Infezioni correlate all’assistenza (ICA): temute da Infermieri, Medici e Pazienti.

Infezioni correlate all'assistenza (ICA): temute da Infermieri, Medici e Pazienti.

Cosa sono e perché sono così pericolose?

Si definiscono infezioni correlate all’assistenza (ICA) le infezioni che insorgono durante il ricovero in ospedale, o in alcuni casi dopo che il paziente è stato dimesso, e che non erano manifeste clinicamente né in incubazione al momento dell’ammissione. Sono molte temute dal personale sanitario e socio sanitario. Infermieri e Medici le combattono quotidianamente e sensibilizzano i Pazienti sull’argomento.

Esse sono generalmente causate da microrganismi opportunistici, presenti nell’ambiente, che di solito non danno luogo ad infezioni, ma possono provocarle in pazienti immunodepressi.L’insorgenza di una complicanza infettiva in paziente ricoverato in ospedale comporta costi sia in termini di salute che economici per il paziente e per l’ospedale.

Per il paziente, comporta il dover sopportare una patologia infettiva aggiunta alla sua patologia di base, le eventuali conseguenze di questa in termini di disabilità temporanea o permanente o addirittura il decesso, le eventuali spese di una cura domiciliare; per l’ospedale, comporta i costi dell’eventuale prolungamento della degenza, degli esami diagnostici e degli interventi terapeutici aggiuntivi.

Le ICA sono, almeno in parte, prevenibili. L’adozione di pratiche assistenziali “sicure”, che sono state dimostrate essere in grado di prevenire o controllare la trasmissione di infezioni, comporta la riduzione del 35% della frequenza di queste complicanze. Proprio per questo motivo, le infezioni nosocomiali rappresentano un indicatore della qualità dell’assistenza prestata in ospedale.

Tipologie di infezioni acquisite in ospedale

Le tipologie più comuni di infezioni acquisite in ospedale sono :

  • Infezioni respiratorie, soprattutto polmoniti;
  • Infezioni del tratto urinario (circa il 35/40% delle infezioni ospedaliere);
  • Infezioni chirurgiche;
  • Infezioni del sangue (batteremie o sepsi).

I microrganismi più frequentemente isolati sono Gram-negativi ( escherichia coli, klebsiella pneumoniae, pseudomonas aeruginosa ) seguiti da batteri Gram-positivi quali lo staphylococcus aereus.

Il germe più frequentemente rilevato nelle infezioni gastrointestinali in ospedale è il clostridium difficile.

La maggior parte delle infezioni nosocomiali sono dovute a specie batteriche antibiotico resistenti. Da alcuni anni, la principale emergenza in ospedale è rappresentata dalla resistenza alla classe di antibiotici chiamata carbapenemi, presente in batteri Gram-negativi quali klebsiella pneumoniae, Stenotrophomonas maltophilia, Pseudomonas aeruginosa e Proteus mirabilis.
Tali microrganismi resistenti sono responsabili di gravi infezioni ed hanno la capacità di diffondersi molto rapidamente all’interno degli ospedali causando delle epidemie.

Modalità di trasmissione

• Contatto diretto da persona a persona oppure tramite via aerea (ad esempio colpi di tosse, starnuti);
• Contatto con gli operatori sanitari, soprattutto attraverso le mani se non correttamente lavate o disinfettate;
• Contatto indiretto mediante strumenti contaminati (diagnostici o assistenziali) o superfici comuni.

I fattori di rischio

Ci sono fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di acquisire questo genere di infezioni e sono:

• Età. Maggior rischio per anziani e neonati;
• Durata della degenza. Una degenza ospedaliera lunga può aumentare il rischio, ad esempio, l’ingresso per malattie complesse;
• Interventi o procedure chirurgiche. La lunghezza e il tipo di intervento chirurgico;
• Tecnica di igiene delle mani. Le pratiche di igiene delle mani inadeguate da parte del personale ospedaliero;
• Antibiotici. Un uso eccessivo di antibiotici può portare a batteri resistenti, il che significa che gli antibiotici diventano meno efficaci;
• Presidi. Le procedure invasive possono introdurre batteri nel corpo, per esempio, procedure che richiedono l’utilizzo di presidi quali cateteri urinari, cateteri venosi, intubazione e molti altri;
• Ferite. Ferite, incisioni (tagli chirurgici), ustioni e ulcere sono tutte a rischio di infezione;
• Aree ad alto rischio Alcune aree della struttura ospedaliera hanno più probabilità di infezione, come ad esempio le unità di terapie intensiva ed i reparti chirurgici.

Come prevenirle

La prevenzione e il controllo delle ICA rappresentano quindi degli interventi irrinunciabili per ridurre l’impatto di queste infezioni e più in generale per ridurre la diffusione dei microrganismi antibiotico-resistenti.
Uno dei punti cruciali per contrastarle è la definizione e l’applicazione di buone pratiche di assistenza e di altre misure, secondo un programma integrato che deve essere adattato a ogni ambito d’assistenza.

Si stima che circa il 50% delle infezioni siano prevenibili. Esistono ad oggi conoscenze consolidate e raccomandazioni che possono ridurre in modo significativo il rischio di contrarre un infezione.

La prevenzione si attua con:

• La sorveglianza delle infezioni, l’identificazione ed il controllo delle epidemie;
• Il corretto lavaggio delle mani del personale e dei visitatori secondo i protocolli OMS;
• La riduzione delle procedure diagnostiche e terapeutiche non necessarie;
• L’uso prudente degli antibiotici e dei disinfettanti;
• L’utilizzo di metodiche corrette per le procedure invasive;
• Il controllo della pulizia ambientale;
• La vaccinazione degli operatori sanitari

Purtroppo il problema delle infezioni correlate all’assistenza è un problema mondiale e non soltanto circoscritto nel nostro Paese, l’uso indiscriminato degli antibiotici negli anni, ha creato ceppi batterici piuttosto resistenti a tutto. Solo attraverso il buon senso, le buone pratiche mediche e una corretta ospedalizzazione possiamo combattere questi nemici invisibili, riducendo al minimo la diffusione.

Michele D’Augello, Infermiere

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