Erasistrato: tra valvole cardiache e paracentesi nel III secolo A.C.!

Erasistrato: medico futurista tra valvole cardiache e cantonate!

Cantonate e rivoluzioni concettuali: un libero pensatore del corpo umano

Erasistrato è conosciuto come il fondatore di una scuola medica e visse ad Alessandria nel sec. III a. C. Si formò presso la scuola di Cnido e fu scolaro di Crisippo. La moderna critica storica gli riconosce una parte fondamentale nell’evoluzione del pensiero medico.

Purtroppo nessuna delle sue opere è pervenuta fino ai giorni nostri.

Ma allora come facciamo a conoscerne i contenuti?

Fortunatamente i suoi scritti vennero citati da altri autori, come Galeno o Celio Aureliano, e la sua opera più celebre pare che approfondisse le varie tipologie di “febbri”.

La teoria erasistratea sosteneva che il corpo umano fosse composto di atomi, tenuti in vita dalla sola forza del calore.

Quest’ultimo non era però l’unica forza dominante nell’organismo.

In ogni parte del corpo nella quale si forma uno spazio vuoto, doveva venire immediatamente colmata: ciò dava un senso “scientifico” a sensazioni come la fame e la sete, e a processi come la digestione e la respirazione, in quanto risposte automatiche del corpo al cosiddetto “orrore del vuoto”.

Erasistrato dedicò i suoi studi all’anatomia, arrivando a formulare una propria dottrina della circolazione sanguigna. Contemplò l’esistenza e la struttura delle valvole cardiache, con la convinzione però che le arterie contenessero solo aria.

Oltre al cuore, si soffermò anche sulla anatomia e fisiologia di altri organi, come il cervello, del quale sottolineò l’importanza della sostanza grigia.

Fermo sostenitore che il salasso dovesse essere usato solo in casi estremi, fu un innovatore in ambito terapico:

  • impiegò largamente il catetere;
  • osservò la cirrosi del fegato;
  • sostenne che la paracentesi nell’idropisia facesse cessare il sintomo ma che non guarisse effettivamente dalla malattia.

Fra i suoi scolari annoverò nomi importanti come Menodoro e Icesio di Smirne, e la sua scuola proseguì la sua tradizione a Roma, dopo la decadenza delle scuole alessandrine, fino al sec. II d. C.

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