Meningite: sintomi, trattamento, vaccini e prevenzione

Meningite: cos'è, come riconoscerla e cura
Meningite: cos'è, come riconoscerla e cura

Meningite: sintomi e diagnosi

Viene definita meningite una malattia del sistema nervoso centrale, generalmente di origine infettiva, caratterizzata dall’infiammazione delle meningi (le membrane protettive che ricoprono l’encefalo ed il midollo spinale); è la più frequente sindrome infettiva del sistema nervoso centrale.

Qualora l’infiammazione coinvolga anche il parenchima cerebrale, si definisce meningoencefalite.

Può essere causata da batteri, virus od altri microrganismi, e meno frequentemente riconosce un’eziologia neoplastica, autoimmune o iatrogena (da farmaci). 

Può essere altresì classificata a seconda del suo andamento in acuta, subacuta o cronica; le varie forme riconoscono cause in genere differenti.

La gravità di una meningite è molto variabile: da forme asintomatiche o subcliniche, per esempio nel contesto di malattie sistemiche, ad episodi fulminanti, che mettono a rischio immediatamente la vita, e si configurano come emergenze mediche.

Il quadro clinico di una meningite acuta si fonda sulla classica triade costituita da febbre, cefalea e rigidità nucale; a questi sintomi si aggiungono, con diversa frequenza, contratture muscolari, vomito a getto, alterazioni dello stato di coscienza, incapacità di tollerare la luce (fotofobia) ed i rumori (fonofobia), convulsioni.

La sintomatologia varia in base all’agente causale, alla velocità di insorgenza ed allo stato del paziente: a volte, nei bambini piccoli possono essere presenti solo alcuni sintomi aspecifici, come irritabilità e sonnolenza.

La diagnosi di meningite trova il suo cardine nell’analisi chimico-fisica e microbiologica del liquido cefalorachidiano, il fluido racchiuso tra le meningi ed il sistema nervoso centrale, che può essere prelevato con l’esecuzione di una puntura lombare e l’inserimento di un ago nel canale vertebrale.

Il trattamento usuale per la meningite acuta è la somministrazione precoce di farmaci antibiotici e, talvolta, antivirali.

In alcune situazioni si può anche ricorrere alla somministrazione di corticosteroidi per prevenire i danni derivanti dalla risposta infiammatoria.

Una meningite batterica non trattata prontamente può essere letale, o può portare a gravi conseguenze permanenti, come sordità, epilessia, idrocefalo e deficit cognitivi.

Alcune forme di meningite, come quelle causate da meningococchi, Haemophilus influenzae di tipo B, pneumococchi o da virus della parotite, possono essere prevenute con le apposite vaccinazioni.

Sono tre, come già evidenziato, i punti ritenuti essenziali per limitare la mortalità e le sequele devastanti della meningite:

  • Precoce riconoscimento dei segni e sintomi clinici.
  • Repentina esecuzione delle procedure diagnostiche.
  • Tempestiva somministrazione della terapia antibiotica.   

I segni e sintomi della meningite sono distinti (generalmente) per età:

  • Bambino oltre 2 anni: l’esordio classico della meningite si caratterizza per la presenza di febbre, cefalea, rigidità nucale, manifestazioni cliniche classiche di irritazione meningeale, fotofobia, vomito, alterazione dello stato di coscienza e crisi convulsive.
  • Neonato e lattante: la diagnosi è più complessa per la presenza di segni clinici che tendono ad essere più imprecisi.
  • Adulti: cefalea, febbre, vomito e rigidità nucale. L’estesa variabilità di manifestazioni cliniche comprende anche: sepsi, shock, coma e morte.

Quali sono dunque i criteri diagnostici?

In caso di sospetta meningite batterica acuta deve essere (sempre) eseguita un’emocoltura ed  una puntura lombare (i risultati del liquor confermano la diagnosi clinica?).

Le strategie di controllo che possono essere attivate nei confronti della meningite riguardano la gestione dei casi clinici e l’immunizzazione tramite vaccino.

In caso di sospetta meningite, oltre ai punti esposti in precedenza, è fondamentale ricostruire i “contatti” avuti nei 10 giorni precedenti i sintomi (l’incubazione dura 3-4 giorni estendibili a 10) e, considerare a rischio solo i soggetti che sono stati in stretto contatto con il soggetto in questione.

Per fare chiarezza specifichiamo che per “contatti” stretti si intendono:

  • Familiari o conviventi.
  • Contatti intimi: conviventi e persone entrate in contatto sufficientemente ravvicinato nel periodo strettamente connesso al periodo di incubazione della malattia attraverso: effusioni, condivisione di stoviglie, amici intimi di scuola che abbiano frequentato la stessa classe.
  • Coloro che durante l’attività lavorativa sono venuti in contatto diretto (attraverso la bocca, il naso o le congiuntive) con: secrezioni orali, goccioline nasali e nasofaringee di persone infette (rianimazione bocca a bocca, intubazione endotracheale), manovre assistenziali effettuate a meno di un metro dal soggetto infetto.
  • Non sono da considerarsi “contatti” stretti gli operatori che sono venuti a contatto con soggetti isolati funzionalmente (intubati, dotati di mascherina protettiva) o che hanno avuto accesso all’area di degenza del paziente mantenendo una distanza superiore al metro. Nel dubbio, su questo ultimo punto, il lavoratore va considerato esposto a rischio.

A scopo preventivo, i contatti stretti dovranno assumere una profilassi antibiotica entro 24 ore dal presunto contagio.

La strategia che sembra, tuttavia, ottenere migliori risultati resta comunque l’immunoprofilassi.

Per quel che riguarda il vaccino anti-meningococco ve ne sono svariati tipi:

  • Il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): è il più utilizzato e protegge solo dal sierogruppo C.
  • Il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W ed Y.
  • Il vaccino contro il meningococco di tipo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.

In caso di sospetta o (comunque) confermata meningite, vanno messe in atto tutte le precauzioni del caso:

  • Il degente deve essere collocato in stanza singola. La porta deve restare chiusa e segnalata con apposita indicazione.
  • Il paziente deve rimanere in isolamentorespiratorio per le 24 ore successive all’inizio della terapia e deve limitare gli spostamenti (solo se essenziali).
  • E’ importante che l’accesso a questa stanza venga regolato e permesso solo al personale che deve eseguire procedure assistenziali. Eventuali visitatori vanno adeguatamente informati sulle norme a cui attenersi.
  • I dispositivi di protezione individuale (dpi) sono costituiti da: camice monouso, occhiali, mascherina chirurgica per tutti gli operatori che accedono nell’area di ricovero, maschera tipo FFP2S per gli operatori che eseguono manovre di rianimazione.

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