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Infermieri, Medici e OSS: aggressioni, non ne possiamo più!

Infermieri, Medici e OSS: aggressioni, non ne possiamo più!

Picchiati, umiliati, derisi ma sempre al fianco del cittadino

Infermieri, medici, oss e professionisti sanitari: gli episodi di aggressione non ci convertiranno alla violenza. Lettera aperta al cittadino da un semplice protagonista della salute.

Caro cittadino,

riesce a sentirmi?

Sono qui dentro questa casacca ospedaliera, un semplice e fondamentale pilastro del Sistema Sanitario Nazionale.

La meraviglia però è che siamo donne e uomini, oltre che professionisti.

Siamo accanto a lei quando è immerso nella paura, quando qualsiasi sicurezza risulta irreperibile. E la capiamo bene, perchè quando si parla di salute 1+1 non sempre fa 2 e noi questo lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.

Forse le sarà difficile crederci, ma anche noi abbiamo spesso paura. Altre volte tristezza, a volte pure angoscia. Perchè questi indumenti non ci rendono impermeabili e molto spesso il nostro sorriso è sostenuto da speranza e spirito del dovere. Dovere verso chi soffre, chi guarisce e chi muore.

Quando tutto è difficile e confuso possiamo comprendere che le sue vene si gonfino e che la pressione salendo possa deragliare in violenza. Non so se la stupirò o meno, ma anche le nostre vene si gonfiano. Più spesso di quanto si possa credere.

Ma non ci permettiamo mai di chiudere i pugni e vorremmo che anche lei comprendesse l’inutilità di offenderci, aggredirci, deriderci.

Non prendiamoci in giro, anche lei sa che da uno schiaffo non germoglierà mai nessun frutto buono. E di sangue, mi creda, ne vediamo tanto. Non importa ricordarci che anche il nostro è rosso come il suo.

Ironicamente lo schiaffo più forte è quello che non viene reso e anche se sul momento la rabbia la offusca, sappiamo che se ne renderà conto nei giorni a venire.

A volte potremmo anche esagerare, me ne rendo conto. Ma stia tranquillo che sapremo sempre difenderci, restando all’interno di un cerchio di dignità e rispetto dove la violenza non riesce a rientrare.

Ma mentre lei sta vivendo dolore, disagio, tristezza e rabbia, le posso giurare che sono le stesse emozioni che a volte attanagliano anche noi.

La differenza è che non ci possiamo permettere di sprofondarvici, perchè un altro suo e nostro pari ha ancora bisogno di noi, un letto più in là. E dopo di lui un altro ancora, fino a riempire tutti i letti a disposizione.

Non ci convertiremo mai alla violenza. Non soltanto per convinzione, cultura, senso di rappresentanza istituzionale o per dovere. Ma perchè non ci appartiene.

Semplicemente.

Ma non ne possiamo più di subìre.

Caro cittadino, io sono qui. Suo pari. E non sa quanto dentro a questi guanti possano sudarmi le mani mentre ogni giorno gioco il mio ruolo nel destino di decine di persone.

Caro cittadino,

riesce a sentirmi?

Parla un suo semplice e umile alleato.

 

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Dott. Marco Tapinassi

Vice-Direttore. Infermiere in Psichiatria, webwriter, attentatore di biscotti ma anche coautore di libri sui concorsi pubblici. Immagina l'informazione come un fattore di crescita. Non perde nemmeno un tè con il suo Bianconiglio.

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