Sifilide: cos’è, manifestazioni, contagio e cura

Sifilide: come riconoscerla e trattarla?
Sifilide: come riconoscerla e trattarla?

Sifilide: cos’è e come riconoscerla?

La sifilide, conosciuta anche come lue, è una malattia infettiva a prevalente trasmissione sessuale.

E’ causata da un batterio, il Treponema pallidum, dell’ordine delle spirochete, che si presenta al microscopio come un piccolo filamento a forma di spirale, identificato nel 1905 da Fritz Schaudinn ed Erich Hoffmann.

Oltre che per via sessuale, il contagio può estendersi al feto, nella donna gravida con infezione recente, attraverso la placenta (trasmissione transplacentare).

In tal caso, il feto presenta un quadro di sifilide congenita con malformazioni che possono interessare la cute e le mucose, l’apparato scheletrico, l’occhio, il fegato, il rene ed il sistema nervoso centrale.

Pertanto, questa malattia può essere contratta nella forma congenita in due modi: prima ancora della nascita, attraverso il sangue materno infetto; oppure alla nascita, durante la discesa nel canale del parto.

Comunque, nella maggior parte dei casi, il contagio (possibile fin dalle primissime fasi della malattia) avviene attraverso i rapporti sessuali.

I casi di acquisizione della malattia con le trasfusioni sono ormai rarissimi nel mondo, grazie ai controlli accurati che vengono effettuati prima che il sangue sia trasfuso.

Ad August von Wassermann va il merito di aver scoperto il primo metodo biologico per compiere una diagnosi precisa sulla malattia.

Come già evidenziato, le infezioni sessualmente trasmissibili e, quindi anche la sifilide, possono essere trasmesse solo da un partner infetto ad uno sano durante il rapporto sessuale.  

Una buona misura di prevenzione è quindi l’uso di preservativi in lattice.

Tuttavia le ferite e le ulcere cutanee possono trasmettere l’infezione anche durante il sesso orale o qualunque altro contatto cutaneo con le zone infette.

È dunque necessario fare attenzione a qualunque sintomo visibile.

Solo un’efficace azione di educazione a comportamenti sessuali responsabili ed il ricorso ai servizi di salute per una diagnosi e trattamento precoci, possono prevenire la trasmissione dell’infezione stessa.

Quali trattamenti adottare?

Il trattamento dell’infezione è facilmente ottenibile con l’uso della Penicillina. 

La preparazione, il dosaggio e la lunghezza del trattamento, dipendono dallo stadio (della malattia) e dalle manifestazioni cliniche.

Oltre al trattamento antibiotico, la persona infetta deve astenersi da qualunque attività sessuale con nuovi partner fino alla completa guarigione delle ferite.

Effettuare test diagnostici e trattamento anche sui partner sessuali del paziente.

Nei lattanti sieropositivi e in quelli le cui madri erano sieropositive, devono eseguire i titoli Venereal Disease Research Laboratories o test sierologici reaginici ogni 2-3 mesi (test non reattivo o titolo diminuito di 4 volte).

Nei lattanti non infetti ed in quelli trattati con successo, i titoli Ac non treponemici sono generalmente non reattivi dopo 6 mesi.

Gli Ac treponemici acquisiti passivamente possono essere presenti più a lungo (circa 15 mesi).

Le donne in gravidanza, nelle prime fasi della sifilide, ricevono Benzatina Penicillina G (2,4 milioni di unità IM in una singola dose).

Per gli stadi tardivi della sifilide o per la neurosifilide, è necessario seguire lo schema per le pazienti non in gravidanza.

Dopo tale terapia, a volte, si verifica una grave reazione di Jarisch-Herxheimer che conduce ad un aborto spontaneo.

I soggetti allergici alla Penicillina vanno desensibilizzati e poi trattati.

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