Emicrania nei bambini: cosa fare per salvare la salute dei nostri figli?

Mal di testa: cosa rischiano i bambini?
Mal di testa: cosa rischiano i bambini?

Bambini a sempre più a rischio emicrania!

Gli studi rivelano quanto alto sia il rischio di soffrire di emicrania per i nostri figli in età scolastica: oltre il 60% già ne soffre! E la possibilità di ripercussioni sul loro futuro è tangibile!

L’Associazione Laboratorio Adolescenza insieme all’Istituto di Ricerca Iard hanno condotto una ricerca sul mal di testa grazie alla collaborazione del Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche Diagnostiche e Pediatriche dell’Università di Pavia e della Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila.

La ricerca è stata condotta nel corso dell’anno scolastico 2017-2018, su un campione nazionale rappresentativo di 2.600 studenti delle scuole superiori (fascia d’età 14-19 anni).

Questa ha sottolineato come il 60% degli adolescenti soffra di mal di testa e ben il 15% accusi problemi legati alla cefalea una o più volte in una settimana.

“Lo studio” spiega Gianluigi Marseglia, direttore del Dipartimento di Pediatria di Pavia “ha avuto come obiettivo quello di raccogliere informazioni, direttamente dagli adolescenti, su come vengono vissuti e affrontati gli episodi di cefalea e a quali cause vengono maggiormente associati, e fa seguito un analoga indagine realizzata nel 2016 però su studenti di fascia di età più bassa (scuole medie inferiori)”.

L’indagine che ci svela come 6 adolescenti su 10 soffrano di mal di testa purtroppo non ci offre delle soluzioni.

Sicuramente però il tutto deve essere rapidamente additato ad un cambiamento che la nostra società ha portato a rinchiudere i giovani dentro casa.

Alle ore di solito passate a giocare all’aria aperta si sono sostituite Playstation, smartphone e tablet che hanno risolto diversi problemi ai genitori ma creato fin troppa preoccupazione negli esperti.

“Circostanza verosimile” spiega Marco Fantozzi, dell’Associazione Italiana Chirurgia della Cataratta e Refrattiva (AICCER) “perché quando si ha una visione prolungata su uno schermo di piccole dimensioni c’è una maggior sollecitazione del muscolo ciliare che regola l’accomodazione alla distanza”. 

Che il mal di testa sia diffusissimo a scuola lo conferma Teresa Caputo che, in oltre trent’anni di insegnamento alle superiori, ha visto passare nelle sue classi migliaia di studenti.

“Qualche volta è certamente una scusa per sottrarsi ad una interrogazione o giustificare un risultato non positivo” premette Caputo, referente scuola del Laboratorio Adolescenza “ma nella maggior parte dei casi capiamo che il disturbo è reale ed è spesso legato a fattori emotivi e di stress. Non è un caso che i fenomeni siano molto più frequenti nel triennio, dove l’impegno richiesto agli studenti è certamente maggiore rispetto ai due anni precedenti”.

Ma cosa fanno gli adolescenti quando hanno episodi di cefalea? La maggioranza riesce a conviverci senza modificare “se non occasionalmente” le normali attività, mentre il 20% circa è generalmente costretto a smettere di fare ciò che stava facendo ed attendere che passi o, addirittura, ad andare a letto.

Sull’utilizzo dei farmaci antidolorifici il campione si divide pressoché a metà tra chi li prende (qualche volta o spesso) e chi raramente o mai.

Naturalmente, chi soffre di cefalea in modo più frequente ricorre più spesso ai farmaci rispetto a chi ha solo sporadici episodi (il 64% contro il 38%). Per la maggioranza l’effetto principalmente richiesto al farmaco è la rapida scomparsa del dolore, piuttosto che l’effetto a lunga durata.

L’obiettivo ora deve essere sensibilizzare anche i genitori nel far capire come questa sia l’anticamera di problemi ben più seri.

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