Donazione degli Organi: il futuro è il silenzio-assenso!

Donazioni in aumento con il silenzio assenso!
Donazioni in aumento con il silenzio assenso!

I maggiorenni olandesi, a partire da luglio del 2020, dovranno dichiarare la volontà donare i propri organi dopo la propria dipartita.

E, nel caso non lo facessero, vigerà il principio del silenzio-assenso.

Con due soli voti di scarto, il parlamento dei Paesi Bassi ha infatti approvato una legge che introduce il sistema cosiddetto opt out (dall’inglese “rifiutare”): la donazione degli organi avviene automaticamente, a meno di una specifica opposizione dichiarata in vita.

Ogni cittadino sopra i 18 anni, dunque, non ancora registrato come donatore, riceverà una missiva in cui si chiede se vuole diventarlo. Chi non risponderà alla prima lettera, e ad una seconda, entro sei settimane, sarà considerato donatore, nonostante sia possibile ripensarci in qualsiasi momento.

Al momento, il 60% dei cittadini olandesi, non ha registrato le proprie volontà. In base alla legge in vigore, quando manca l’espressione di volontà a decidere è automaticamente il parente più prossimo.

La decisione del Senato olandese riapre così il dibattito sui due principali sistemi di manifestazione della volontà, adottati nel mondo: nell’opt in, la persona deve dichiarare in modo esplicito il sì o il no alla donazione. Nell’opt out invece, la donazione è automatica a meno che non ci sia un’opposizione specifica lasciata in vita.

Ma come funziona (invece) il sistema della donazione d’organi e tessuti in Italia? Per legge (la 91 del 1999), chi non ha manifestato esplicitamente una volontà su questo delicato argomento dovrebbe essere considerato un donatore.

Sarebbe in vigore cioè il principio del silenzio-assenso. Utilizziamo il condizionale poiché, in pratica, non è così. La stessa legge del ‘99, infatti, prevedeva che lo Stato chiedesse ai suoi cittadini maggiorenni un’espressa dichiarazione. E, a maggiore garanzia degli stessi, questa lettera di richiesta avrebbe dovuto essere notificata come un atto giudiziario per essere sicuri che tutti la ricevessero. Poi ci si è accorti che la procedura sarebbe stata molto costosa e complicata. Così la regola del silenzio-assenso, in realtà, non ha mai avuto effetto. Al suo posto, vige il principio del consenso o del diniego esplicito (previsto dall’art. 23 della legge 91): chi vuole può – non è un obbligo – esprimere la propria volontà riguardo alla donazione di organi e tessuti. Se non lo fa, la legge prevede la possibilità per i familiari aventi diritto (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni, e genitori) di opporsi al prelievo, limitatamente però al periodo di accertamento di morte.

Ma quali sono i fattori che influenzano la decisione di donare un organo, quando si è ancora in vita? Se lo è chiesto un gruppo di ricercatori statunitensi. In un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in transplantation, gli autori hanno esaminato quali possano essere i potenziali ostacoli e gli elementi in grado invece di facilitare la donazione di rene da vivente, analizzando quali fattori siano considerati fondamentali nella decisione della donazione.

In base alla valutazione data dai 30 partecipanti è emersa una “classifica”: l’altruismo; la relazione con il ricevente; la conoscenza; i rischi; la convenienza; i costi; il supporto; il beneficio personale; la religione.

I risultati suggeriscono (dunque) che gli sforzi delle campagne d’informazione pubblica che cercano di aumentare i tassi di donazione da vivente dovrebbero fare appello all’altruismo ed aumentare la conoscenza circa l’impatto o l’assenza di fattori d’influenza sullo stile di vita e sulla salute futura di chi dona.

Potrebbe interessarti...