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Emergenza Coronavirus. Riccardo, Infermiere siciliano: “mi fanno fare i tamponi ai colleghi e ai cittadini senza darmi i DPI, ho paura di infettarmi”.

Lo chiameremo Riccardo (nome di fantasia), ha 45 anni, fa l’Infermiere in una nota Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) in Sicilia ed è uno degli operatori addetti ad eseguire i tamponi. Purtroppo lo costringono ad effettuarli con la sola mascherina chirurgica, senza visiera e senza protezioni. Ora ha paura di infettarsi o di essersi già infettato.

“Da qualche giorno ho tosse e rinite, ho anche un po’ di mal di gola, temo di essermi contagiato – ci spiega il nostro interlocutore – ho paura ad uscire in pubblico perché qui la sanità non è come al Nord. Sono precario, a fine mese mi scade contratto e non so se me lo rinnovano. Quindi scusatemi se non metterò in questa storia il mio volto, ma chi sa e leggerà capirà che parlo proprio di un’ASP specifica e di un reparto specifico in una città specifica”.

L’Infermiere prosegue dicendo che “ci danno una mascherina chirurgica ogni dieci giorni, ce la dobbiamo lavare e disinfettare e poi riutilizzare anche fino a 10-12 ore di turno incessante – ci spiega – ho provato ad acquistarne qualcuna, ma non ne trovo in giro e su internet le consegne sono lunghe. Ho provato anche a chiedere ai miei colleghi se era il caso di protestare, ma mi hanno detto di non volersi mettere nei guai. Alcuni di noi si sono infettati ed oggi sono in quarantena. E’ una vergogna, ed è vergognoso vedere che i mass-media si occupano solo di Piemonte, Lombardia e Veneto. Noi del Sud siamo abbandonati a noi stessi e qui in Sicilia il problema è più grave di quello che viene raccontato anche dalla stampa locale”.

Riccardo è un fiume in piena, o dovremmo dire in “pena”. Ha paura, non sa come comportarsi, ha chiesto un tempo o un test sierologico, ma è ancora in attesa di riscontri da parte del dipartimento rischio infettivo e igiene pubblica.

Ha provato a chiedere anche al suo Ordine delle Professioni Infermieristiche, ma nessuno ha risposto finora. Non sa che fare, non sa come comportarsi, si sente avvilito e offeso come professionista.

“Qui l’omertà e la connivenza è tutto – conclude – se non sei figlio di qualcuno importante, meglio se di un malavitoso o di un politico, nessuno ti dà retta, non esisti, non conti nulla, sei solo carne da macello da mandare a morte sui campi della guerra al Covid-19. Credo che dopo questa esperienza cambierò regione e lavoro”.

Grazie Riccardo, purtroppo noi oltre che darti spazio non sappiamo cosa possiamo fare. Segnaleremo quanto si accade ai sindacati.

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