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Aborto: definizione, procedure, legislazione.

Aborto: definizione, procedure, legislazione.
Aborto: definizione, procedure, legislazione

Cos’è e quando si può praticare?

Viene definito “aborto” qualsiasi interruzione dell’iter gravidico fisiologico, che si conclude dopo nove mesi di gestazione. È aborto l’interruzione della vita embrionale prima della sua vita extrauterina. Tale interruzione può avvenire spontaneamente, senza azioni in suo favore, oppure causata volontariamente utilizzando mezzi precisi. e

Vanno dunque distinti l’aborto, comunemente inteso quello provocato, e l’aborto spontaneo. Si definisce aborto indotto quell’interruzione della gravidanza indotta da pratiche mediche, tale prassi viene posta in essere solo qualora ci siano degli scopi terapeutici o motivazioni mediche a suo favore. L’aborto non provocato e dunque spontaneo è la spontanea interruzione della vita intrauterina, in maniera accidentale e non voluta.

La pratica dell’aborto volontario e quindi causato da azione umana è disciplinata dalla Legge 194 del 22 maggio del 1978. Questa legge pone un timing preciso, ovvero se l’interruzione avviene per volontà della donna entro i primi 90 giorni di gestazione e quindi prima del III mese, la scelta dell’interruzione è interamente in carico alla donna a cui è riconosciuto il diritto all’aborto. Se invece la scelta viene effettuata dopo 90 giorni dall’inizio della gravidanza allora i casi eccezionali in cui può essere effettuata tale pratica solo ampiamente descritti e circoscritti a quelli esposti nella Legge. Pertanto la gravidanza può essere interrotta solo nel caso in cui la gravidanza stessa o il parto comportino un grave e incoercibile pericolo di vita per la donna. Tale caso è circoscritto alla presenza di gravi anomalie o malformazioni del nascituro, che potrebbero mettere in pericolo la salute fisica o psichica della madre. Questo è quindi effettuato per fini terapeutici.

Entro i primi 90 giorni può una donna interrompere la gravidanza in piena liberta, protetta dai diritti censiti nella 194. Se il parto o la gravidanza o la maternità stessa sono messe in discussione dalla madre per cause di qualsiasi tipologia sia essa relativa alla propria percezione di salute fisica o psichica. La donna determina il proprio libero diritto di abortire sempre supportata da specialisti che collaborano in team all’interno dei consultori familiari. Nessuna condizione sia essa economica, sociale o familiare deve di per sé impedire la gravidanza e per garantire questo sono anche con la 194 istituiti i consultori, che garantisco il supporto alla maternità e alla salute della donna. Questa libera scelta di interrompere la gravidanza può anche essere dovuta alle circostanze del concepimento, si pensi al sopruso della violenza sessuale, e deve essere garantita in virtù di diritti acquisiti dalle donne italiane con la 194. Questa è definita “interruzione volontaria di gravidanza” e può essere esperita in urgenza, qualora un medico attesti che l’evasione della pratica vada eseguita entro termini circoscritti. L’iter dell’interruzione può anche essere programmato e allora viene ugualmente concessa alla donna una settimana per riflettere e meditare la scelta. Se la scelta della donna viene effettuata nei primi due mesi di gravidanza può essere effettuato un aborto chimico mediante la somministrazione in ambiente ospedaliero della pillola detta abortiva RU486, il cui principio attivo è il Mifepristone. Se invece la donna sceglie liberamente tra i due mesi e i tre mesi di abortire allora si procederà attraverso procedura chirurgica al raschiamento dell’embrione in sala operatoria. Tale pratica dura in media dai 5 ai 10 minuti ed è effettuata in anestesia generale. Qualunque sia la pratica a cui si sottopone la donna essa può revocarne il consenso in qualunque momento.

Si effettua l’aborto dopo 90 giorni dall’inizio della gravidanza solo qualora ci siano precise motivazioni, opportunamente accertate e documentate da un medico. Le motivazioni possono essere patologie che colpiscono sia la madre che il feto, sul mome nto o come ipotesi potenziale. Un esempio una madre che soffre di patologie cardiache, renali, tumorali, polmonari (TBC, tubercolosi) può scegliere insieme al medico di interrompere la gravidanza per i numerosi rischi a cui andrebbe incontro lei o il futuro nascituro. Anche la Sindrome da Immunodeficienza acquisita (AIDS), che è la patologia generata dal virus HIV, è di per sé sufficiente a porre la donna nella condizione di decidere l’interruzione di gravidanza oltre i 90 giorni. Le pratiche anche in questo caso sono due: l’intervento chirurgico se la vita embrionale lo consente, sino ad arrivare al parto nei casi più avanzati della gravidanza.

Dott.ssa Giulia De Francesco

Infermiera, classe 1994. Vive a Imola e lavora presso l’Istituto di Montecatone - Ospedale di Riabilitazione; ha prestato la sua opera in passato nell'AUSL Romagna. Laurea in infermieristica con Lode presso l'Università di Bologna, I sessione (ottobre 2016). Master in funzioni di coordinamento con Lode presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, I sessione (novembre 2018). Una pubblicazione scientifica sulla rivista italiana ANIPIO "Sperimentazione di una check-list per implementare un Bundle per la prevenzione delle batteriemie correlate a Catetere Venoso Centrale" (ottobre 2017). Ama leggere e camminare, non datele un microfono perché improvvisa un karaoke ovunque.

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