Prevenzione, dieta e malattie cardiovascolari: consigli e soluzioni!

Cibo e dieta: come prevenire malattie cardiovascolari?

Quale alimentazione è giusta per prevenirle?

Le malattie cardiovascolari, come l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, come l’ictus ischemico ed emorragico, secondo i dati ISTAT 2016, rappresentano la principale causa di morbosità, invalidità e mortalità in Italia, sia negli uomini che nelle donne. L’alta prevalenza di malattie cardiovascolari è in gran parte attribuibile allo stile di vita contemporaneo, caratterizzato da sedentarietà e da una dieta ricca di grassi saturi e zuccheri e ridotto consumo di acidi grassi polinsaturi, frutta, verdura e fibre.

Fibra alimentare è un termine utilizzato per diversi carboidrati che sfuggono alla digestione nell’intestino tenue. I principali tipi di fibra alimentare sono: cellulosa, emicellulosa, gomme, mucillagini, betaglucani, lignina e amido resistente. È possibile fare una distinzione tra FIBRA INSOLUBILE presente soprattutto nei cereali integrali e nei legumi, e la FIBRA SOLUBILE, presente soprattutto nella frutta e nella verdura.

La fibra alimentare rallenta lo svuotamento gastrico, anticipa il senso di sazietà e lo mantiene più a lungo, rallenta l’assorbimento del glucosio e quindi modifica la risposta glicemica al pasto, è in grado di influenzare anche il metabolismo dei lipidi: è stato dimostrato che un consumo di 5-10g di fibra alimentare riduce del 5% le concentrazioni plasmatiche di colesterolo LDL, dal momento che riduce l’assorbimento del colesterolo e ne incrementa l’escrezione fecale. La fibra regola la funzione intestinale, aumenta la massa fecale e ne accelera il tempo di transito intestinale. Inoltre, sembra svolgere un’azione protettiva nei confronti dei tumori perché a livello intestinale lega i metalli pesanti e i composti carcinogeni limitandone la tossicità. L’assunzione giornaliera raccomandata è di 25g al giorno per la popolazione adulta. Leggermente inferiore, intorno ai 10g al giorno per la popolazione pediatrica.

Studi epidemiologici hanno confermato una forte associazione tra il consumo di grassi, in particolare gli acidi grassi saturi e trans, i livelli plasmatici di colesterolo e il tasso di mortalità per coronaropatia. Sono stati, inoltre, segnalati effetti cardiovascolari benefici nelle popolazioni che consumano una dieta di tipo mediterraneo. Infatti, molti nutrienti e sostanze fitochimiche presenti nella frutta e nella verdura, compresi fibre, vitamine, minerali e antiossidanti, hanno dimostrato di favorire la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari. Pertanto, nei pazienti con malattia conclamata, gli sforzi si concentrano sulla combinazione di trattamenti farmacologici e interventi nutrizionali.

I lipidi sono una classe molto eterogenea di sostanze accomunate dalla caratteristica di essere insolubili in acqua. I lipidi rappresentano per l’uomo la maggior fonte di energia, 1 grammo di grassi presenti nella dieta fornisce 9 kcal. I lipidi non solo hanno una funzione energetica molto importante ma facilitano l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A-D-E-K), sono i precursori di alcuni ormoni tra cui il testosterone, il progesterone e gli estrogeni, rappresentano il nostro isolante termico, sono precursori della vitamina D e degli acidi biliari, svolgono una funzione strutturale essendo dei componenti fondamentali delle membrane plasmatiche di tutte le cellule e, a livello alimentare, rendono più appetibili i piatti. È possibile stabilire una classificazione chimica che suddivide i grassi come saturi, quando presentano solo legami semplici tra le molecole di carbonio, monoinsaturi, quando presentano un legame doppio, e polinsaturi, quando presentano due o più doppi legami. I grassi saturi prevalgono ne mondo animale, quelli insaturi nel mondo vegetale.

Gli acidi grassi, inoltre, possono avere una conformazione CIS o TRANS. Quelli presenti in natura hanno una conformazione CIS, gli acidi grassi TRANS, invece, derivano dai processi tecnologici e industriali che portano all’idrogenazione e, anche se chimicamente sono dei grassi insaturi, a livello nutrizionale si comportano come i grassi saturi: aumentano il tasso di colesterolo-LDL (comunemente detto colesterolo cattivo) e ridurre contemporaneamente il livello di colesterolo-HDL (colesterolo buono). Si trovano nella margarina, e in alimenti confezionati come le salse o i biscotti. La raccomandazione riguardo gli acidi grassi trans è quella di ridurne al minimo l’assunzione (<1%).

I progressi nella conoscenza sia dei processi patologici che di componenti dietetici salutari hanno fornito nuove vie per sviluppare prodotti farmaceutici e strategie dietetiche per arrestare lo sviluppo della malattia vascolare. A questo proposito, negli ultimi anni, sono state sviluppate strategie pioneristiche nutrizionali, come i nutraceutici, volte a ridurre i principali fattori di rischio aterosclerotici e promuovere la salute cardiovascolare. Inoltre, un numero crescente di evidenze cliniche ha dimostrato effetti cardiovascolari positivi associati all’assunzione di fibre alimentari, agenti naturali che abbassano i livelli di colesterolo, olio d’oliva, omega-3, antiossidanti e polifenoli. Inoltre, l’assunzione di acidi grassi monoinsaturi ha dimostrato di modulare l’espressione dei principali geni legati all’aterosclerosi.

La dieta è un fattore di rischio modificabile chiave nella prevenzione e nella riduzione del rischio di malattia coronarica. Recenti meta-analisi di studi di intervento confermano gli effetti benefici della sostituzione dei grassi saturi con gli acidi grassi polinsaturi sul rischio di malattia coronarica. Le prove scientifiche per un ruolo dannoso dell’assunzione dei grassi trans da fonti industriali sul rischio di malattia coronarica hanno condotto a una politica di importanti modifiche tra cui la dichiarazione del contenuto di acidi grassi trans nel pannello “Valori Nutrizionali” e il divieto di utilizzo degli acidi grassi trans negli stabilimenti di ristorazione in alcune città.

Nell’ultimo decennio, c’è stato un cambio di paradigma nell’epidemiologia nutrizionale nell’esaminare le associazioni tra schemi dietetici e salute. Diversi studi epidemiologici mostrano che le persone che seguono la dieta in stile mediterraneo o la dieta per contrastare l’ipertensione hanno un rischio minore di malattia coronarica e bassa probabilità di sviluppare ipertensione. Studi che utilizzano modelli dietetici empirici o basati sui dati hanno spesso identificato due modelli: “sano o prudente” e “occidentale”. In generale, il “sano”, rispetto al modello “occidentale” è stato associato a profili biologici più favorevoli, ridotta incidenza o più lenta progressione di aterosclerosi.

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