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Emergenza Coronavirus. Matilde, Infermiera in Terapia Intensiva: “troppi Pazienti morti, questa Pasqua è differente, non riesco a pensare alla Risurrezione, ma prego lo stesso per loro, non posso fare altro, mi sento impotente”.

Raccogliamo questa sera lo sfogo di Matilde, Infermiera in Terapia Intensiva nell’hinterland Bergamasca. Lei ha poco più di 30 anni, era abituata alla morte, ma non era abituata a questo tipo di morte. Eppure ora vi si trova immersa dentro, anima e corpo. Il suo è un racconto di disperazione, ma anche di speranza. Certo con la sola preghiera si può fare poco, ma lei in questo momento non sa cos’altro fare.

Sono deceduti tra le sue braccia tantissimi Assistiti, giovani, adulti, anziani. Tutti con una loro storia, più o meno importante, ma tutte persone che non hanno potuto avere un conforto, nemmeno l’ultimo saluto di madri, figli, padri, mariti, mogli e semplici conoscenti.

“Piango tutte le sere, quando torno a casa mi infilo in doccia e ne esco solo quando sono convinta di essere veramente pulita dal Covid-19 – ci spiega Matilde – lo sento sulla pelle, lo sento nella mia anima. Oggi è Pasqua, si parla di Risurrezione di Cristo, ma non credo che queste persone riusciranno a risorgere, non possono farle, sono state o saranno cremate. Pochi di loro hanno ottenuto l’estremo saluto di un sacerdote, tutti gli altri si sono dovuti ‘accontentare’ di quello di noi Infermieri, qualche volta di qualche Medico, altre volte di qualche OSS”.

“Ho paura di non uscire mai da questa situazione, sono molto provata, molto spaventata – aggiunge Matilde – quello che sentiamo in televisione o leggiamo sui giornali o sui social è tutto falso, qui c’è molta più gente che è deceduta. Dalle case di riposo ci arrivavano e ci arrivano continue richieste di aiuto. Il nostro Pronto Soccorso e il Servizio 118 non sa più come fare e se è vero che i ricoveri sono leggermente diminuiti è assolutamente necessario controllare cosa accade nelle RSA. Tutti i giorni mi arrivano messaggi e richieste di supporto da parte di colleghi che lavorano fuori dall’ospedale, che sono a stretto contatto con pazienti anziani, che non riescono a convincere le aziende sanitarie a fare i tamponi e a controllare i loro assistiti. Molti Infermieri sono a casa con la febbre alta e/o con i segni e sintomi del Covid-19, ma nessuno li assiste, nessuno interviene, vengono lasciati soli con se stessi”.

E’ un fiume in piena Matilde, che ad un certo punto scoppia a piangere: “mi sento la morte addosso, quell’odore e quegli occhi impauriti dei Pazienti mi resteranno sempre impressi nella memoria, credo che dopo questa esperienza avrò bisogno di un lungo periodo di assistenza psicologica e dovrò restarmene a casa; mi rendo conto che già sono immersa in un disturbo da stress post traumatico“.

Conclude il suo racconto invitando le persone a restare a casa e facendo una introspezione sbotta: “credo che smetterò di fare l’Infermiera, non si può lavorare in queste condizioni, siamo veramente carne da macello, mandati sul fronte a combattere un nemico che è più forte e più preparato di noi, questo bastardo di Coronavirus”.

Un abbraccio Matilde. Buona Pasqua anche a te, una Pasqua differente.

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