Percosse Anziani Casa Riposo: indagati in 7

Percosse Anziani Casa Riposo: indagati in 7
Percosse Anziani Casa Riposo: indagati in 7

Follia in Casa di riposo toscana. Percosse, ingiurie e minacce agli anziani di un struttura di Castel San Niccolò, nell’Aretino: i carabinieri di Bibbiena hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria, emessa dal gip di Arezzo, nei confronti di sei dipendenti della struttura.

Nell’operazione, coordinata dalla procura di Arezzo, sono sette gli indagati, sei donne e un uomo tutti italiani, tra i 60 e i 40 anni. Le indagini – spiegano i carabinieri – hanno consentito di scoprire le violenze che avvenivano all’interno della struttura: schiaffi, insulti e maltrattamenti di ogni genere.

Indispensabile è stato l’apporto investigativo fornito dalle telecamere che i carabinieri hanno installato all’interno della casa di cura, attraverso le quali hanno registrato giorno e notte la crudeltà mostrata dagli operatori nei confronti dei ricoverati. Ignari di tutto i parenti degli anziani.

Indagini simili si stanno svolgendo a tappeto in tutta Italia e stanno portando di inquirenti a scoperchiare molte pentole da tempo in ebollizione. 

Una commissione parlamentare su questi casi aiuterebbe a capire meglio il fenomenzo.

L’Opi di Arezzo: nessun infermiere ufficialmente coinvolto

Ennesimo atto di violenza sugli anziani in provincia di Arezzo. Le indagini dei carabinieri sulle violenze ai danni degli anziani nella casa di riposo di Castel San Niccolò hanno portato all’esecuzione di sei misure interdittive per altrettanti dipendenti.

L’inchiesta è partita sei mesi fa, alla fine del 2017, da una soffiata interna alla struttura proveniente da un operatore stanco dei metodi utilizzati da alcuni colleghi. Contemporaneamente, fanno sapere gli investigatori dell’Arma, è arrivata la segnalazione di alcuni parenti il cui familiare presentava dei lividi che non trovavano alcuna spiegazione. A quel punto il pm Marco Dioni della procura di Arezzo ha deciso per l’installazione di una telecamere nascosta nei locali della casa di riposo.

Nei due mesi successivi, le telecamere hanno mostrato le immagini che testimoniano le violenze da parte degli operatori sanitari nei confronti di alcuni ospiti della struttura, quasi tutti non autosufficienti. Per i sei operatori il pm aveva chiesto gli arresti domiciliari mentre il gip del tribunale di Arezzo Giampiero Borraccia ha optato per la misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria. Una settima persona risulta indagata.

E nonostante tra gli indagati, a quanto fanno sapere gli stessi Carabinieri, non siano presenti infermieri, il presidente OPI di Arezzo, Giovanni Grasso, fa sentire la voce della professione.

“La vicenda della casa di riposo di Castel San Niccolò dove sono stati picchiati, minacciati e insultati anziani assistiti, al di là dell’atto in se deteriore e umanamente impossibile da accettare, va non solo condannato, ma sicuramente i responsabili devono avere la giusta punizione – afferma Grasso -. I Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria nei confronti di sei dipendenti della struttura, e come Ordine di Arezzo abbiamo subito preso provvedimenti per accertare la eventuale presenza tra questi di nostri iscritti che si siano resi responsabili di simili atti. Al momento non risulta che tra le persone colpite dal provvedimento del Giudice vi siano iscritti all’Ordine e appartenenti alla categoria professionale infermieristica, ma siamo comunque pronti eventualmente a prendere tutte le misure del caso”.

“Quel che inorridisce gli infermieri aretini e l’intera categoria – aggiunge il presidente OPI – è un atteggiamento e un comportamento che, se dovessero essere stati messi in atto da nostri iscritti, contravvengono alle principali regole della professione, su cui l’Ordine vigila. Responsabilità ancora più abiette e ripugnanti in quanto perpetrate ai danni di persone fragili e indifese, con un quadro clinico segnato da patologie gravi e croniche. La nostra comunità infermieristica non può accettare che l’eventuale comportamento criminale di qualcuno offuschi l’impegno di tanti che, con coscienza e umanità, svolgono ogni giorno un lavoro difficile nel rispetto della deontologia, vocazione professionale e umanità. Non vogliamo che la nostra professione sia associata a situazioni che con essa non hanno nulla a che fare. Anzi, che ne sono l’esatto opposto: l’infermiere assiste e difende il malato, se ne prende cura, non gli reca mai danno”.

“Per questo abbiamo preso e prendiamo le distanze – sottolinea con forza Grasso – da ogni comportamento che configuri un reato e sia una trasgressione a questi principi, rivendicando l’interesse primario a difendere la reputazione dell’intera categoria degli infermieri: i nostri iscritti e i cittadini possono e devono sapere che Federazione e Ordini non lasceranno mai solo chi tiene alto il nome della professione perché la sua tutela e quella di chi la rispetta e la difende con le sue azioni sia garantita e non possa essere messa in dubbio la professionalità e la deontologia degli infermieri”.

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