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Oggi presentiamo “Gli angeli dei libri di Daraya”. Un volume di Delphine Minoui edito per i tipi di Teseo Editore nel 2017. Si tratta di “un’arma di istruzione di massa”. Continuano gli appuntamenti con la rubrica “Book – Libri & Letture” curata dall’Infermiere Giovanni Maria Scupola.

Delphine Minoui è una giornalista francese de Le Figaro. Da più di vent’anni si occupa del mondo arabo-musulmano. La storia che racconta in questo libro parte da una foto, trovata per caso sul profilo Facebook Human Of Syria. È una foto inusuale che ritrae uno scantinato pieno di libri sistemati ordinatamente sugli scaffali.

“La nostra rivoluzione è fatta per costruire, non per distruggere” (pag.19).

Una foto molto particolare se si pensa che è stata scattata nel 2015 a Daraya, borgo ribelle di Damasco, accerchiato e bombardato sin dal 2012 dall’esercito di Assad.

Daraya è isolata, assediata, ridotta allo stremo, eppure resiste e si ribella anche attraverso questi piccoli, grandi atti rivoluzionari.

La domanda che si fa la giornalista e che la porta poi ad indagare su questa biblioteca clandestina è appunto: che senso ha salvare libri quando tutto attorno muore? Partendo da questa domanda riesce, con non poche difficoltà, a rintracciare tramite mail l’autore della foto che le racconta la storia degli angeli dei libri di Daraya.

Questi angeli sono circa una quarantina tra studenti, ribelli, attivisti, volontari, che attendono ogni attimo di tregua dai bombardamenti per sgusciare fuori e cercare libri tra le macerie delle case.

Con grande cura questi vengono catalogati e nascosti in uno scantinato per la prima biblioteca pubblica di Daraya. Con estrema cura viene posto su ogni testo il nome del proprietario, perché loro non si considerano ladri e il loro intento è fare in modo che al termine della guerra a ognuno possa essere restituito ciò che gli appartiene. Anche un libro.

Dopo un mese ci sono ben quindicimila volumi e ben presto la biblioteca diventa il punto di riferimento della città sotto assedio, con una media quotidiana di circa 25 lettori al giorno. Essi sono principalmente uomini, che giungono nello scantinato per conto delle mogli e dei figli che rimangono a casa. Ma sono anche loro, gli uomini, che si fermano a sfogliare e a leggere i testi: guerrieri e ribelli che si ritagliano attimi di pace là dove pace non c’è. I libri diventano presto un rifugio dalla realtà, una fuga dalla miseria che circonda Daraya, un modo per allenare la mente al pensiero libero, lì proprio dove il regime di Assad cerca di annientare ogni forma di libertà.

E piano, piano, man mano che le pagine scorrono, facciamo amicizia e ci affezioniamo anche noi a questi eroi: Ahmad, Abu el-Ezz, Omar, Hussam che non sono personaggi nati dalla fantasia di uno scrittore, ma sono esseri umani che vivono a poca distanza da noi e che hanno lottato finché hanno potuto e con le armi a loro disposizione per la libertà del proprio popolo.

Lo consiglio perché.

Da piccoli ci hanno raccontato storie che finivano sempre con un “e vissero felici e contenti”.

Crescendo abbiamo capito che non sempre è così, ma che non per questo dobbiamo smettere di lottare per i nostri ideali.

Da qualche giorno ho finito di leggere questa storia di coraggio, tenacia, speranza.

Un libro che non riesco a riporre nella mia libreria perché ho il timore che le storie che ho letto, i tanti volti che ho conosciuto e ho immaginato vengano riconsegnati all’oblio.

Invece dovremmo avere anche noi la tenacia e il coraggio di raccontarle queste storie.

Ogni giorno.

Con i mezzi che meglio sappiamo usare: la voce, la penna, la macchina fotografica, il cinema, il teatro, i social.

Il dovere civile di essere il megafono di ogni ingiustizia umana.

Marina Donativi, LaAV – Lecce