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Un Infermiere di 44 anni ha tentato suicidio, salvo per miracolo: “mi hanno chiamato per mobilità e non posso tornare a casa, non mi danno aspettativa”.

Da tempo continuiamo a raccontare di suicidi e di tentativi di suicidio tra gli Infermieri e gli operatori della sanità, ma in pochi (quasi nessuno) continuano ad intervenire. Sembra che il problema non esista, eppure dall’inizio dell’anno già 4 colleghi si sono tolti la vita.

La situazione è grave da Nord a Sud, passando per le Isole e per il Centro del Paese. La Professione Infermieristica continua ad essere vilipesa e demansionata. I sindacati da tempo stanno denunciando episodi (sempre maggiori) di stress e Burnout, ma le loro sembrano parole al vento, come le nostre.

Oggi vi raccontiamo di un collega di 44 anni che dopo 12 passati al Nord aveva l’occasione per tornare a casa al Sud. Vincitore di mobilità si è visto negare il nulla osta per tornare nei luoghi d’origine.

Lui di contro ha tentato di farla finita. Lavora attualmente presso una Medicina Covid di Lombardia, regione nera per quanto riguarda i contagi e i morti da Coronavirus.

Riccardo, lo chiameremo così con un nome fittizio per proteggere la sua identità, l’altra sera ha deciso di togliersi la vita, non ce l’ha fatta per puro miracolo, aiutato da un collega che viveva con lui nello stesso appartamento, che ha allertato per tempo il servizio dell’emergenza territoriale.

Riccardo ha assunto un intero blister di Gardenale e ha scritto una commuovente lettera alla sua famiglia: “Cari voglio tornare a casa, ma non me lo permettono, non sto bene, tutti morti di Covid mi hanno reso triste; mi hanno negato l’aspettativa con la scusa dell’Emergenza Coronavirus; se non tonerò più da vivo, almeno non mi potranno impedire di farlo da morto. Vi amo tutti”.

Riccardo per fortuna si è salvato, il collega ha capito subito che c’era qualcosa che non andava (lo aveva visto strano per tutto il giorno), ha tirato giù la porta della stanza con una spallata e lo ha trovato riverso sul letto con al suo fianco una scatola utilizzata di farmaci.

Ora il collega è salvo, ma non è detto che non possa più ripetere la stessa esperienza.

Questa storia deve far riflettere le Dirigenze Mediche ed Infermieristiche, come pure i governi della ASL e la Politica: basta bloccare le Mobilità, si deve permettere ai professionisti della salute di lavorare dove vogliono e soprattutto di ricongiungersi con i propri affetti.

Se vogliamo salvare altre vite ora possiamo farlo: prendiamo coscienza di essere degli umani e non dei meri numeri a disposizione del caporale di turno.

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