Parotite: segni, sintomi e trattamento degli orecchioni

Parotite: la malattia nota anche come Orecchioni
Parotite: la malattia nota anche come Orecchioni

Parotite, meglio conosciuta come orecchioni

La parotite, più conosciuta con il nome popolare di orecchioni, è una malattia infettiva acuta causata da un virus a RNA appartenente al genere Rubulavirus della famiglia Paramyxovirus.

Si localizza primariamente ad una o entrambe le parotidi, grosse ghiandole salivari poste nel retrobocca, dietro ai rami della mandibola oppure sotto le orecchie.

Se questa malattia colpisce in età adulta, può portare sterilità, dato che il virus può spostarsi, tra i vari distretti, anche ai testicoli o alle ovaie, causando nel 30% dei casi maschili severe orchiti e nel 5% dei casi femminili delle ovariti. Per la prevenzione è efficace la vaccinazione. L’infezione viene (in genere) trasmessa per via respiratoria tramite le goccioline di Flügge (bollicine di vapore acqueo in sospensione nell’aria) o saliva. E’ raro invece il contagio per contatto diretto con oggetti contaminati. Dopo un periodo di incubazione di 15-20 giorni, insorgono alcuni sintomi quali: cefalea, anoressia, malessere e febbre lieve moderata. In seguito si ha la tumefazione ghiandolare dietro alla parotide, davanti e al di sotto dell’orecchio (da cui il nome orecchioni). Occasionalmente, anche le ghiandole sottomandibolari e sublinguali aumentano di volume. La parotite è di solito bilaterale, ma può essere anche unilaterale, soprattutto all’esordio. Il sintomo più precoce è il dolore alla masticazione o alla deglutizione, specialmente quando si assumono liquidi acidi (aceto o succo di limone). A livello del cavo orale gli sbocchi dei dotti delle ghiandole interessate sono edematosi e lievemente infiammati. La cute al di sopra delle ghiandole può diventare tesa e lucida.

In cosa consiste (allora) la diagnosi ed il trattamento terapeutico? La diagnosi viene fatta con l’anamnesi e la valutazione clinica. Si possono eseguire test sierologici sul sangue con la ricerca di anticorpi specifici, per confermare la diagnosi, solitamente consigliati per motivi di salute pubblica. La terapia è sintomatica e di supporto e consiste nella somministrazione di analgesici, per il trattamento del dolore causato dall’infiammazione e di antipiretici per monitorare la febbre. Una dieta semiliquida riduce il dolore causato dalla masticazione.

Vi sono dunque complicanze? Nei bambini, nella maggior parte dei casi, la parotite si risolve in pochi giorni. Sono descritte rare complicazioni, quali: encefalite, meningite e pancreatite. Più frequenti sono invece i danni all’udito. Questa infezione rappresenta la principale causa di sordità neurosensoriale infantile acquisita. Negli adulti, come già menzionato, le complicanze sono più frequenti poiché possono interessare organi diversi dalle ghiandole salivari, specialmente dopo la pubertà.
Tali complicanze comprendono:

  • Orchite: è un’infiammazione testicolare (generalmente) monolaterale con: dolore, edema, eritema e calore a livello dello scroto.
    In alcuni casi si può avere un’atrofia testicolare ma, la produzione di testosterone e la fertilità, sono in genere mantenute.
  • Ooforite: nelle femmine l’interessamento gonadico è meno frequente, meno doloroso e non compromette la fertilità.
    Il contagio durante le prime 12 settimane di gravidanza è associato ad un’alta percentuale di aborti spontanei (25%) e non comporta il rischio di malformazioni del feto.
  • Meningite: generalmente associata a cefalea, vomito e rigidità nucale.
  • Encefalite: caratterizzata da sonnolenza, convulsioni e coma. Si verifica in circa 1/1000-5000 casi.
  • Pancreatite: caratterizzata da nausea grave, improvviso vomito e dolore epigastrico.

La miglior prevenzione resta dunque la vaccinazione. Il vaccino contiene virus vivi attenuati (modificati in modo da renderli innocui) capaci di stimolare le difese naturali dell’organismo. Per i bambini sono raccomandate due dosi, somministrate mediante vaccino combinato di morbillo, parotite e rosolia: la prima dose tra i 12 ed i 15 mesi La seconda dose tra i 4 ed i 6 anni Come per tutti i vaccini vivi attenuati, la vaccinazione non viene praticata negli individui con deficit immunitario o in terapia immunosoppressiva (corticosteroidi, farmaci antitumorali o antirigetto), nelle donne in gravidanza o che desiderano esserlo nel mese successivo alla vaccinazione. Inoltre, non devono essere vaccinate le persone che abbiano già avuto reazioni allergiche gravi ai vaccini od ai loro costituenti.

Sono esonerati dall’obbligo di vaccinazione tutti gli individui immunizzati per effetto della malattia naturale. Le vaccinazioni obbligatorie sono un requisito per l’ammissione agli asili nidi ed alle scuole dell’infanzia. Il vaccino conferisce un’immunità duratura nel tempo.

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