo con il SERESMI (Servizio regionale sorveglianza malattie infettive – Spallanzani) emerge che le misure di prevenzione finora adottate non risultano efficaci e che non sono state rispettate le disposizioni impartite dalla Regione sin dal febbraio scorso. La documentazione verrà messa a disposizione delle autorità competenti. Tutte le indicazioni e le prescrizioni devono essere pedissequamente rispettate per la corretta gestione clinica dei pazienti. La Asl Roma 6 verificherà puntualmente il rispetto di queste misure ed ha distaccato uno specifico tecnico della prevenzione che è in loco a coordinare le azioni di monitoraggio e verifica”.

Mercoledì intanto il San Raffaele, per bocca dell’amministratore delegato della struttura Antonio Vallone, aveva reso noto che la Regione ha impedito alla Rsa di eseguire i tamponi su tutti i suoi pazienti non appena il l’Asl Roma 6 ha ufficializzato il primo caso all’interno della casa di cura. “Avevamo chiesto subito alla Regione Lazio, sin dal primo caso accertato, di poter processare i tamponi direttamente nella nostra struttura, dove siamo attrezzati con apparecchiature conformi ai protocolli internazionali. I tempi potevano essere molto più brevi, ma la Regione Lazio ha detto di no”, sottolinea Vallone. “Abbiamo 128 ospiti – prosegue – e di questi 69 sono positivi asintomatici, mentre 7 con sintomi sono stati trasferiti in ospedale. Dei 212 operatori, che voglio elogiare per il lavoro che stanno facendo, 16 sono risultati positivi e sono in isolamento domiciliare”.

Ma la situazione, denuncia Vallone, poteva essere gestita meglio “se prima che scoppiasse l’emergenza, cioè prima del 3 aprile, giorno in cui sono apparsi sintomi sospetti nel primo ospite, la Regione ci avesse consentito di fare tamponi a tutti e processarli nel nostro laboratorio, avremmo avuto i risultati in quattro ore”. Invece, la richiesta della struttura, risalente al 31 marzo, è stata di fatto bocciata dalla Regione da una circolare datata 8 aprile in cui si specifica che i tamponi possono essere processati solo nelle strutture sanitarie di riferimento, che nel caso della Asl 6, che comprende Rocca di Papa, è il Campus Biomedico di Roma.

“E’ una struttura di eccellenza – osserva Vallone – ma ricevono migliaia di tamponi al giorno, è chiaro che i tempi si dilatano. Il risultato del primo tampone è arrivato solo tre giorni dopo, e quelli dei nuovi tamponi che abbiamo subito predisposto il 6 aprile per i pazienti e gli operatori che hanno avuto contatto diretto con il paziente già trasferito sono arrivati il 9”. In ogni caso, aggiunge Vallone, “noi abbiamo seguito le procedure corrette. Gli ospiti esterni non entrano dall’8 marzo, abbiamo isolato i casi riscontrati positivi rispetto a quelli negativi, dedicando loro, in maniera esclusiva, medici e infermieri provvisti di dispositivi per la protezione individuale. Inoltre, è stato contestualmente – e sollecitato quotidianamente – richiesto il trasferimento di tali pazienti presso strutture regionali Covid”. La valutazione su quest’ultimo punto, conclude l’ad, è ancora in corso: “Si potrebbe anche rendere la struttura centro Covid, ma aspettiamo la decisione della Regione”.

Il presidente del Gruppo San Raffaele, Carlo Trivelli, risponde in una nota “in merito alle accuse riportate nel comunicato stampa della Regione Lazio ‘Unità di Crisi Covid 19’ del 16 aprile 2020 ore 14. Leggiamo nella nota fatta diffondere dall’assessore D’Amato, responsabile dell’Unità di crisi, che il direttore sanitario della clinica Rocca di Papa non avrebbe i requisiti, cosa della quale la Regione si sarebbe oggi avveduta dopo oltre 45 giorni dalla nostra comunicazione. Rispetto a questo aspetto, si comunica di avere tempestivamente già provveduto alla sua sostituzione, come da Pec allegata”, si precisa.