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La Metformina è uno dei principali farmaci per il trattamento del Diabete Mellito di Tipo 2. Viene utilizzata in particolare nelle persone sovrappeso.

La Metformina Cloridrato è un farmaco per il trattamento del Diabete mellito di tipo 2 della famiglia delle biguanidi. È commercializzato con svariati nomi commerciali ed è un farmaco di prima linea per il trattamento del diabete mellito di tipo 2, in particolare nelle persone sovrappeso.

Diabete: esistono due Mellito Tipo 1, il primo esordisce in età infantile, il secondo in una età più avanzata.

Il meccanismo d’azione della metformina non è ancora chiarito nei dettagli ma non sembra dipendere dalla presenza di cellule β nel pancreas poiché non pare stimolare la secrezione di insulina, come le sulfaniluree. Al momento si ritiene che essa riduca la concentrazione ematica di glucagone e diminuisca la glicemia, cioè i valori di glucosio nel sangue, sia riducendone la produzione da parte del fegato, per diminuzione della gluconeogenesi, sia aumentandone il consumo da parte dei tessuti periferici, per aumento della glicolisi, sia riducendone l’assorbimento da parte dell’intestino. Per ciò che riguarda la diminuita gluconeogenesi epatica, si suppone che la metformina alteri i substrati del complesso I della catena respiratoria mitocondriale.

La Metformina non induce diminuzione della glicemia in persone non diabetiche a meno che non ne vengano assunte alte dosi.

Usi clinici.

Attualmente la metformina è il farmaco di scelta in pazienti affetti da diabete di tipo II (non insulino dipendente). Presenta vantaggi interessanti specie in persone obese, poiché non induce aumento di peso e la comparsa di ipoglicemia è un fenomeno poco comune.

La metformina può anche essere associata alle sulfaniluree, qualora queste ultime si siano rivelate insufficienti.

Generalmente le terapie a base di metformina prevedono una dose iniziale di 500 mg dopo colazione. Dopo qualche giorno, se la glicemia non si è normalizzata, si può aumentare la dose distribuendola in maniera frazionata dopo i pasti principali (colazione, pranzo e cena). Si consiglia di non superare i 3 g giornalieri (generalmente 2-2,5 g al dì). Il frazionamento del farmaco lungo l’arco della giornata è utilizzato per limitare i fastidiosi effetti gastrointestinali che si avrebbero con somministrazione unica.

Recenti studi del Bush Institute for Research on Ageing in California, dopo esperimenti positivi condotti su vermi e topi, ipotizzano la possibilità della metformina di aumentare la longevità della vita umana, nel migliore dei casi fino a 120 anni.

Delle osservazioni recenti su pazienti in cura con metformina hanno dimostrato che il composto è in grado anche di migliorare la prognosi dei soggetti colpiti da patologie tumorali.

Uno studio del 2018, che deve iniziare la fase di sperimentazione clinica, ha impiegato una combinazione di metformina unita ad una dieta ipoglicemica, per inibire i due processi coi quali la cellula può generare energia (rispettivamente, la glicolisi e la fosforilazione ossidativa).

La terapia è stata testata da uno studio in vivo effettuato solo su cellule tumorali e in assenza di chemioterapia: in vivo, il trattamento non ha evidenziato tossicità nei tessuti sani, mentre c’è stata mortalità delle cellule tumorali. Il ricercatore ha dichiarato che «si sa da circa un secolo che il metabolismo è una delle differenze chiave fra la cellula cancerosa e quella sana, e quindi deve essere possibile uccidere le cellule malate sfruttando questa differenza».

Effetti avversi.

I più comuni effetti collaterali della metformina sono di natura gastrointestinale: nausea, vomito, anoressia, diarrea, dolore addominale, sonnolenza. Sono generalmente dose dipendenti (cioè compaiono più frequentemente in persone che assumono dosaggi alti), compaiono soprattutto all’inizio della terapia e tendono ad essere transitori. Nel 3-5% dei casi, comunque, la diarrea può essere persistente e bisogna sospendere l’uso della metformina.

L’uso cronico della metformina può limitare l’assorbimento di vitamina B12, per cui si consiglia di valutarne i livelli ematici e l’ematocrito al fine di valutare la necessità di una supplementazione parenterale.

Talvolta si può sviluppare uno stato di acidosi lattica che compare più frequentemente in persone con insufficienza renale, con malattie epatiche, alcoliste o con condizioni tali da facilitare la comparsa di ipossia (tipo malattie cardiopolmonari croniche). In persone in tali condizioni, perciò, l’uso della metformina è controindicato. Porta, in alcuni casi, notevoli disturbi del visus.

Interazioni.

È bene non eccedere con l’alcol in quanto, come si è precedentemente affermato, può aumentare il rischio di acidosi metabolica.

Uno studio sui ratti da laboratorio ha dimostrato un aumento della durata della vita delle cavie che assumevano metformina di circa il 40%. La FDA ha autorizzato la sperimentazione su un campione di 3000 pazienti già affetti da patologie come demenza senile, Parkinson e tumori presso l’Istituto per l’invecchiamento Buck in California.

Gli inibitori delle monoammino ossidasi (iMAO, farmaci ad azione antidepressiva) possono aumentare gli effetti ipoglicemizzanti della metformina.

La cimetidina (un antagonista del recettore H2 per l’istamina usato nella terapia dell’ulcera peptica) è in grado di diminuire l’escrezione renale della metformina provocandone un aumento dei livelli ematici.

Avvertenze.

Associazione con rosiglitazone o pioglitazone: evitare la somministrazione di metformina più rosiglitazone in pazienti con insufficienza cardiaca grave con notevole limitazione dell’attività fisica, pazienti allettati o impossibilitati alla deambulazione; evitare l’associazione della biguanide con un glitazone in pazienti con cardiopatia ischemica, soprattutto se in terapia con nitrati ed in pazienti con arteriopatia periferica in quanto l’associazione è correlata ad un aumento significativo del rischio di infarto del miocardio. L’assunzione di rosiglitazione da parte di donne diabetiche per periodi prolungati è stata associata ad un aumento dell’incidenza di fratture (Studio ADOPT).

Procedure diagnostiche che richiedono l’uso di mezzi di contrasto iodati: la metformina non deve essere somministrata nei pazienti, adulti o pediatrici, trattati con mezzi di contrasto iodati. L’attuale raccomandazione richiede la sospensione del farmaco per le 24-48 ore precedenti la procedura e la ripresa della terapia ipoglicemizzante dopo 48 ore solo se la funzionalità renale risulta nella norma.