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Prelievo Ematico Capillare: la procedura corretta. Ruolo dell’Infermiere e dell’OSS.

Come eseguire correttamente un Prelievo Ematico Capillare? Ecco la procedura esatta così come indicata dalle ultime linee guida. L’OSS può eseguirlo?

Quali sono le responsabilità dell’Infermiere nel prelievo ematico capillare e nella prevenzione delle complicanze ad esso correlate? E qual è la corretta procedura? E l’OSS può eseguirlo in autonomia? Scopriamolo assieme.

La misurazione della Glicemia rientra tra le cosiddette indagini diagnostiche essenziali, che che ci danno un primo quadro generale delle condizioni di salute dell’Assistito. L’Infermiere può eseguirlo in totale autonomia, mentre l’OSS non può farlo, ma può assistere il primo.

Il ruolo dell’Infermiere nel prelievo capillare.

L’Infermiere deve compiere una corretta procedura nel prelievo capillare per non inficiare l’esito finale dell’indagine diagnostica. La glicemia è importante, per cui un valore sbagliato potrebbe pregiudicare l’avvio o l’esito di un intervento terapeutico mirato. Ricordiamoci che il più delle volte lo si esegue su pazienti diabetici o intolleranti al glucosio. Spesso è utilizzato anche nelle emergenze e nelle urgenze per avere un quadro completo dello stato clinico del Paziente nell’immediato.

Il ruolo dell’OSS.

In alcune strutture sanitarie o socio sanitarie vediamo gli Operatori Socio Sanitari (OSS) rilevare alcuni parametri vitali (Temperatura Corporea e Saturimetria), più raramente o quasi mai la Pressione Arteriosa e la Glicemia Capillare. Queste due sono indagini diagnostiche che sono prevalentemente ad appannaggio dei sanitari (Medici, Infermieri, Infermieri Pediatrici ed Ostetriche/i). L’OSS tuttavia può adiuvarli attraverso la preparazione del materiale occorrente, lo smaltimento di quello utilizzato e nella sistemazione del Paziente.

La Procedura.

Il Prelievo Ematico Capillare è finalizzato all’acquisizione di un campione di sangue (una goccia) a scopo prettamente diagnostico. Non viene usato solo per la Glicemia, ma, anche se più raramente, per INR, Emocromo ed indagini ematiche specifiche. In ogni caso la procedura deve essere eseguita in maniera corretta.

Sappiamo bene dal Profilo Professionale dell’Infermiere (D.M. 739/94) che esso è responsabile dell’assistenza generale infermieristica e può effettuare indagini diagnostiche in autonomia, previa prescrizione medica (ma anche di sua sponte), tra cui il prelievo ematico capillare.

L’infermiere, pertanto, procede all’accertamento sanitario di sua competenza e valuta:

  • la presenza di prescrizione medica e la tipologia dell’indagine (di routine o di emergenza, in riferimento alla condizione clinica generale del paziente); ciò non vale nell’ambito dell’emergenza/urgenza, dove appositi protocolli bypassano la prescrizione;
  • le condizioni della cute del paziente nel potenziale sito di puntura (ad es. evitare zone con ematomi/escoriazioni) e il livello di pulizia della cute stessa;
  • le condizioni della circolazione sanguigna del paziente nel potenziale sito di puntura (per
    stabilire se un campione prelevato da quella zona sarebbe valido e se la guarigione del sito potrebbe essere compromessa);
  • l’eventuale presenza di allergie del paziente (è possibile che sia allergico alle sostanze
    contenute nel disinfettante e/o nei guanti);
  • il livello di comprensione e collaborazione del paziente, l’eventuale presenza di belonefobia (fobia per aghi e taglienti).

L’infermiere pertanto si assicura che sia presente tutto il materiale occorrente per la procedura (può farlo con l’aiuto dell’OSS):

  • disinfettante (Clorexidina o Amuchina, evitare Betadine);
  • guanti monouso;
  • garze sterili;
  • glucometro (o altra apparecchiatura finalizzata ad indagini ematiche differenti);
  • lancette sterili (pungidito);
  • strisce reattive;
  • traversa monouso;
  • contenitore per aghi e taglienti.

Prima di tutto però:

  • effettua l’igiene delle mani;
  • garantisce la privacy del paziente;
  • verifica la prescrizione medica (se necessaria) e l’identità del paziente (in emergenza avviene sempre dopo);
  • informa il paziente, con parole adatte al suo livello di comprensione, sulle fasi e sull’utilità della manovra che si sta per eseguire affinché egli comprenda pienamente ciò che verrà effettuato e aumenti la sua collaborazione;
  • procede alla detersione della zona prima di pungere (se possibile, chiede al paziente di effettuare l’azione in autonomia; se non è possibile effettuare la detersione, procede con l’antisepsi della zona prima di pungere);
  • massaggia delicatamente la sede prescelta (soprattutto se la mano è fredda o è vaso-costretta);
  • accende il glucometro (o altra apparecchiatura) e predispone la striscia reattiva al funzionamento;
  • indossa i guanti monouso;
  • fora la parte laterale del polpastrello;
  • asciuga la prima goccia di sangue;
  • favorisce la fuoriuscita della seconda goccia di sangue comprimendo delicatamente l’area circostante il sito di puntura e appoggia la goccia di sangue sulla striscia reattiva;
  • tampona con un batuffolo di cotone il sito di puntura;
  • legge il valore della glicemia e lo comunica al paziente.

Al termine della procedura l’Infermiere (anche con l’ausilio dell’OSS):

  • smaltisce i rifiuti;
  • rimuove i guanti ed effettua l’igiene delle mani;
  • registra la procedura effettuata e il valore rilevato e lo comunica tempestivamente al medico, ove necessario;
  • ripristina il materiale.

Leggi anche:

Come si misura correttamente la glicemia.

Gli OSS diventano Infermieri in Veneto grazie ad una delibera della Regione. Ed è polemica.

Redazione AssoCareNews.it
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