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Emergenza Coronavirus. Catia Ripalta, Operatrice Socio Sanitaria in una Residenza Sanitaria Assistenziale: “non torno a casa da tre giorni, siamo senza personale, non possiamo abbandonare i nostri assistiti”.

Catia Ripalta è una OSS di 24 anni appena assunta in una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA). Non aveva idea di cosa fosse prima della sua assunzione una emergenza sanitaria. Oggi vi ci si è trovata immersa ed è disposta a scarificarsi per non lasciare soli gli anziani che accudisce quotidianamente.

Da tre giorni non torna a casa, sente i suoi e il suo ragazzo solo tramite cellulare, quando le esigenze di servizio glielo permettono. Lei lavora in una residenza per anziani in Lombardia e da dicembre è Operatrice Socio Sanitaria. Prima di allora si era laureata in scienze politiche, poi la scelta di fare altro.

E’ stata una delle poche fortunate ad essere assunta in RSA subito dopo il corso di qualifica professionale. E’ originaria della Puglia, ma ha deciso di trasferirsi in terra lombarda dopo aver mandato un CV ad una nota multinazionale operante nell’hinterland milanese.

Da allora non è scesa mai a casa, non perché non voleva, ma perché costretta a rinnovi mensili del suo contratto di lavoro (attraverso una agenzia interinale), con la speranza che un giorno fosse assunta con l’indeterminato.

Il suo sogno si è realizzato a pochi mesi dall’inizio del suo lavoro, ma in piena Emergenza Coronavirus, proprio nel momento in cui c’era più bisogno di lei. Con i corsi per OSS bloccati e con il Covid-19 nell’aria, infatti, è sempre più difficile trovare Operatori Socio Sanitari disposti ad accettare un lavoro in Lombardia.

Non l’è sembrato vero quando le hanno proposto l’indeterminato, ha subito accettato e non ha mai esitato.

Sei contenta?

Si che lo sono, ma lo sarei stata anche se mi rinnovavano il contratto almeno fino a fine anno, in modo che anche il mio ragazzo, dopo i suoi studi universitari, riuscisse a salire qui e ad iniziare una prima convivenza. Poi il Coronavirus e il contratto odierno.

Da tre giorni non torna a casa. Come mai?

Abito ad un’ora da qua, spesso sono costretta a doppi turni perché manca personale OSS e Infermieristico. L’azienda li sta ricercando disperatamente, ma non li trova. Non so se la gente ha paura o è veramente impegnata. E poi non posso permettermi di lasciare sole queste persone. I nostri Pazienti sono fragili, devono essere curati dal punto di vista igienico e nutriti. Non posso abbandonarli, non me la sento. A casa poi starei da sola, per cui preferisco stare qui a lavorare.

Ti pagano gli straordinari?

Non mi interessano i soli, qui c’è in ballo il futuro dell’Italia e del mondo intero. Però me lo hanno già cominciato, pagheranno tutte le ore in più accumulate e ci daranno ferie per smaltire subito dopo questa fase emergenziale.

Vi danno i giusti DPI?

Si ci forniscono tutti, ma li dobbiamo centellinare perché è difficilissimo ancora reperirli. Non mi lamento, so che c’è carenza di Dispositivi di Protezione Individuale, ma so anche che seguendo opportunamente e alla lettera le linee guida in materia di infezioni da Covid-19 è difficile infettarsi. Ma non mi cullo su questo e cerco di evitare anche il minimo errore.

Ti senti una eroina?

Dotto così suona male, però no non mi sento tale. Faccio questo mestiere perché ci credo e lavoro in un team di Infermieri, OSS, Educatori, Animatori e Fisioterapisti veramente eccezionale. Se da noi non ci sono stati casi di infezioni un motivo ci sarà

Grazie Catia e buon lavoro!

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