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Infermiere racconta l’Alzheimer: assistere Paolo, esperienza unica!

Infermiere racconta l’Alzheimer: assistere Paolo, esperienza unica!
Alzheimer: una patologia terribile!

Un giovane infermiere ci racconta la sua esperienza accanto ad una persona con l’Alzheimer: nelle sue parole l’emozione di un rapporto che ha toccato l’amicizia tra generazioni diverse!

Andrea è un infermiere di 24 anni, nell’ultimo anno ha assistito Paolo, signore di 88 anni scomparso durante il mese di giugno per una polmonite per la quale nemmeno la terapia intensiva dell’Umberto I di Roma ha potuto niente. Questa è la sua esperienza.

Ero laureato da poco più di due mesi quando sono entrato per la prima volta in casa di Paolo. Una bella casa molto grande con il giardino nella periferia nord-ovest di Roma. All’inizio accetti qualunque lavoro e quello sembrava il meno peggio che avessi trovato: dovevo di fatto prendermi cura del marito della Signora che mi aveva contattato.

Aveva l’Alzheimer, diagnosticato e seguito ambulatorialmente, portatore di catetere vescicale. Mangiava cibo morbido e prendeva un sacco di medicine per il cuore, altro suo punto debole oltre il cervello.

Accettai. La mia presenza era richiesta per tre ore quasi ogni giorno. In realtà per il mio lavoro sarebbero bastati forse 20′ ma la signora aveva solo me come possibilità per uscire a fare le faccende. Quindi il restante del tempo lo occupavo stando insieme a vedere la tv o a guardare il mondo dal giardino.

Ho frequentato quella casa per 11 mesi ed ho collezionato ricordi bellissimi. Tra me e Paolo si era instaurata una naturale complicità che a volte mi faceva riflettere circa il suo grado di compromissione cognitiva: quando in televisione passavano qualcosa di comico, lui rideva alle battute e mi guardava divertito, come a cercare la mia risata o una mia battuta a rincarare.

Quando guardavamo lo sport e succedeva qualcosa di emozionante (un goal, una bella giocata, una schiacciata a pallacanestro) lui mi guardava a bocca aperta pieno di stupore. 

Amava gli animali e quando qualche gatto dei giardini vicini si intrufolava nel giardino lui iniziava a sorridere e cercava di richiamarlo con i tipici suoni con cui si richiamano i gatti per fargli le coccole.

Lo scorso giugno una polmonite se l’è portato via. Lasciando un grande vuoto nella moglie.

E un pò anche in me.

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