Neonata uccisa da Pertosse al Sant’Orsola di Bologna. Si indaga su possibile epidemia.

Neonata uccisa da Pertosse al Sant'Orsola di Bologna. Si indaga su possibile epidemia.

La fuga disperata verso il nosocomio pediatrico e poi il decesso inevitabile.

Una neonata di 20 giorni affetta da pertosse è morta nel pomeriggio di ieri nel reparto di Rianimazione pediatrica del Policlinico di Sant’Orsola a Bologna. Lo comunica, in una nota, la stessa struttura. Lo riferisce l’agenzia di stampa Ansa.it. La piccola, della provincia di Parma, era arrivata con i genitori una settimana fa all’Ospedale dei bambini per un’infezione delle vie respiratorie.

Vista l’età e le condizioni, la paziente era stata presa in carico dagli specialisti neonatologi del reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Maggiore di Parma che hanno riscontrato il germe della pertosse quale causa dell’infezione alle vie respiratorie. Nella prima mattinata di ieri dopo un immediato e improvviso peggioramento delle condizioni si è reso necessario il trasferimento alla Rianimazione pediatrica del Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, dove la piccola è deceduta poco dopo l’arrivo. 

L’Azienda Usl di Parma ha avviato come di prassi un’indagine epidemiologica volta a stabilire la natura del contagio. Medici e Infermieri hanno potuto fare poco per salvarla.

La pertosse, o tosse convulsa, è una malattia infettiva che si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva o di muco espulse con la tosse. È causata da un batterio (Bordetella pertussis) che aderisce alle vie respiratorie e causa una serie di sintomi, il più caratteristico dei quali è la tosse.

La patologia.

La tosse è generalmente violenta, si presenta ad accessi che spesso lasciano senza fiato, associandosi frequentemente al vomito. I sintomi possono durare anche alcuni mesi e ripresentarsi periodicamente. Il periodo di incubazione va dai 5 ai 21 giorni, dura alcune settimane e assume aspetti differenti durante la sua evoluzione: all’inizio sembra un brutto raffreddore e si manifesta con starnuti, scolo dal naso, febbre lieve, tosse con catarro. In seguito la tosse si accentua per intensità e frequenza diventando sempre più secca e stizzosa e si manifesta, soprattutto di notte, con “raffiche” di colpi di tosse (seguite dal caratteristico “urlo”, per catturare più aria possibile), dall’emissione di catarro denso e dal vomito. La malattia termina con la fase di convalescenza, che si protrae per circa 2 settimane, durante la quale gli attacchi di tosse si attenuano. La malattia è molto contagiosa e la persona non vaccinata, o che non ha avuto la malattia naturale, che viene esposta ad un caso di malattia ha una probabilità di circa il 90 per cento di essere contagiata.

Le Complicazioni.

La malattia si associa spesso a complicazioni come le otiti, le bronchiti e le polmoniti; nel bambino piccolo sono più frequenti (anche se rare) le complicazioni cerebrali che possono causare danni permanenti e nei casi più gravi anche la morte. La tosse può provocare anche emorragia dal naso, mentre il vomito può causare disidratazione e difficoltà di alimentazione. Sebbene raramente la malattia sia causa di morte, almeno in Italia, essa rappresenta un rischio discreto per il lattante, perché frequentemente si complica con crisi di soffocamento e difficoltà respiratorie che costringono anche al ricovero ospedaliero.

La Cura.

Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse può essere trattata con gli antibiotici. La classe dei macrolidi (un tipo di antibiotici) è quella più adatta per un uso pediatrico, visto che le altre classi di farmaci potenzialmente efficaci si rivelano o meno attive o accompagnate da maggiori effetti collaterali negativi. Va tuttavia osservato che la terapia, anche se è utile per evitare la trasmissione dell’infezione da un bambino malato a uno sano, ha relativamente poca efficacia nel modificare il decorso della malattia, per questo la terapia antibiotica riduce solo di poco il rischio delle complicanze maggiori, soprattutto di quelle encefalitiche. Ciò spiega perché da molti anni gli esperti hanno cercato di intervenire sulla pertosse con metodi preventivi, con un vaccino cioè capace di impedire lo sviluppo della malattia, eliminando in partenza ogni forma di rischio.

La Prevenzione.

Un grande numero di casi di pertosse e circa 350.000 decessi si verificano ogni anno nel mondo, e la malattia è ben lontana dall’essere controllata efficacemente. In Italia, dove la vaccinazione è stata scarsamente praticata negli anni passati, la malattia si presenta con cicli epidemici ogni 3-4 anni. Negli anni epidemici si registrano decine di migliaia di casi di malattia. Solo recentemente il numero di bambini vaccinati è aumentato considerevolmente, ma è ancora troppo presto per apprezzare un effetto della vaccinazione sul numero dei malati.

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