Cancro al seno: radiazioni, rischio reale durante mammografia.

Prevenzione LILT: Contro il cancro al seno … bisogna dire la verità.
Prevenzione LILT: Contro il cancro al seno … bisogna dire la verità.

Quello che la LILT prende sottogamba

Nello scorso mese di Ottobre, complice ogni organo di informazione, si è assistito ad una insolita “promotion”, in spazi TV ad ampio impatto (addirittura anche nelle primissime ore del mattino) e corrispondente costo (con tanto di testimonial di assoluta eccezione: alle Anna Tatangelo, Elisabetta GregoracciFrancesca Senette, nel 2018 si sono affiancate Marika Filippa Lagerbäck e Federica Panicucci), riguardante il  mese rosa sul cancro al seno: “La prevenzione non è solo un accessorio”; lodevole programma varato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT.

Pur tuttavia, una attenta analisi del corrispondente opuscolo (n-esima ristampa), distribuito nei centri senologici e tuttora disponibile online, pur in una versione precedente, non ha potuto non isolare, riguardo l’esame diagnostico centrale di tutta l’attività senologica, la mammografia, un assai sorprendente messaggio (peraltro alquanto stringato oltreché equivoco), che integralmente recita:

« … Il rischio di sviluppare un tumore indotto dalle radiazioni provocate dalla mammografia è solo ipotetico».

Ebbene, vista la portata ed importanza della iniziativa, è necessario risolvere tale ambiguità, fondata sulla illusoria idea di “rendere concetti complessi in un linguaggio più fruibile”, finendo in realtà soltanto col rendere contenuti tanto erronei quanto inopportuni e dannosi: il serissimo rischio da radiazioni (addirittura preso in altissima considerazione anche per gli astronauti coinvolti nelle attuali missioni spaziali alla ISS), rappresenta un elemento tutt’altro che congetturato o immaginario: bensì, come deve ben sapere chiunque si intenda pur minimamente di epidemiologia, statistica medica e di radiobiologia, al pari di ogni condizione epidemiologica di «rischio», è reale in tutti gli esami che fanno uso di radiazioni ionizzanti ; più precisamente, nel caso degli esami diagnostici radiologici, è definito stocastico ossia probabilistico, cioè per esposizioni al di sotto di particolari valori, definiti, appunto, quali “soglia”, oltre i quali è invece detto deterministico; quindi nel primo caso, ossia quello degli esami diagnostici di radiologia medica, essendo peraltro in senologia organo-dipendente correlato (per densità e volume) e quindi NON determinabile a priori (come anche qualche pseudo-studio statunitense invece vorrebbe congetturare, ipotizzando un valore massimo di 3 mGy/esame, invece variamente superabile), esso si sovrappone uniformemente e proporzionalmente al valore stesso della dose sviluppata, quale fattore di rischio e giammai di protezione, perché l’esposizione alle radiazioni produce un inequivoco danno – eventualmente auto-riparabile – dalle cellule.

Non a caso la norma di legge di riferimento, di cui peraltro si attende da tempo l’aggiornamento, il d. lgs. 187/00 , già modificato dalla Legge 39/2002, esprime costantemente ed inequivocabilmente, mediante l’utilizzo di differenti strumenti normativi, quali l’obbligo sia di giustificazione (art.3) che di ottimizzazione (art.4) dispositivi ordinariamente snobbati dalla classe medica, radiologi in primis, la necessità, sempre e comunque, non soltanto della riduzione della dose di radiazioni , ma dell’obbligo di scelta di metodiche alternative a quelle che ne facciano uso «che si propongono lo stesso obiettivo».

Ciò assume particolare rilevanza, altresì, visti i recentissimi aggiornamenti tecnologici in tema di diagnostica senologica, con l’avvento della metodica di c.d.“TOMO-SINTESI” della mammella, che si tenta, non soltanto con una pubblicità ovunque piuttosto spinta, ma anche all’interno di detto volume, di introdurre sempre più “indistintamente”, non soltanto verso i casi clinici, sia in assenza di opportuni studi retrospettivi – non quindi di “primi promettenti studi” – che tengano conto, quindi in modalità dimostrata e giammai congetturata, del futuro impatto a causa del maggior carico di dose di radiazioni (precisamente fino al 150% – non a caso la FDA statunitense ha espresso la perplessità su un utilizzo generalizzato della metodica), sia in violazione non soltanto della specifica normativa richiamata, ma anche del più generale comma 2 dell’art. 32 Cost. ove è sancito che nessuno debba essere in qualsivoglia modo costretto a subire qualsiasi trattamento sanitario (e la coazione non può, nel caso, non essere veicolata dalla disinformazione insita nella divulgazione, in associazione alla completa assenza di un REALE consenso informato all’atto della esecuzione dell’esame medico); non sono isolati, infatti, i casi di donne sottoposte a loro insaputa al c.d. “nuovo esame più dettagliato” che si proclama come metodica “preferibile a quella tradizionale, perché la qualità dell’immagine è migliore e l’impiego di raggi X ulteriormente ridotto” – informazione SOSTANZIALMENTE FALSA, giacché in un singolo caso qualsiasi, ossia operando con la medesima persona, la esecuzione della tecnica di tomosintesi comporterà necessariamente una dose superiore rispetto alla tecnica di mammografia convenzionale, ciò in quanto la prima ha una esecuzione con un più lungo tempo di esposizione, che può soltanto aumentare e mai diminuire il correlato valore di dose sviluppato.

A completare il tutto, in piena ideologia medico-autarchica, si minimizza e marginalizza la figura dei professionisti (i TSRM – Tecnici Sanitari di Radiologia Medica – mai interpellati e mai citati nel documento) che attendono la parte iniziale e per nulla in subordine dell’intero processo senologico: proprio la mammografia, che viene liquidata come una «metodica piuttosto semplice» : ebbene, di semplice vi è soltanto il metodo propagandistico utilizzato da LILT: l’esame non è affatto semplice, è invece caratterizzato da alto impatto psicologico che impone delicatezza per la persona, nonché dall’obbligo di alta precisione per l’esecuzione tecnica e dovrebbe prevedere una preventiva istruzione e preparazione delle utenti, soprattutto a carattere psicologico oltreché squisitamente tecnico, che non essendo approntata porta infatti le donne a sottoporsi all’esame base della senologia spesso in mere crisi di nervi, che non agevolano affatto la conduzione dell’esame; spesso e volentieri i professionisti devono accontentarsi di un supporto iconografico non ottimale, pur di non sottoporre le utenti ad ulteriori dosi di radiazione X ; tali limiti potrebbero essere tranquillamente superati da un supporto tecnico esperto; in realtà una informativa allo scopo (“Dal punto di vista tecnico”) era stata divulgata in ASST Valle Olona (VA), ma non è stata nemmeno presa in considerazione dalla varia dirigenza della stessa.

Sembra, pertanto, che la striminzita nota sulla tecnica mammografica sia il tallone di Achille di tutto il messaggio che si vuole far pervenire alle interessate, sempre che lo stesso non sia volutamente adulterato da qualsivoglia “altri interessi”.

Non è la prima volta che ci si imbatte in “svarioni” del genere, come quello, mediato dalle fake news americane, dell’utilizzo del paratiroidi durante l’esame mammografico (presidio peraltro ad eventuale uso dei professionisti e NON delle utenti) , o come quello, questa volta mediato da fake news tutte Italiane, dell’utilizzo del grembiule addominale in guaina piombifera anti-X : entrambe situazioni assolutamente ininfluenti, se non potenzialmente dannose, verso un superamento della dose corrispondente all’esame standard di mammografia digitale convenzionale, nel caso di ripetizione di iconografia tecnicamente imperfetta, indotta dai più probabili errori di posizionamento o sovrapposizioni di elementi di disturbo nelle immagini, dovuti all’impaccio determinato dall’improprio uso di tali dispositivi.

Ciò che andrebbe detto è che l’esame mammografico standard “2d” (a più basso “carico” di dose) è essenziale, ed il suo collegato rischio certamente percorribile, in ordine ad una eventuale diagnosi precoce; inoltre che il suo utilizzo deve essere gestito correttamente e che le indicazioni verso tale appropriatezza esecutiva devono esclusivamente provenire da professionisti sanitari specializzati; ma a giudicare dalla qualità di compilazione “dell’opuscolo dedicato messo a punto da LILT”, certamente non è stata richiesta alcuna consulenza da parte di chi questo esame lo conosce meglio di chiunque altro: primi tra tutti i TSRM, i Medici Radiologi ed i Fisici Sanitari coinvolti nella Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario (FONCaM), ovvero le loro rappresentanze professionali.

Pertanto, sarebbe auspicabile che una istituzione di tutto rispetto e grande prestigio come la LILT , che ha anche il diritto di richiedere donazioni o contributi volontari (il c.d. “bando 5×1000”) quindi gestendo ingenti somme di danaro di origine pubblica (visto che può permettersi anche ampi spazi pubblicitari sulle TV), curi molto meglio la redazione di tali opuscoli informativi, e prima di remunerare personaggi dello spettacolo che certamente poco o nulla sanno di sanità, faccia mettere testa e faccia ai veri protagonisti, che saranno ben lieti di fornire il proprio contributo ad un costo sensibilmente inferiore: OSSIA GRATUITAMENTE, perché tale collaborazione rientrerebbe nella propria “mission” professionale.

Potrebbe interessarti...