Endometriosi: segni e sintomi, diagnosi, trattamento

Endometriosi: una malattia invalidante!
Endometriosi: una malattia invalidante!

Endometriosi

L’endometriosi è una patologia che coinvolge globalmente la salute della donna con effetti psicologici e fisici molto debilitanti.

E’ una tra le più temute malattie, vista anche la difficoltà nella diagnosi che solitamente viene formulata dopo un lungo iter.

L’endometriosi (da endo, dentro e metra, utero) è una condizione clinica cronica e complessa, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l’endometrio, in altri organi quali: tube, ovaie, peritoneo, vagina ed intestino.

L’eziologia dell’endometriosi non è nota, ma l’ipotesi più gettonata è che le cellule endometriali, tramite mestruazione retrograda, trasmigrino, si impiantino e proliferino nei tessuti circostanti.

Ciò designa che seguitano a svolgere la loro normale funzione anche trovandosi all’esterno della cavità uterina: si ispessiscono, si rompono e sanguinano ad ogni ciclo mestruale dando vita ad infiammazioni croniche agli organi coinvolti e molto spesso ad infertilità.

Dai dati in possesso, si stima che in Italia il 10% delle donne in età fertile sia affetto da questa malattia, in una fascia di età che oscilla tra i 15 ed i 49 anni.

I principali sintomi attribuibili all’endometriosi sono:

  • dolore durante il ciclo mestruale (dismenorrea) e durante rapporti sessuali (dispareunia)
  • dolore pelvico cronico
  • sintomi gastrointestinali durante il ciclo con peristalsi dolorosa
  • sintomi urologici come ematuria o stranguria.
  • Ardua è la formulazione della diagnosi che, in base a studi, si è stimata arrivi con un ritardo di 4 -10 anni, con un inevitabile peggioramento dello stadio della malattia e della qualità di vita della paziente.

Non essendoci ancora percorsi diagnostici multidisciplinari standardizzati, l’assistenza alle pazienti affette da endometriosi risulta difficoltosa e frammentaria.

Non vi è sinergia fra cure primarie ed assistenza specialistica, quindi gli approcci sono molto variabili e ciò genera inevitabilmente sprechi in termini di test diagnostici sovra o sotto-utilizzati.

La diagnosi di endometriosi viene formulata tramite indagini che oscillano dall’ecografia alla risonanza magnetica, alla laparoscopia esplorativa ma nessuna di queste rappresenta il gold-standard per l’identificazione certa della malattia.

Il trattamento è variegato a seconda dello stadio e del soggetto in analisi: terapia analgesica con FANS o paracetamolo, terapia ormonale sempre per la gestione del dolore ed approccio chirurgico.

Quest’ultimo dovrebbe essere preso in considerazione solo se la terapia conservativa fallisce o se la donna presenta segni di endometriosi profonda con coinvolgimento dell’intestino, vescica ed ureteri.

Più la diagnosi è tardiva, più la patologia progredisce e maggiori saranno le possibilità che la donna debba sottoporsi ad intervento chirurgico, spesso demolitivo (asportazione utero, ovaie, segmenti di intestino, vescica) con conseguenti costi economici ed una (spesso) ardua gestione dal punto di vista psicologico.

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