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martedì, Luglio 27, 2021
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Anedonia: cos’è? come riconoscerla? come si cura?

Si definisce “anedonia” l’incapacità, totale o parziale, di provare soddisfazione, appagamento od interesse, per le consuete attività piacevoli (cibo, sesso e relazioni). “Anedonia” è sinonimo e riflesso di disturbi mentali, come depressione e psicosi croniche in genere.

L’anedonia è una condizione in cui la capacità di provare piacere è completamente o parzialmente perduta, e si riferisce sia ad un sintomo di stato, riscontrabile in vari disturbi psichici, sia ad un tratto di personalità.

Possiede uno specifico substrato neurobiologico, consistente nel circuito della gratificazione (reward), ovvero nei circuiti dopaminergici mesolimbico e mesocorticale.

L’anedonia si riscontra frequentemente nei disturbi dell’umore, come sintomo negativo nella schizofrenia e nel disturbo da uso di sostanze.

Storia.

Il termine anedonia, dal greco antico ed è stata introdotta nella nosografia psichiatrica da Ribot nel 1896. Egli definì l’anedonia come l’incapacità di esperire piacere, riferendosi sia ad un sintomo, presente in vari disturbi psichici, sia ad un tratto di personalità.

Il DSM-5 la definisce come un diminuito interesse o piacere in risposta a stimoli precedentemente percepiti come gratificanti in una fase premorbosa.

Psicopatologia dell’anedonia.

In tempi recenti, grazie agli studi volti ad evidenziare le basi genetiche della psicopatologia, identificando degli endofenotipi, l’anedonia ha gradualmente guadagnato nuove attenzioni da parte della ricerca.

L’importanza in psicopatologia è evidenziata accanto ad un’aumentata reattività allo stress, rappresenti il più importante candidato per assurgere al ruolo di endofenotipo psicopatologico della depressione maggiore.

Questa assenza di piacere può riflettersi sia nelle attività sia nelle relazioni. Viene definita “sociale” quando il disinteresse è mirato alle sole relazioni interpersonali, mentre è detta “fisica” quando il cibo, il sesso e le emozioni non procurano alcun piacere al soggetto. Entrando nello specifico si parla di “anedonia sessuale” per indicare l’incapacità di godere nel mero atto sessuale, una sorta di anorgasmia.

Considerandolaun disturbo mentale, le terapie sono pressoché identiche a quelle utilizzate per la cura della depressione e dei disturbi di natura psicologica: le sedute di psicoterapia e supporto farmacologico, per diminuire la negatività derivata dal disturbo anedonico.

Sintomo, non malattia.

L’anedonia non è una patologia a sé stante, ma accompagna molti disturbi della personalità.

Può anche correlarsi a disturbi di abuso di sostanze come l’alcol.

Tra le malattie correlate ad essa vi è il morbo di Parkinson. Inoltre vi sono due teorie che la correlano la schizofrenia; infatti per alcuni studiosi l’anedonia è sintomo della malattia schizofrenica, mentre per altri è un tratto della personalità predisponente alla schizofrenia stessa.

Dott.ssa Giulia De Francesco
Infermiera, classe 1994. Vive a Imola e lavora presso l’AUSL Romagna (Faenza); studia a Bologna per conseguire la laurea magistrale. Laurea in infermieristica con Lode presso l'Università di Bologna, I sessione (ottobre 2016). Master in funzioni di coordinamento con Lode presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, I sessione (novembre 2018). Una pubblicazione scientifica sulla rivista italiana ANIPIO "Sperimentazione di una check-list per implementare un Bundle per la prevenzione delle batteriemie correlate a Catetere Venoso Centrale" (ottobre 2017). Ama leggere e camminare, non datele un microfono perché improvvisa un karaoke ovunque.
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