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La denuncia di Elisabetta Carlà sa proprio di ingiustizia. Lei è una Operatrice Socio Sanitaria ammalatisi di Covid-19 sul lavoro e ora rischia quel lavoro di perderlo per sempre.

Ha contratto il Covid-19 sul lavoro e mentre stava aiutando i pazienti dell’Unità Operativa di Malattie Infettive ed ora, dopo ben quindici giorni di Terapia Intensiva, non sa se le verrà prorogato il contratto. Si tratta di Elisabetta Carlà, Operatrice Socio Sanitaria pugliese, che a 45 anni potrebbe trovarsi in mezzo alla strada dopo aver battuto il Coronavirus e aver rischiato la dipartita terrena.

Lei è originaria di Castromediano (Lecce) e lavora presso le Malattie Infettive dell’Ospedale “Perrino” di Brindisi. Il 27 ottobre 2020 ha contratto anche lei il virus.

“Quando fai un lavoro come il mio il rischio lo metti in conto ma mai mi sarei immaginata che sarebbe stata così dura. Ho trascorso quindici giorni in terapia intensiva e in quel letto ho rivisto i volti dei miei pazienti e vissuto sulla mia pelle la loro sofferenza. E’ stato terribile” – spiega Elisabetta ai mass-media  Stavo lavorando già da quattro ore, indossavo il tutone, la mascherina, il calzari, insomma tutto il kit di protezione. Ero nel mio reparto, quello delle Malattie Infettive, e stavo assistendo un paziente, un medico, che doveva essere intubato e trasferito nella Terapia Intensiva. E’ stato un attimo. Ho sentito le gambe che mi cedevano per il dolore , il cuore che batteva forte e non vedevo più nulla”.

La OSS è letteralmente crollata in presenza dei colleghi mentre si prendeva cura di un Paziente in condizioni critiche a causa del Covid.

Da qual momento per Elisabetta è cominciato un vero e proprio calvario, che non si è ancora concluso.

“Sono crollata, non me lo aspettavo. O meglio, quando fai questo lavoro lo metti in conto ma non pensavo che sarebbe successo anche a me – spiega la OSS leccese – prima ero assegnata al reparto Vascolare ma con l’inizio dell’epidemia mi hanno spostata in quello di Malattie Infettive con i pazienti affetti da Covid. Sinceramente non è stato un problema. Io, come i mei colleghi, non ci siamo mai tirati indietro. Neppure quando molti di noi hanno cominciato ad ammalarsi”.

Dal febbraio 2020, ovvero dall’inizio della Pandemia da Coronavirus anche in Italia, sono tantissimi gli OSS che si sono ammalati e che sono morti di Covid-19:

Coronavirus. Ecco tutti gli Operatori Socio Sanitari (OSS) deceduti per Covid-19.

“Molti miei colleghi si sono infettati proprio lavorando in questi reparti nonostante le precauzioni, il virus è riuscito a diffondersi. Una mia collega positiva al Covid ha, purtroppo, infettato il suo bambino di appena un anno” – aggiunge Elisabetta.

“Non avevo alcuna patologia pregressa ed ero sana, eppure il virus mi ha distrutta. Quando quel 27 ottobre crollai nel reparto subito mi fecero il tampone ed ebbi la certezza di essere positiva. Dopo qualche ora avevo già la febbre a quaranta. I primi giorni sono stata a casa. Ho fatto trasferire mia figlia dai nonni mentre mio marito è rimasto con me. Dormiva in cucina sul divano. Ma poi la situazione è precipitata, la saturazione è arrivata ad 88 e sono finita nel reparto di Terapia Intensiva attaccata all’ossigeno con un casco sulla testa” – ha chiosato la OSS.

La donna è stata dapprima portata in Pronto Soccorso e successivamente centralizzata in Terapia Intensiva presso il DEA di Lecce.

“Ho vissuto tra la vita e la morte. La situazione era critica per me. Ho contratto la polmonite bilaterale con versamento; ero bloccata in un letto e il mio respiro dipendeva da una maschera per l’ossigeno. Stavo malissimo. In quel momento ho rivisto mentalmente i volti di tutte quelle persone che avevo assistito. Quando non sai cosa ti aspetta hai paura ma quando lo sai è ancora peggio. Io ero circondata dai macchinari e mi chiedevo cosa stesse per accadere. I medici non mi dicevano nulla ma parlavano solo con mio marito. Mi sentivo come un pesce in una bolla e non riuscivo neppure a dormire. Avevo paura che se avessi chiuso gli occhi non mi sarei più svegliata” – ha apostrofato la OSS.

Poi la guarigione e l’inizio di un ennesimo calvario: il rischio di non vedersi rinnovare il contratto di lavoro. Lei è precaria e con lei altri 140 Operatori Socio Sanitari che hanno messo, stanno mettendo e metteranno a rischio la loro vita per assistere chi sta male per il Coronavirus.

“Abbiamo atteso dieci anni per avere questo posto di lavoro – conclude Elisabetta – noi siamo quelli che entrarono in graduatoria dopo l’avviso pubblico nel 2009. Tutti noi abbiamo sempre lavorato senza mai tirarci indietro, ma ora siamo diventati invisibili”.

Come andrà a finire? Noi continueremo a seguire la notizia. Se avete altri elementi da segnalarci scrivete pure a [email protected].

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