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Una Operatrice Socio Sanitaria di 29 anni tenta il suicidio assumendo barbiturici. Viene salvata per caso da una collega. Lavorava in Reparto Covid, ora chiuso.

Una Operatrice Socio Sanitaria non ha probabilmente retto allo stress correlato all’assistenza a Pazienti con Coronavirus e ha tentato il suicidio assumendo barbiturici rubati alla nonna.

A salvarla, per caso, una collega OSS che passava da casa sua per farle una sorpresa. L’aveva vista un po’ giù negli ultimi giorni e pensava di andarla a trovare per un aperitivo improvvisato.

La porta di casa era stranamente aperta e la donna si è insospettita, è entrata nell’appartamento e ha provato a chiamare la collega più volte, ma senza risposte. Così è salita al piano superiore dove c’è un bagno e la camera da letto dell’OSS ventinovenne.

Pochi secondi dopo la scoperta: l’amica era riversa a terra e priva di senti, sul letto una scatola di barbiturici, ma senza compresse.

E’ a questo punto la seconda OSS ha capito tutto ed ha allertato i soccorsi, prontamente sopraggiunti.

La ragazza era ancora viva. In Pronto Soccorso è stata sottoposta ad una lavanda gastrica in emergenza. Dopo circa 12 ore la ventinovenne si è svegliata e è scoppiata in un pianto violento ed inconsolabile. Ha chiesto scusa alla famiglia e a tutti i presenti e ha raccontato del suo insano gesto.

Ora è seguita dai servizi di assistenza psicologici della sua Azienda sanitaria, che fino a quel momento aveva del tutto ignorato le richieste di riposo e di ferie della OSS, che probabilmente era in burnout per lo stress correlato al suo ruolo di assistenza socio-sanitaria a Pazienti affetti da Covid-19.

Questa volta le è andata bene, ma è anche questo un segnale emblematico di un Sistema Sanitario Nazionale che non pensa al benessere psico-fisico e lavorativo dei suoi dipendenti.

In bocca al lupo per tutto!

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