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Infermiera: innamorata ma troppo stanca. Scenderò in piazza nella mia città per protestare e difendere la nostra professione.

Infermiera innamorata… ma molto stanca! Era una domenica tranquilla, avevo lavorato la mattina come molte di noi infermiere. Finendo il turno, sono corsa per andare a prendere mia figlia e portarla al compleanno di una compagna di classe. Stavamo finendo la festa quando abbiamo ricevuto il messaggio che la scuola sarebbe chiusa tutta la settimana a causa del coronavirus.

Noi genitori abbiamo iniziato a guardarci perplessi, molti si sono precipitati al supermercato, senza capire bene cosa stesse succedendo. Era una fredda domenica d’inverno, era il 23/02/2020.

Genitori spaventati e figli felici di non andare a scuola per 3 giorni, che sono diventati 7, 10, 40, 70… e non sappiamo quanti saranno … Mia figlia non aveva mai lasciato casa da allora, con tutto ciò che questo comporta, tristezza, euforia, stanchezza, preoccupazione, noia, nostalgia dei nonni, di suo papà… Ho seguito la mia normale vita lavorativa, alla fine noi infermieri non ci fermano mai…

Sono andata al supermercato solo una volta, cercando di fare la mia parte il meglio che potevo, e poi sempre spesa online, non si sa mai … e col segno di poi, ho fatto bene!

Ho continuato la mia routine lavorativa, non si parlava di coronavirus al lavoro, ho parlato con il medico che ritenevo opportuno iniziare a indossare maschere e di limitare l’ingresso dei parenti, lui col sorriso mi ha chiesto di rilassarmi e di non essere pessimista…a me? Io credo di essere tanto tanto ottimista e chi mi conosce lo sa!

Comunque, sono passati solo 5 giorni, quando è arrivato al lavoro, abbastanza agitato, chiedendo l’uso di maschere e chiudendo la clinica a tutti coloro che sarebbero venuti dall’esterno, era lunedì 9 marzo, la sensazione era di angoscia, di paura dello sconosciuto, senza capire bene cosa stesse succedendo…

Ho chiamato tutte le famiglie, nessuno ha reagito granché bene, nessuno aveva avuto tempo di un saluto veloce e molti non avrebbero mai più avuto l’opportunità di farlo… ma non lo sapevamo e nemmeno loro!

E via col uso dei nostri amati e mai così desiderati DPI.

Diventati obbligatori da quel momento, peccato che non avessimo praticamente nulla in struttura. Così ci siamo divisi le 20 mascherine chirurgiche che avevo per le mie visite domiciliari, una a testa, e l’abbiamo usata per ben 14 giorni, sempre la stessa.
Dopo soli 6 giorni abbiamo “toccato con mano” sta situazione e tutta la gravità del caso, abbiamo chiamato il 112, inviando al pronto soccorso il nostro primo paziente sospetto Covid-19, aveva 60 anni ed era in gambissima, unico sintomo, febbre…e dopodiché molti altri, uno dietro l’altro, anche 3 in una giornata.

Il nostro medico ci ha abbandonato mettendosi in quarantena preventiva per presunto contatto con l’ospite, ma sorvegliamo… Siamo rimasti da soli, infermieri, oss, pulizia e cuochi, e i nostri ospiti. La nostra famiglia erano loro, e loro la nostra, la preoccupazione lasciava spazio alla stanchezza e alla sensazione di impotenza… tutti peggioravano, molti sono mancati… avevamo orario d’entrata ma mai d’uscita!

Il turno finiva quando finiva, si volava a casa e iniziava un’altro duro lavoro, entrare in casa nuda, volare sotto la doccia e girare per casa vestita come il miglior chirurgo di tutti i tempi, per cercare di difenderla da questo virus.

Arrivando trovavo mia figlia piena d’amore, energia e ancora più di compiti che la scuola ci mandava, volevo essere paziente, molto paziente, ma spesso la stanchezza mi ha tradito, ed io di pazienza ne ho tantissima.

Il pianto si ha fatto sempre più presente, ma era dentro la macchina, in autostrada nelle andate e ritorni, ancora di più vedendo le città piene di gente anche con un decreto che non lo permetteva! L’uscita era consentita solo per i pochi lavori considerati essenziali come il nostro, i supermercati, farmacie, le banca, l’industria alimentari…

Le persone non capivano, non credevano, non rispettavano, non erano responsabili…

Abbiamo continuato la nostra guerra, disarmati, poiché avevamo poco o nessun DPI, ma continuavamo con la morale a terra perché volevamo fare molto di più…

Risultato: FERITI, molti feriti, decessi e altri decessi, che hanno raggiunto quasi 1000 in un giorno in tutto il paese.

Sono stata anch’io ferita, era inevitabile, è arrivata la febbre la prima volta il 27 febbraio, ma il 5 marzo riprese a lavorare, non si parlava di fare tamponi, e poi il 21 marzo di nuovo febbre, dispnea, cefalea, astenia, e così sono rimasta a casa, con un senso di colpa che mi devastava, volevo essere lì con i miei pazienti e i miei colleghi, ma non potevo!

Ho portato il virus a casa mia, dove tengo il mio tesoro più prezioso: mia figlia Iside di 8 anni, che ha un tampone negativo, forse un falso, forse sn stata brava a tenere le distanze da lei, per quello che si può, chi lo sa…abbiamo vissuto isolate a casa, ognuna in un angolo, ma lei mi cercava sempre, io e mia figlia senza contatto, senza abbracci, senza baci, due vite parallele nello stesso appartamentino, ci vedevamo sempre ma ci mancavamo un casino , lei è stata la mia forza ed io la sua!

La vita frenetica quotidiana era finita, l’inquinamento diminuito, la scusa del lavoro come giustificazione per il poco tempo a disposizione della famiglia e dei bambini è scomparsa del tutto, sono stati tutti “costretti” a prenderci cura di noi stessi e a dedicare così il tanto prezioso tempo che ci è sempre mancato, ciò di cui forse tanti avevamo bisogno per renderci conto di quello che è davvero importante.

Vinceremo, non sappiamo quando, ma vinceremo! Siamo arrivati alla famosa fase 2, quasi 3 dobbiamo essere responsabili delle nostre azione, avere cura di sé e anche degli altri, solo così ne usciremo.E spero che tutti possiamo uscirne da persone migliori.
Sono passati più di 70 gg e sono ancora a casa con la febbre, ma sto bene, respiro e sorrido, posso uscire finalmente del portone, anche se non lo faccio volentieri, felice perché sono viva, ma molti colleghi non ce l’hanno fatta! Il 25/05 ho avuto finalmente tutti i tamponi negativi.

Mia figlia è finalmente libera ed io vado avanti a fare qualche indagini visto la febbricola…Nel frattempo il 04/04 sono arrivati i dispositivi al lavoro da noi, un pò tardino.
Ho scelto sto lavoro mossa da una grande passione, della cura delle persone e della prevenzione delle malattie. Ma come sapete, la passione finisce e l’amore rimane, ed io ho un amore grandissimo per la nostra professione!
Ora sarebbe ora di farci valere e rispettare, gli applausi sono belli, ma siamo una categoria da sempre trattata un pò con poca attenzione. Non siamo eroi, siamo professionisti e stiamo vicino ai nostri pazienti con covid o senza, da sempre.
Un forte abbraccio a tutti voi colleghi! Orgogliosa e fiera di noi!
Vogliamoci bene!

Caroline, UN’INFERMIERA INNAMORATA MA TANTO STANCA!!! Referente del gruppo di Genova, insieme ad altri colleghi. Il gruppo ad oggi ha più di 35000 iscritti, in più di 32 città, a sto giro scenderano a manifestare come INFERMIERI senza nessuna bandiera, niente partiti e niente sindacati.
Il 15 giugno alle ore 10 scenderemo in tutte le principali Piazza di Itália in contemporanea, col MOVIMENTO NAZIONALE INFERMIERI, dovete sapere il quanto siamo stanchi e insoddisfati, e a dirla tutta anche presi in giro, da un sistema che per ora ci ha dato un sopranome MEDIOCRE che nn ci appartiene, noi siamo eroi, e abbiamo una professione, non una missione!

Caroline Calegari Dias