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Marcello fa l’Infermiere, ha lavorato in un reparto Covid in Lombardia. Ci racconta di come è morto di Coronavirus.

Marcello ha 36 anni e da 13 anni fa l’infermiere. Lavora attualmente in Lombardia e ci spiega come è morto di Coronavirus: “per tre mesi di sono occupato di Pazienti affetti da Covid-19; quasi il 60% di loro è deceduto, altri sono stati dimesso, ma avviati verso problematiche respiratorie croniche; ho provato a morire con loro, quando uno di loro mi ha chiesto di farlo”.

Filippo, uno dei miei Pazienti, mi ha chiesto un giorno di chiamare sua moglie. Lei non ha risposto. Dopo qualche ora ho ricevuto una chiamata con cui mi si informava del decesso della signora, avvenuto qualche giorno prima” – ci spiega Marcello.

“Ho dovuto comunicargli l’accaduto, lui non si è scomposto più di tanto; mi ha chiesto di avvicinarmi al suo orecchio; ho deciso di farlo, anche se era troppo rischioso. Mi ha detto:

Ora non ho più tempo, il mio tempo è finito; ho promesso sposo mia moglie che saremmo morti assieme è sai pure tu che le mie condizioni peggioreranno gravemente nei prossimi giorni; sai cosa significa morire? Significa smettere di esistere, dopo la morte c’è solo il relax eterno, mai più malattie, mai più dolore, mai più tasse da pagare al Governo. Significa anche ritrovare le persone care, quelle per cui valeva la pena vivere. Chiudi gli occhi con me è ammira il buio, ascolta la tua mente, libera l’energia lungo il tuo corpo è inizia a librare.

“Mi si è arricciata la pelle, avevo i brividi, mi tremavano le gambe. La sera a casa ho pensato tanto alle sue parole. Ho deciso di morire anche io, ho chiuso gli occhi, ho messo i tappi alle orecchie, ho spento TV e cellulare, mi sono concentrato sulle mie credenze di morte. Sono morto per qualche minuto, è stato stupendo, ho avvertito il mio corpo librare, mi sono sentito libero di non esistere. So che vi sembra ridicolo, ma è andata così. Forse Filippo è riuscito a colpirmi dentro, forse Filippo conosceva davvero il significato della morte” – conclude Marcello.

Filippo dopo due giorni è stato ricoverato in Terapia Intensiva, è deceduto per un arresto respiratorio. La polmonite bilaterale lo ha annientato.

Lui però vive nei ricordi di chi lo ha conosciuto in vita e nella mente di Marcello che forse ha bisogno di sostegno, tanti morti probabilmente gli hanno creato danni evidenti. O forse semplicemente aveva ragione il suo Paziente: “morire in fondo è come tornare a vivere”.