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Paziente si salva dopo 50 minuti di massaggio cardiaco. Una Infermiera eroe per scelta.

Paziente si salva dopo 50 minuti di massaggio cardiaco. Una Infermiera eroe per scelta.

Angela Cirigliano è ormai una eroina. L’Infermiera ha salvato un paziente in arresto cardiaco dopo 50 minuti di rianimazione cardiocircolatoria. Roberto si è salvato così.

Si era accasciato all’improvviso nel garage di casa. L’intervento tempestivo della moglie Wanda e una macchina del soccorso perfetta hanno compiuto il miracolo. Una mattina come tante. Le faccende di case e la spesa insieme alla moglie nel solito supermercato. Quindi il rientro a casa. Ma in garage, mentre si appresta a scaricare i pacchi dall’auto, Roberto accusa un malore. Fa appena a dire alla consorte che qualcosa non quadra, quando sviene. Lo annuncia Varesenews.it.

Crolla davanti alla donna che reagisce immediatamente: prova prima a schiaffeggiarlo per farlo riprendere. Ma non succede nulla, Roberto rimane a terra esanime: «Ho capito che stava accadendo qualcosa di molto grave. Mi sono messa a cavalcioni e ho iniziato il massaggio cardiaco».

Accanto alla moglie, suo fratello che avverte i soccorsi chiamando il 112. Dalla sede della Soreu del Laghi 118 viene allertata la sede più vicina. È a Sesto Calende, proprio nei pressi dell’abitazione di Giorgio e Wanda. Raccoglie la richiesta di aiuto Angela Cirigliano, infermiera del 118 che parte subito con un volontario del CVA, il Corpo volontari dell’ambulanza: «Quando siamo arrivati ho sentito distintamente una voce che contava, ritmicamente. Era chiaro che fosse la donna che stava eseguendo il massaggio, sotto la direzione dell’operatore del 118 al telefono – ricorda Angela – Li abbiamo raggiunti e abbiamo allontanato la donna per proseguire».

Viene applicato il defibrillatore che è azionato, ma il cuore di Roberto è ostinato: riparte ma solo per brevi periodi: « Abbiamo dato 9 scariche – ricorda ancora l’infermiera – in un tempo lunghissimo: 50 minuti».

All’arrivo del medico rianimatore, la situazione sembra davvero disperata: quel cuore non ne vuole sapere di lavorare, riparte e si ferma. Finalmente, si riesce a raggiungere una situazione di stabilità: il cuore batte. È il momento di farlo salire sull’ambulanza e inviarlo “in sirena” all’ospedale di Gallarate.

Al Sant’Antonio Abate, Roberto viene accolto dalla dottoressa Colombo della rianimazione diretta dal dottor Bossi : « Era davvero un caso anomalo. Le condizioni erano molto critiche ma non abbiamo mai mollato». Il paziente viene sottoposto a tutti i controlli e viene ricoverato in rianimazione sotto sedazione.

Il giorno dopo, avviene il miracolo: «Roberto si risveglia – ricorda la dottoressa Colombo – un po’ confuso, un po’ disorientato ma presente e reattivo».

Il resto della permanenza avviene nel reparto diretto dal dotto Caico, per sistemare e “aggiustare” quel cuore incredibile: « Abbiamo impiantato un defibrillatore capace di intercettare e risolvere i casi di fibrillazione e tre cateteri – ha spiegato la cardiologa Stefania Falcone – È un sistema che è possibile monitorare anche da remoto».

In tutto, la permanenza di Roberto in ospedale dura 15 giorni. Il ritorno a casa mette fine a una storia importante da raccontare: «un miracolo frutto di una macchina dell’assistenza perfetta dove tutti i tasselli hanno avuto una parte determinante – ha commentato Guido Garzena, responsabile del 118 di Varese – a partire dal massaggio fatto dalla moglie. Reazione, presenza di spirito e poi precisione e puntualità hanno permesso di ottenere un risultato che, tempo fa, sarebbe impossibile raggiungere. Oggi c’è molta più attenzione al tema del soccorso: in questi anni sono state formate all’intervento in emergenza 25.000 persone mentre sono stati collocati 1600 defibrillatori in luoghi pubblici e aperti al pubblico».

Certo, ancora oggi le statistiche parlano di 8/10 casi di successo su 100, ma è un trend in miglioramento e questo anche grazie a una maggiore attenzione: «Ottenere il brevetto per l’uso del defibrillatore è soprattutto una questione di civiltà – ha commentato il direttore generale dell’asse Valle Olona Eugenio Porfido – I giovani vanno coinvolti perché imparino anche il valore di mettersi al servizio degli altri».

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