Appendicite: sintomi, cause, dieta e trattamento

Appendicite: quali tipi e come intervenire?
Appendicite: quali tipi e come intervenire?

Appendice infiammata

Per appendicite s’intende l’infiammazione dell’appendice vermiforme. Si fa distinzione tra una forma acuta ed una cronica.

I sintomi più comuni comprendono dolore addominale al quadrante inferiore destro, nausea, vomito e diminuzione dell’appetito.

Tuttavia, circa il 40% dei casi non presenta questi sintomi tipici. Gravi complicazioni che possono verificarsi in caso di rottura dell’appendice sono la peritonite e la sepsi.

L’appendicite è causata da un’ostruzione della cavità dell’appendice che può essere dovuta a coproliti, ad infiammazioni di origine virale a carico del tessuto linfoide, a parassiti, calcoli biliari o neoplasie.

L’ostruzione porta ad un aumento della pressione nell’appendice, ad una diminuzione del flusso di sangue ai tessuti della stessa e ad una proliferazione batterica all’interno che è la causa diretta dell’infiammazione.

La combinazione tra l’infiammazione, la riduzione del flusso sanguigno all’appendice e la sua distensione provoca la lesione dei tessuti e la loro morte.

Se questo processo non viene trattato, l’appendice può scoppiare rilasciando batteri nella cavità addominale, con conseguente grave dolore addominale e verificarsi delle complicanze.

Tra le varie tipologie di appendicite menzioniamo:

Appendicite acuta

Quando l’appendice si infiamma generando infezione. L’appendicite acuta è la causa più diffusa che caratterizza gli interventi chirurgici pediatrici.

L’infezione può degenerare determinando la rottura o perforazione dell’appendicite (peritonite).

E’ possibile distinguere tale forma patologica in:

Appendicite acuta catarrale

L’appendice si presenta molto infiammata e di colore rosso vivo. E’ una fase in cui il quadro è ancora circoscritto senza il coinvolgimento del peritoneo e può tuttavia regredire od evolversi verso la forma purulenta.

Appendicite purulenta

E’ la conseguenza di un peggioramento di un quadro clinico catarrale in cui non vi è stato un intervento medico idoneo. In tale fase l’appendice si presenta di color violaceo con formazioni ed ascessi pieni di pus che, se complicati, possono dare inizio ad una peritonite.

Appendicite gangrenosa

L’organo si presenta tumefatto e di color grigio verde con aree necrotiche secernenti materiale fecaloide e purulento.

Il rischio di peritonite acuta che rappresenta la complicanza più temuta in questa patologia è altissimo e, può sviluppare un quadro clinico che, se non trattato tempestivamente, può anche portare alla morte del soggetto.

 

Appendicite cronica

Quando l’infiammazione dell’appendice è prolungata nel tempo e non prevede una guarigione spontanea.

Il soggetto affetto da appendicite cronica vive periodi di benessere alternati a periodi in cui il dolore, localizzato nel basso ventre, si riacutizza.

Tra le cause che possono scatenarla: stitichezza ostinata, alimentazione composta da cibi fortemente irritanti, sforzo fisico.   

 

I sintomi dell’appendicite sono aspecifici e, soprattutto nelle fasi iniziali, la diagnosi è tutt’altro che semplice a causa di un quadro comune ad altre patologie tra cui: calcolosi ureterale, diverticolite di Merckel, neoplasie intestinali, gravidanza extrauterina, cistite, gastroenterite e colecistite acuta.

La diagnosi di appendicite è in gran parte basata sui segni e sintomi del paziente.

Nei casi in cui la diagnosi non può essere fatta sulla base della storia della persona e dell’esame fisico, una stretta osservazione, esami di laboratorio (conta leucocitaria) e tecniche di imaging biomedico possono essere utili.

I due test di imaging più comuni sono l’ecografia e la tomografia computerizzata (TC).

Nel rilevare l’appendicite acuta la TC ha dimostrato di essere più precisa dell’ecografia la quale, può (però) essere preferita come primo test di imaging nei bambini e nelle donne in gravidanza in quanto non comporta i rischi connessi con l’esposizione alle radiazioni ionizzanti come nel caso della TC.

Ma quale è il trattamento terapeutico indicato?

L’unica terapia efficace in caso di appendicite acuta, soprattutto se in fase avanzata, rimane quella chirurgica e cioè l’appendicectomia.

L’appendicectomia prevede la rimozione chirurgica dell’appendice tramite un’incisione aperta nell’addome (laparotomia) o in laparoscopia.

Terapie antibiotiche ed antidolorifiche praticate nel tentativo di scongiurare l’intervento sono scorrette e non fanno altro che determinare un peggioramento del quadro clinico del paziente.

Somministrare FANS non fa altro che mascherare la sintomatologia e portare ad uno sviluppo silente delle complicanze.

Nel post operatorio, il paziente, riceverà liquidi endovena per le prime 24 ore associati ad una terapia analgesica ed una antibiotica.

Ad avvenuta canalizzazione, inizierà ad alimentarsi con dieta liquida (brodo, acqua, succhi di frutta, ecc) per poi, introdurre gradualmente cibi leggeri ed altamente digeribili (pollo, patate, formaggi freschi, riso, ecc).

Il periodo di degenza in ospedale, in assenza di complicazioni, è stimato in circa 3 giorni.

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