Malaria: cos’è, contagio, quali sintomi e come si cura

Malaria, la malattia delle zanzare

Un flagello nelle regioni calde del mondo, quasi debellata in Europa

La malaria (detta anche paludismo) è una parassitosi, malattia provocata da parassiti protozoi del genere (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida).

Fra le varie specie di parassita Plasmodium, quattro sono le più diffuse, ma la più pericolosa è il Plasmodium falciparum, con il più alto tasso di mortalità fra i soggetti infestati.

Il serbatoio del parassita è costituito dagli individui infettati in maniera cronica. I vettori sono zanzare del genere Anopheles.

La malaria è la più diffusa fra tutte le parassitosi, con il suo quadro clinico di malattia febbrile acuta che si manifesta con segni di gravità diversa a seconda della specie infettante. 

La sua diffusione attuale non si limita alle aree tropicali dell’America del sud, dell’Africa e dell’Asia, ma interessa sporadicamente anche gli USA e altri paesi industrializzati, in cui casi clinici della malattia possono apparire a seguito di spostamenti di persone che contraggono la malattia in zone in cui essa è endemica.

Sintomi

Quando una zanzara infetta punge un individuo sano, i parassiti entrano nel circolo ematico, migrano verso il fegato e penetrano negli epatociti, dove proliferano pressoché indisturbati.

Dopo questo periodo di attiva proliferazione, che dura all’incirca 2-4 settimane, i parassiti figli fuoriescono dalle cellule epatiche, invadono il circolo sanguigno ed entrano nei globuli rossi.

In questa sede riprendono a moltiplicarsi, fino a liberarsi all’esterno lesionando la cellula; proprio a tale lesione sono associati i segni clinici della malaria, che includono episodi febbrili (associati a crisi di freddo seguite da profusa sudorazione, calore e sete intensa), anemia ed aumento delle dimensioni di alcuni organi (in modo particolare milza e fegato).

Dopo essere usciti dagli eritrociti, i nuovi parassiti invadono altri globuli rossi, riprendendo un processo che si ripete ciclicamente ad ondate (da qui l’andamento particolare degli episodi febbrili), almeno fin tanto che i processi difensivi dell’ospite non lo interrompono.

L’intervallo tra le diverse crisi dipende dal tipo di malaria, a sua volta determinato dall’agente eziologico che l’ha provocata; Plasmodium falciparum, Plasmodium vivax e Plasmodium ovale provocano malaria terzana (in cui gli accessi febbrili si ripetono ogni tre giorni), mentre Plasmodium malariae provoca malaria quartana (in cui gli accessi febbrili si ripetono ogni quattro giorni).

Diagnosi Differenziale: Uno stato di malessere generale con febbre, insorto in viaggiatori tornati da almeno un mese da zone endemiche, deve far pensare principalmente alla malaria, ma vanno considerate anche la tripanosomiasi africana (malattia del sonno), leptospirosi, la febbre tifoide e altre patologie febbrili d’importazione, influenza e altre virosi, infezione acuta da HIV, batteriemia, polmonite.

Diagnosi precoce: L’anamnesi è la raccolta di tutti gli elementi utili da parte del medico attraverso un interrogatorio al paziente.

Il medico deve chiedere se la persona che accusa i sintomi di malaria abbia soggiornato di recente (per i turisti) in paesi ad alto rischio o se abbia soggiornato per molto tempo (per gli immigrati) in regioni endemiche per malaria.

Il medico deve poi comprendere quale possa essere stata l’eventuale modalità di trasmissione del microorganismo e chiedere quindi di punture di insetti o trasfusioni eseguite.

Trattamento

La terapia preventiva e curativa della malaria si effettua somministrando farmaci opportuni, quali la clorochina (spesso inefficace per la presenza di parassiti resistenti), il chinino solfato – cloridrato ed i derivati della artemisinina; altresì importante risulta la profilassi ambientale (prosciugamento delle paludi, impiego di insetticidi e larvicidi su larga scala, eliminazione dei ristagni d’acqua) ed individuale, sia di tipo generale (utilizzo di vestiario appropriato, repellenti per insetti ed applicazione di zanzariere alle finestre ed intorno ai letti) che farmacologico (la chemioprofilassi con clorochina o altri farmaci antimalarici è vivamente consigliata ai soggetti non immuni che si recano in zone endemiche).

Negli individui che superano la malattia rimane un’immunità specifica per il plasmodio che ha determinato la malaria, anche se quella nei confronti di Plasmodium falciparum scompare pochi mesi dopo la guarigione; questa forma malarica è – tra l’altro – la più difficile da superare, tanto che spesso il quadro clinico si complica fino alla morte del paziente.

In ogni caso, qualunque sia l’agente eziologico implicato, prima della completa guarigione la malattia presenta spesso delle ricadute a sintomatologia più lieve, anche a distanza di mesi o addirittura anni.

Attualmente sono in fase di sperimentazione avanzata, con premesse incoraggianti, diversi vaccini anti malaria.

Uno di questi (Mosquirix) è stato approvato dall’EMA – l’Agenzia Europea del Farmaco – nel luglio 2015.

Prevenzione

Comprendendo fin dai tempi antichi le cause che favoriscono il nascere della malaria negli ultimi tempi si è pensato a come prevenire l’insorgere del morbo nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo.

Fino al 1945 le tecniche furono le continue bonifiche e la distruzione delle larve mediante sali d’arsenico. 

Negli anni cinquanta e negli anni sessanta, c’è stato un notevole sforzo della sanità pubblica per sradicare la malaria distruggendo le zanzare nelle zone dove la malattia era diffusa, anche se questi sforzi non sono riusciti a sradicare la malaria in molte parti del mondo, soprattutto in molte zone dell’Africa, per via dello sviluppo di zanzare che resistono agli insetticidi.

Nel 1998 l’OMS cambiò la sua strategia istituendo la “Roll Back Malaria” dove fra le varie iniziative tuttora si tende all’istruzione della popolazione africana, come ad esempio a far riconoscere ai bambini le larve delle zanzare e convincere le madri a far visitare i loro bambini quando presentano i primi sintomi.

Prevenzione per i viaggiatori

Il sistema migliore per non ammalarsi di malaria è evitare di essere punti dalla zanzara vettore.

La zanzara femmina dell’Anopheles punge preferibilmente di notte, tra il tramonto e l’alba, pertanto i viaggiatori dovrebbero evitare le punture d’insetto soprattutto in queste ore.

Si consiglia di vestirsi evitando i colori scuri, coprendosi il più possibile, e di usare sulla pelle esposta (volto e mani) spray e sostanze repellenti per gli insetti, di dormire in stanze trattate precedentemente con insetticida, dormendo coperti dalle apposite reti protettive impregnate con insetticida o con repellente.

Il repellente più efficace è il DEET (N,N-dietilmetatoluamide).

Tra gli insetticidi si può usare la permetrina. Inoltre, l’aria condizionata rende gli insetti meno attivi e quindi meno pericolosi.

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