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Il sale della terra: “También de este lado hay sueños”. Anche da questa parte esistono i sogni. Un volume di Jeanine Cummins (Feltrinelli, 2020).

a cura Marina Donativi, LaAV – Lecce

Questo libro è tra i finalisti del Libro LaAV dell’Anno 2020. “Crudo ma sensibile, realistico ma ottimista, grandioso e ruvido. Un Furore per i nostri tempi” – Don Winslow.

“Il sale della terra è un’opera straordinaria, in perfetto equilibrio tra il terrore da una parte e l’amore dall’altra. Sfido chiunque a leggere le prime sette pagine di questo libro e a non finirlo. È un gran bel romanzo su una donna coraggiosa in fuga con il suo meraviglioso bambino” – Stephen King.

“Chiunque legga questo libro si immergerà nell’esperienza di ciò che significa essere un migrante in fuga”- Oprah Winfrey.

Jeanine Cummins Il sale della terra Feltrinelli, 2020.
Jeanine Cummins Il sale della terra Feltrinelli, 2020.

La trama.

Lydia è una donna messicana. Vive ad Acapulco insieme al marito giornalista e al figlioletto di 8 anni. Qui gestisce una libreria e conduce una vita serena e appagata. Fino a una domenica pomeriggio. Sono tutti a casa della madre per festeggiare il quindicesimo compleanno di una nipote, quando in pochi minuti la vita di Lydia viene stravolta per sempre.

Per ordine del boss di un cartello della droga messicano, tutta la famiglia di Lydia viene sterminata. Si salvano solamente lei e suo figlio Luca.

Pur avendo ancora negli occhi la tragedia appena vissuta (impressionante la scena dei sicari che passeggiano incuranti tra i corpi a terra e mangiano senza pensieri le bistecche cotte poco prima dal marito di Lydia,ora riverso senza vita sul prato), la protagonista capisce immediatamente di essere salva per puro caso e che l’esecuzione non sarà considerata terminata fino a quando non saranno morti anche loro due.

Passano solo pochi minuti, nemmeno il tempo di realizzare di aver perso tutto, che Lydia e Luca sono già in fuga, dalla loro casa, dalla loro città, da tutti i loro ricordi.

Percorreranno in 53 giorni un viaggio lungo 4256 km, in cui toccheranno con mano la sorte che spetta a tutte le centinaia di famiglie che ogni giorno fuggono dai paesi dell’America centrale, devastati dalle bande criminali, e attraversano il Messico nella speranza di raggiungere il confine con gli Stati Uniti.

E insieme alla storia di Lydia e Luca si intrecceranno le storie di altri personaggi che per motivi differenti hanno fatto la loro stessa scelta. Insieme conosceranno la paura, il dolore, l’umiliazione e la violenza, ma anche la solidarietà e la disperata ricerca di conservare l’umanità in una storia che di umano ha ben poco.
Madre e figlio ce la faranno a raggiungere e superare il confine? I sicari sono ancora sulle loro tracce? Perché il boss li vuole morti? Per saperlo non vi resta che leggere il libro.

Lo consiglio perché.

Da qualche tempo seguo su Instagram il profilo del Oprah’s Book Club, il club del libro di Oprah Winfrey,perché spesso trovo ottimi consigli di lettura.

Agli inizi di febbraio sul suo profilo apparve un libro dalla copertina bianca e celeste, molto angelico nella scelta dei colori e dei disegni e nettamente in contrasto con il titolo presente in copertina: American Dirt.

Oprah Winfrey, presenta il libro American Dirt.
Oprah Winfrey, presenta il libro American Dirt.

Sono stata molto incuriosita dall’entusiasmo con cui ne parlava Oprah, nonostante le forti polemiche scatenate in America dall’uscita del libro.

Molti hanno, infatti, contestato la scelta dell’editoria americana di pubblicare e promuovere un libro che parla di emigrazione e cartelli messicani e scritto da un’autrice bianca e americana, piuttosto che scegliere libri scritti da autori sudamericani.

Sempre più incuriosita da questo libro (ho letto che in America l’autrice ha dovuto cancellare alcune date di presentazione del libro per aver subito numerose minacce), ho cercato online la traduzione italiana.
Ho presto scoperto che a fine gennaio il libro ero uscito anche in Italia, edito da Feltrinelli, con il titolo Il sale della terra.

Mi sono chiesta a lungo il motivo di questo titolo,per me alquanto fuorviante e discutibile, e ho pensato che forse possa essere un riferimento evangelico alla richiesta di essere sale della terra contro la corruzione del mondo.
Ma è solo un mio pensiero. Anche l’immagine di copertina, alquanto indubbia, porta il lettore a pensare che si tratti di un libro di tutt’altro genere.

Non badando alle scelte editoriali, e fidandomi delle recensioni lette online, l’ho acquistato.

La lettura è senza dubbio mozzafiato, con parecchi colpi di scena che, nonostante il finale abbastanza scontato, mi hanno portato a leggere il libro fino alla fine.

Personalmente ho apprezzato questo libro. È una storia decisamente attuale che passa spesso inosservata, ma purtroppo comune a tutti i migranti che in ogni parte del mondo sono costretti a lasciare la propria terra alla ricerca della salvezza e di un futuro migliore.

Viaggi devastanti (che noi gente fortunata non riusciamo minimamente a immaginare) durante i quali esseri umani, in qualsiasi parte del mondo si trovino, sono spesso costretti a scendere a patti con chi, con violenza e soprusi, approfitta della loro condizione di migrante.

Ho trovato molto intenso il momento in cui Lydia decide di salire sulla Bestia, un treno merci che percorre tutto il Messico fino al confine con la California. Per salire clandestinamente, i migranti ci saltano su, al volo, approfittando delle tratte in cui esso rallenta e si stendono sul tetto dei vagoni con un rischio concreto ed elevato di morire.

La Bestia, treno merci preso al volo dai migranti per raggiungere clandestinamente il confine.

In tutto il racconto emerge il legame indissolubile che lega la madre al proprio figlio, la volontà reciproca di difendersi a tutti i costi dalla bestialità dell’odio in una lotta per la sopravvivenza che porterà il lettore fino al muro di confine e oltre.

È un romanzo che ho fatto fatica a lasciare; un viaggio che ho compiuto anch’io per 4256 km e che mi ha generato una certa ansia tutte le volte in cui smettevo di leggere.

Chiudendo il libro, infatti, venivo assalita da un certo senso di colpa per aver lasciato Lydia e Luca soli nel deserto o in cima alla Bestia, come se continuare a leggere di loro potesse in qualche modo accompagnarli nel viaggio o alleviare, anche se di poco, le loro fatiche.

Ma queste sono solo le piccole illusioni di una lettrice appassionata.

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