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Continua l’appuntamento settimanale con la rubrica “Book: libri & letture” diretta dall’infermiere Giovanni Maria Scupola. Questa volta presentiamo un capolavoro di Kevin Brooks, ovvero “Bunker Diary“, edito per i tipi di Pickwick nel 2017. Consigliato da 13 anni in su.

«Mi pongo delle domande sul mondo che abbiamo intorno e poi cerco la risposta». «Quali domande?»

«Di tutti i tipi, ma soprattutto quelle che smettiamo di farci quando diventiamo grandi. Perché il cielo è blu, perché lo spazio è buio, perché le stelle splendono, perché abbiamo due occhi»
Jenny ha sorriso. «È vero. Perché abbiamo due occhi?»

La trama.

Bunker Diary si presenta come il diario di Linus: egli ha 16 anni, suona la chitarra e vive per strada. Del suo passato si intuisce solo che è di famiglia benestante e che è scappato dal collegio a cui era stato iscritto, non tanto per poter avere la possibilità di costruire un futuro migliore, quanto per non essere un problema in più per la sua famiglia. Linus sembrerebbe il tipico ragazzo sregolato, eppure è un bravo ragazzo, così come lui stesso si definisce all’inizio della storia. Infatti sarà proprio un suo atto di generosità a spingerlo verso l’abisso. Colto alla sprovvista da un falso invalido, viene rapito e rinchiuso solo, al buio, in un bunker senza finestre. Dopo un primo momento di stordimento, comincia ad esplorare il luogo e capisce subito che si tratta a tutti gli effetti di una casa: ci sono sei stanze da letto, un bagno, stoviglie ed effetti personali per sei. Comprende ben presto che non sarà l’unico ospite di quella prigione. E infatti nel giro di pochi giorni arrivano con le stesse modalità i suoi coinquilini: una timida bambina di nove anni, una donna in carriera alquanto isterica ed egocentrica, un uomo d’affari molto egoista, un tossicodipendente e un anziano e malato professore di fisica. Sei personaggi, senza nulla in comune, che si ritrovano costretti a convivere e a lottare per la sopravvivenza. In alto, senza farsi mai vedere, c’è il carceriere che guarda e ascolta tutto. Come un burattinaio delle loro esistenze, decide ritmi di sonno e veglia, digiuni e abbuffate, riscaldamento o meno degli ambienti. Esaspera sin da subito gli animi, esaltando le loro debolezze e dipendenze, e umiliando e punendo, come giudice inappellabile, ogni loro sbaglio. Come per un grande, macabro passatempo, osserva le reazioni di ciascuno e cerca di tirar fuori, in un fine gioco psicologico, il peggio da ognuno di loro. Il suo esperimento funzionerà con la maggior parte del gruppo, ma non con tutti. Perché anche in mezzo all’orrore ci saranno sempre esseri umani in grado di ricordare il confine tra il bene e il male. E non lo supereranno mai.

Lo consiglio perché.

Il libro è un pugno nello stomaco, inutile negarlo. Lo scrittore non fa sconti a nessuno, nemmeno a noi lettori. Manca il fiato durante la lettura, in un crescente di angoscia e tensione che non trovano mai riscatto.

E allora perché leggerlo? Perché proprio in questo periodo non facile per tutti noi?

Perché Brooks è molto schietto con noi lettori: il male assoluto esiste e la Storia ce lo ha sempre ricordato. Ma di fronte alla sofferenza disumana, insensata e senza logica possiamo sempre scegliere se farci coinvolgere, travolgere e trasfigurare da essa nella speranza di una effimera sopravvivenza, oppure rimanere integri fino all’ultimo respiro, attimo dopo attimo. Ognuno di noi, come i personaggi del libro, può essere messo di fronte a questa scelta nella vita. Sta a noi decidere da quale parte del confine stare. Ma attenzione: non è una scelta facile da prendere e soprattutto da mantenere con dignità. Non c’è giudizio nelle sue parole, non c’è condanna. È solo un avvertimento.

Marina Donativi, LaAV – Lecce

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