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Infermiera racconta uno stralcio di epidemia: una coppia insieme da 60 anni, divisa dal virus. Ed il sentimento di impotenza nell’assistere una sofferenza inconsolabile.

Infermiera racconta l’episodio che ha sconvolto non soltanto il suo reparto ma tutto il paese.

Siamo in Veneto, in un piccolo paese con un ospedale. Chi ci racconta questa storia è Roberta, infermiera nella degenza Covid-19.

Caro Direttore,

ti scrivo per raccontare uno dei tanti episodi di questo Coronavirus. Ma non è come gli altri e tutto il nostro paese sta soffrendo.

F. e M. erano due abitanti conosciuti da tutti perchè lui gestiva il bar del circolo MCL mentre lei era sarta in casa. Da oltre 60 anni erano insieme, tutti i giorni. Erano del paese e tutti conoscevano i loro genitori, i loro figli a loro volta avevano fatto le scuole e i sacramenti in questa comunità.

Erano gente allegra, che aiutava a vendemmiare i vicini e che erano sempre cordiali.

A metà marzo, alla soglia dei 90 anni (lui 88 e lei 84) si sono ammalati entrambi di Covid19.

In reparto quando li abbiamo visti entrambi ricoverati abbiamo sperato. Non più di quanto si spera per tutti i pazienti, ma entrare nelle loro due stanze erano un colpo al cuore. Li avevamo messi in stanze adiacenti, sullo stesso muro anche se divisi. Loro lo sapevano ed erano contenti. Un giorno lui le ha mandato un fiore disegnato su di un foglio.

Una decina di giorni fa è successo qualcosa di terribile: lei, nella notte, è morta. Inutili i tentativi di rianimarla.

La comunicazione a lui l’hanno fatta i figli lo stesso giorno.

Da allora lui è come un usignolo in gabbia, con lo sguardo triste di chi ha perso tutto. Mangia e prende le compresse, certo, ma non ha più voglia di vivere.

Spesso piange e per noi è uno strazio non poterlo consolare. Io personalmente ne ho parlato con i colleghi, il senso di impotenza che proviamo nel tentare di sollevarlo è fortissimo.

E’ durissima e tutto il paese lo aspetta ma si mettono tutti le mani alla bocca quando lo vengono a sapere. Lui sta migliorando e tra poco forse uscirà.

Scusate il racconto forse troppo triste. Ma sono sinceramente scossa, lo siamo tutti.

Roberta