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Emergenza Coronavirus. Alessio Fantini è un Infermiere impegnato in prima linea contro il virus. Su Facebook è sbottato: “non mi abituerò mai alla morte da Covid-19, ti toglie la dignità”.

Dopo l’ennesimo turno massacrante di 12h, quello di ieri (12 aprile 2020 – ndr) lo è stato più del solito, e non perché fosse Pasqua, ma perché ieri c’è stato il primo decesso nel mio reparto covid-19. Sapete, facendo l’infermiere palliativista sono “abituato” alla morte e al dolore, ma ieri è stato diverso. Si, perché questo virus è infame, non ti prende solo la vita, ti toglie la dignità, non ti permette di ricevere un ultimo degno saluto dalle persone che hai amato che ti hanno amato, non ti permette di essere vestito a “festa” per il tuo ultimo viaggio.

Ti ritrovi su un freddo letto d’ospedale, dove vieni denundato completamente e dove 2 infermieri, di cui non conosci nemmeno il volto a causa delle tute di protezione che devono indossare, ti fanno una doccia a letto con il “bio-cloro” per “sanificarti” (ho la pelle d’oca solo a ripeterlo questo termine, “sanificare una persona”, piango).

E poi sei ancora li, su quel letto oramai zuppo a causa di quella terribile “doccia” in attesa che il bio-cloro agisca. Quei 2 infermieri, respirano a fatica e a mala pena riescono a vedere da quelle visiere, eppure sono li, ti asciugano e si fanno portavoce di tutti i tuoi familiari dandoti l’ultmo saluto prima di riporre quel corpo ormai freddo, all’ interno di un sacco bio-contenitivo. (Dentro un sacco, piango di nuovo.)

Ecco, questo è solo una parte di tutto quello che i miei occhi stanno vedendo. E allora penso a tutti quelli che continuano a lamentarsi dello stare in casa o di quelli che provano ad andare nella loro seconda casa al
mare. E mi si gonfia la vena di rabbia, perché non posso non pensare anche alla desolazione negli occhi del mio collega, all’abbraccio a fine turno, ai segni sul viso e a quell’odore di candeggina che oramai fa parte di me, ma anche quel sentirsi parte di una vera guerra, si perché è questo il suo nome, ma anche all’abbraccio dopo una dimissione come se avessi vinto di nuovo un mondiale.

Ecco quando vi sentite annoiati e non ce la fate proprio a non lamentarvi, rileggetevi queste poche parole di poco conto.

Alessio Fantini, Infermiere OPI Roma