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L’Ipertensione Arteriosa, conosciuta dalla popolazione come “Pressione Alta”, è la Patologia più diffusa negli Stati industrializzati. In Italia 10 milioni di ammalati.

L’Ipertensione Arteriosa (o Pressione Alta) è una delle Patologie più diffuse negli Stati industrializzati. In Italia la situazione è piuttosto grave. 

Infatti, sono interessati circa oltre 10 milioni di persone. Essa è il più delle volte abbinata ad altre malattie (o ne è la causa scatenante) che riguardano il sistema cardio-circolatorio.

Gli Italiani, come pure gli altri abitanti di Paesi a forte presenza industriale, ignorano da sempre gli allarmi lanciati da Medici, Infermieri e Specialisti Sanitari del settore, che da tempo si occupano di promuovere la prevenzione della Patologia, ma appunto con scarsi risultati.

Circa un 20% di Italiani soffre di Pressione Alta, che può scaturire da diverse eziologie e sottendere malattie ben più gravi. E’ un campanello d’allarme a cui in pochi fanno caso e che se ben gestito può evitare serie complicanze.

Esistono cure farmacologiche e non per gestirla. L’alimentazione corretta, l’attività fisica e i controlli di routine possono ridurre o eliminare il problema, ma occorre sempre rivolgersi a Medici Specialisti preparati, a Dietisti seri e ad Infermieri formati. Mai improvvisare, mai auto-gestirsi.

I fattori di rischio.

Vediamo cosa ne pensano di colleghi dell’Humanitas.

Fattori modificabili.

  • Sovrappeso: sovrappeso e obesità, attraverso meccanismi diversi e complessi, si associano ad un incremento dei valori pressori.
  • Fumo: il fumo di sigaretta altera acutamente i valori di pressione arteriosa (dopo aver fumato, la pressione resta più alta per circa mezz’ora); a questo, si associano i danni cronici che il fumo induce sui vasi arteriosi (perdita di elasticità, danno alle pareti vascolari, predisposizione alla formazione di placche aterosclerotiche).
  • Disequilibrio di sodio e potassio: mangiare cibi troppo salati ed, in generale, una dieta troppo ricca di sodio o troppo povera di potassio, possono contribuire a determinare l’ipertensione arteriosa.
  • Alcool: un consumo eccessivo di alcoolici (più di un bicchiere al giorno per le donne, due per gli uomini) può contribuire all’innalzamento dei valori pressori, oltre che danneggiare il cuore (che, per effetto del troppo alcool, tende a dilatarsi e a perdere la sua funzione di pompa, con gravi conseguenze su tutto l’organismo).
  • Stress: lo stress (fisico ed emotivo) contribuisce al mantenimento di valori di pressione più alti. Questo spiega, per esempio, perché in occasione delle visite mediche, la pressione è spesso più alta rispetto a quella che il paziente si misura al domicilio; perché la pressione possa essere più alta nei giorni lavorativi rispetto ai periodi di vacanza, ed anche perché i valori di pressione aumentino mentre si fa esercizio fisico.
  • Sedentarietà: non possiamo affermare che la sedentarietà faccia aumentare la pressione arteriosa; è certo, tuttavia, che l’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso) contribuisca a ridurre i valori pressori e a migliorare le prestazioni fisiche (l’allenamento aumenta progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi).

Fattori non modificabili.

  • Familiarità: la presenza, in famiglia, di soggetti ipertesi aumenta la probabilità che un paziente sviluppi ipertensione arteriosa.
  • Età: la pressione arteriosa aumenta con l’avanzare dell’età, per effetto dei cambiamenti che si verificano a carico dei vasi arteriosi (che, invecchiando, diventano più rigidi). Ad un certo punto, mentre la pressione sistolica (massima) continua ad aumentare per effetto dell’età, la diastolica (minima) non aumenta più o, addirittura, tende a diminuire; questo spiega le forme di ipertensione sistolica isolata tipica dei grandi anziani.
  • Diabete: questa condizione, grave e assai diffusa tra la popolazione adulta, si associa spessissimo ad un incremento della pressione arteriosa, aumentando in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari.

Quali sono i rischi correlati all’Ipertensione Arteriosa?

L’Ipertensione Arteriosa (o Pressione Alta) può essere classificata in primaria e secondaria.

Nell’Ipertensione arteriosa primaria (o essenziale), che rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione, non esiste una causa precisa, identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione (sistema nervoso autonomo, sostanze circolanti che hanno effetto sulla pressione).

Nel restante 5% dei casi, invece, l’ipertensione è la conseguenza di malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, e per questo viene definita ipertensione secondaria. In questi casi, l’individuazione e la rimozione delle cause (cioè, la cura della malattia di base) può accompagnarsi alla normalizzazione dei valori pressori.

A differenza dell’ipertensione arteriosa essenziale, che classicamente interessa la popolazione adulta, l’ipertensione secondaria interessa anche soggetti più giovani e spesso si caratterizza per valori di pressione più alti e più difficilmente controllabili con la terapia farmacologica.

È importante sottolineare che in alcuni casi l’aumento dei valori di pressione arteriosa dipende dall’uso (talvolta dall’abuso) di alcune sostanze tra cui, per esempio, la liquirizia, gli spray nasali, il cortisone, la pillola anticoncezionale, la cocaina e le amfetamine. In questi casi, sospendendo l’assunzione di queste sostanze, i valori pressori tornano alla normalità.

I sintomi della Pressione Alta.

L’Ipertensione Arteriosa (o Pressione Alta) porta a sintomi chiari:

  • Mal di testa, specie al mattino;
  • Stordimento e vertigini;
  • Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti);
  • Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi);
  • Perdite di sangue dal naso (epistassi).

In presenza di Ipertensione Secondaria (ovvero correlata ad altre Patologie), ai sintomi aspecifici possono associarsene altri, più specifici, dovuti alla malattia di base.

La scarsità dei sintomi e la loro aspecificità sono il motivo principale per cui spesso il paziente non si accorge di avere la
pressione alta. Per questo è fondamentale controllare la pressione: fare diagnosi precoce di ipertensione significa prevenire i danni ad essa legata e, quindi, malattie cardiovascolari.

La cura.

Come dicevamo per curare l’Ipertensione Arteriosa (o Pressione Alta) occorre rivolgersi al Medico Specialista o comunque al Medico di Base. L’Infermiere può agevolare l’ammalato nella fase della prevenzione e della gestione della patologia.

Si consigliano:

  • dieta, se si è obesi o in sovrappeso;
  • attività sportiva;
  • cure farmacologiche.

Tra i farmaci anti-ipertensivi più utilizzati (sempre su prescrizione medica e mai con auto-somministrazione) ricordiamo:

  • ACE inibitori, antagonisti del recettore per l’angiotensina II (Angiotensin II receptor Blocker – ARBs) o sartani, inibitori diretti della renina: abbassano la pressione interferendo con la produzione di alcune sostanze circolanti che compongono il cosiddetto sistema renina-angiotensina-aldosterone. Ogni classe di farmaci è attiva in un punto di verso di questo sistema;
  • Diuretici: aiutano l’organismo a smaltire acqua e sali minerali (sodio);
  • Calcio antagonisti: controllano la pressione inducendo vasodilatazione;
  • Alfa e beta bloccanti: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo periferico della pressione arteriosa;
  • Simpaticolitici ad azione centrale: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo centrale (sistema nervoso centrale) della pressione arteriosa.

Per ulteriori approfondimenti: LINK.

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