Alzheimer e amore: ecco la storia di nonna e nipote in un film.

Alzheimer e amore: ecco la storia di nonna e nipote in un film.
Alzheimer e amore: ecco la storia di nonna e nipote in un film.

La malattia di Alzheimer è un’onda che silenziosa investe numerose famiglie in Italia.

Ci basti pensare che oltre un milione sono i pazienti oggi in Italia affetti da disturbi che rientrano nella demenza, e oltre 3 milioni le persone che li assistono. La storia di Giorgia e di nonna Bruna è una storia speciale, e per chi come me ha avuto l’onore di conoscere queste due potenti donne non può non vedere nel loro rapporto un continuo inno alla Vita. Oggi nonna Bruna vive nell’affetto di chi gli ha voluto bene e l’ha conosciuta. Sua nipote Giorgia Righini, che ha vissuto la malattia della nonna da vicino, ha avuto il coraggio di farne un film a tratti dolce a tratti crudo di quella realtà che ha permeato gli ultimi anni della nonna, ex infermiera manicomiale.

La storia d’amore con mia nonna è iniziata 31 anni fa, “è la nonna buona” come dicevo a tutti da piccola.

Solo ora mi rendo conto di quanto possa essere difficile descrivere i ricordi perché sono salvati nella mia mente come una sorta di piccoli cortometraggi e il tempo li ha resi meno vividi e spesso le emozioni vengono mediate dalla razionalità.

La mia tesi è iniziata per gioco durante il secondo anno di università. 

Con la morte di mio nonno le è mancato un grosso punto di riferimento e dopo numerose visite mediche nelle quali sottovalutavano la gravità della situazione con frasi tipo: “bhè la Bruna ha 75 anni è normale che perda un pò la memoria” le venne diagnosticata la demenza senile / Alzheimer.

In circa 6 mesi la malattia si palesò e progressivamente iniziò ad avere tutti i sintomi…allucinazioni, nascondeva la carta igienica nel frigorifero e le scarpe nel forno fino a non riconoscersi più allo specchio, non riconoscere più la sua casa e non riconoscere più le persone care.

Fu molto complesso accettare tutti i cambiamenti e da questa esperienza cruda nacque il desiderio di girare un documentario, la mia storia d’amore con mia nonna.

Da lì iniziò un viaggio emozionale durato quasi tre anni, fatto di piccoli spaccati quotidiani, di un amore puro che va oltre la malattia, che supera la comprensione e che salda l’affetto nelle difficoltà.

Il documentario riassume questo trascorso e rappresenta la selezione delle scene e delle parti più dolci e che meglio la descrivono. 

E così ho affrontato il mio dolore, ho accettato con consapevolezza la sua trasformazione che tendo a custodire con gelosia ma senza farne mistero alle persone che come me hanno vicino una persona cara con la stessa malattia.

Anche nell’ultima parte della sua vita quando non riusciva a parlare, quando non mi riconosceva più e mi chiamava con un semplice “OH” e quando le facevo una semplice battuta e vedevo i suoi occhi brillare mi rendeva la nipote più felice del mondo.

Mia nonna non è un personaggio del passato è una figura costante nel mio presente anche se ora non è più su questa terra. 

Questa è la tesi di Giorgia Righini che ha conseguito la laurea come media designer presso NaBa, Nuova Accademia Belle Arti di Milano, in Media Design e Arti Multimediali. Oggi memore di quella esperienza di amore e vicinanza Giorgia lavora come fotografa freelance di ritratti e reportage, nonché videomaker specializzata in video emozionali

 

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