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Emergenza Coronavirus. La storia narrata dal sindaco di Rignano Garganico, Luigi Di Fiore, sta commuovendo il web e la sua comunità. Parla del contagio di un anziano imprenditore agricolo che non aveva voglia di salire al Nord e non aveva voglia di infettarsi.

Luigi Di Fiore è uno dei più giovani sindaci italiani, a 30 anni ha sulle spalle la responsabilità di una comunità di 2000 anime fatta prevalentemente di anziani. E’ il primo cittadino di Rignano, il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano. Lo conosco da bambino. In più abbiamo studiato assieme Infermieristica in quel di Rimini (Università degli Studi di Bologna). Oggi ci ritroviamo a lottare contro un male comune: il Coronavirus. Lui dagli scranni di Palazzo di Città, io a distanza, da Ravenna, attraverso queste pagine di giornale e in reparto. Ci accomuna la voglia di farcela e quella di scrive. Ecco come ha raccontato al popolo rignanese il contagio di un anziano imprenditore agricolo del posto. Una storia commuovente, che deve far riflettere tutti.

Siamo in Puglia, in provincia di Foggia, sul Gargano che vive di turismo e di agricoltura. Siamo in un piccolo comune di poco più di 2000 anime (sulla carta, molti sono emigrati e vivono fuori sede). Tutti si conoscono, tutti si amano, tutti si odiano, tutti parlano. Spesso il vociferare in questi luoghi può fare più vittime del Coronavirus.

Per far stoppare il chiacchiericcio in merito ad un anziano infettatosi, senza volerlo e senza saperlo, dopo un viaggio al Nord, e oggi ricoverato in ospedale a Foggia, ha scritto una “storiella” e l’ha postata sul suo Profilo Facebook. Così tutti hanno potuto conoscere cosa è accaduto in realtà.

C’era una volta nelle campagne del Tavoliere delle Puglie, un signore anziano…

Luigi Di Fiore, sindaco di Rignano Garganico, con il premier Giuseppe Conte, cresciuto nella vicina San Giovanni Rotondo.
Luigi Di Fiore, sindaco di Rignano Garganico, con il premier Giuseppe Conte, cresciuto nella vicina San Giovanni Rotondo.

di Luigi Di Fiore – Sindaco di Rignano Garganico (FG)

C’era una volta, nelle campagne del Tavoliere delle Puglie, un signore anziano che portava avanti con fierezza l’azienda di famiglia insieme a due dei suoi quattro figli. D’altro canto, aveva un profondo vuoto in cuor suo perché, uno dei tre figli maschi, aveva intrapreso un’altra strada che con immenso dolore lo portò a vivere in una cittadina del profondo nord.

Il figlio “del nord”, che nel frattempo aveva messo su famiglia, sentiva sempre tanta nostalgia del proprio paese e dei suoi cari, in particolar modo del papà. Così, quando c’era qualche ricorrenza, invitava sempre il papà ad andare al nord per passare un po’ di tempo insieme.

E così faceva la moglie con i propri famigliari, anch’essa nata, cresciuta e follemente innamorata dello stesso paese di suo marito. Purtroppo il papà, anziano e continuamente impegnato in azienda, aveva sempre qualche timore di intraprendere lunghi viaggi che lo avrebbero portato lontano dalla routine.

Un bel giorno riuscirono a convincerlo e con grande felicità il padre si recò al nord per pochi giorni. Tutti insieme passarono dei felicissimi momenti che porteranno sempre nei loro cuori. Però, proprio in quei giorni, si propagarono le prime notizie della diffusione di un pericoloso virus. Le prime zone ad essere colpite furono proprio quelle in cui viveva il figlio “del nord”.

Il papà, rientrato in azienda, tornò alla normalità. Un bel giorno iniziò ad accusare sintomi influenzali che lo costrinsero a letto e in casa. Nel frattempo il virus si espandeva sempre più in tutta la Nazione.

All’improvviso i malanni del papà peggiorarono e fu costretto al ricovero in ospedale. Fu sottoposto al test per il virus e risultò positivo. Improvvisamente, in tutti i famigliari, l’allegria di quelle giornate venne meno, ansia e timore presero il sopravvento. Si iniziò ad indagare su come e dove il papà potesse aver contratto questa brutta malattia ma, purtroppo, non vennero fuori risposte valide. Intanto, nel paesino dell’anziano papà, la gente iniziò a mormorare frasi sconnesse e di nessun senso, che incolpavano il papà e i famigliari di aver portato il virus al paese.

L’unica colpa era quella di aver riempito, per pochi istanti, il suo cuore e quello dei suoi famigliari di gioia per essersi ritrovati tutti insieme. Mentre l’anziano padre era sottoposto ad intense cure da parte dei sanitari, i famigliari piombarono in uno stato di malessere, sia per le condizioni del papà, sia perché furono additati di essere i responsabili del contagio da quella gente che ritenevano fosse la propria comunità, la propria famiglia. Perché si sa, nei paesi piccoli è come se ci fosse una sola, grande famiglia. In loro quel senso di appartenenza e di attaccamento alle proprie radici iniziò a scemare, sconforto e tristezza presero il sopravvento. Si domandavano continuamente se avessero sbagliato qualcosa, se avessero potuto evitare qualcosa.

Ma come si faceva ad evitare qualcosa se ancora non era chiaro che questo brutto virus stava contagiando tutti, indistintamente. E se avessero saputo, certo che si sarebbero preoccupati di tutelare la salute propria, del proprio papà e dei propri famigliari. Nessun figlio lascerebbe che il proprio padre si butti nel fuoco, né viceversa. Intanto, il virus diventava sempre più opprimente, costrinse un’intera nazione a limitare la libertà, chiudere negozi, bar e ogni luogo dove si riunivano persone, sembrava essere piombati nel periodo della guerra.

Persino le Chiese, ove la gente si ritrovava a pregare contro le cattiverie e le cose brutte, vennero serrate. Purtroppo ci furono numerosi morti e tanta sofferenza per migliaia di famiglie. Un bel giorno la gente del paese iniziò a comprendere la gravità della situazione e quanto forte e contagioso era questo virus e iniziò a non uscire più di casa per paura che il contagio potesse abbattersi sulla comunità.

Comprese pure, vedendo le brutte immagini alla tv, che l’anziano padre e la propria famiglia non avevano bisogno di brutte parole e di vedersi il dito puntato contro, ma solo di vicinanza e di parole di conforto perché, con coraggio e tanta volontà, lottava disperatamente contro questo virus in un letto d’ospedale per poter rivedere la propria famiglia e tutti i suoi compaesani.

E allora l’intera comunità iniziò a pregare per le cose belle, affinché il virus venisse debellato e affinché l’anziano padre e la propria famiglia riuscissero a sconfiggere quella brutta malattia.

Sul viso dei famigliari iniziarono a comparire nuovamente dei sorrisi perché, finalmente, si resero conto che la propria comunità, la propria famiglia non li aveva abbandonati, anzi, si strinsero ancor di più attorno a loro, pregando tutti insieme per il proprio padre.

E allora tornarono ad essere fieri della propria terra, quella terra che con orgoglio coltivava e continuò a coltivare il proprio papà insieme a tutti i suoi figli. E così tornò a fare anche l’intera comunità, a cui erano fieri di appartenere e che non vedevano l’ora di ritrovare. I figli, fratelli, famigliari e amici che furono tenuti lontani, a causa del virus, dal proprio paese.

Perché molto presto tutto finì, il virus divenne solo un brutto ricordo el’intero paese fece una grande festa. Tutti furono fieri di appartenere a questa grande famiglia.

Più chiaro di così!

Al nostro compaesano non possiamo che augurare buona guarigione.