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Ecco il capolavoro letterario di Emma La Spina. Parliamo de “Il suono di mille silenzi” (Piemme 2009), un grido disperato di rinascita. Continua l’appuntamento con la Rubrica “Book: libri & letture“, curata dall’infermiere Giovanni Maria Scupola.

“Ho scritto tutto questo per spalancare porte che per troppo tempo sono rimaste chiuse, per illuminare camere buie, per far crollare muri cementati con l’indifferenza e l’ipocrisia”.

La trama.

Sua madre, una donna fredda e dura, che lei ha visto solo in rare occasioni, ha partorito e abbandonato undici figli. Emma è la decima.

Trascorre la sua infanzia in collegio, un luogo di deprivazione e di autentico terrore. La vita delle bambine è completamente contingentata e del tutto priva di amore, di un qualsiasi gesto di affetto. Alle punizioni corporali si aggiungono più sottili tormenti e vessazioni psicologiche.

Emma La Spina e il suo Suono di Mille Silenzi.
Emma La Spina e il suo Suono di Mille Silenzi.

Nell’istituto, i famigerati “collegi” menzionati come spauracchio a generazioni di bambini, le bimbe non hanno alcun contatto con l’esterno. Sono mille silenzi.
Una memoir che commuove, indigna, colpisce al cuore.

“Il mio sommesso narrare vuole essere un atto di accusa contro questa società miope, che lenisce i rimorsi e i sensi di colpa con splendide, ma inapplicate, leggi e con l’aiuto portato a migliaia di chilometri di distanza, nella ipocrita convinzione che qui vada tutto bene.”

E’ la prima opera di un esordiente che, come confessa nell’introduzione, ha scritto spinta da un autentico bisogno interiore.

L’autrice narra i suoi primi diciotto anni trascorsi in un istituto per bambini abbandonati, subendo sevizie fisiche e psicologiche, ogni sorta di sofferenze tra umiliazioni, miseria e privazioni totali. E tutto questo in tempi recenti (anni ’60) e nella nostra società “evoluta”.
I fatti narrati rimbombano come i silenzi, i mille silenzi di bimbi sfortunati su cui la sorte si accanisce e li colpevolizza come se fossero carnefici e non già vittime sacrificali.

Colpisce la storia, colpisce lo stile del narrare piano, chiaro, essenziale, senza retorica. Con estrema semplicità, Emma La Spina ci restituisce una figura di bimba e poi di ragazza intrepida, dotata di grande forza d’animo, indomita nella sua lotta per la sopravvivenza e per l’affermazione di sé. Alla ricerca disperata di un riscatto morale, sociale, la sua intelligenza perspicace l’avrà vinta sugli accadimenti avversi e difficili. Il processo di emancipazione rimane sospeso alla fine del libro e lascia uno strappo in chi legge come lo strappo subito dai tanti bambini soli, senza affetto e privi di amorevoli cure familiari.

Martina Dorini, LAAV – Lecce

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