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Pazienti pediatrici: obesità infantile tra cibo spazzatura e genitori

Pazienti pediatrici: obesità infantile tra cibo spazzatura e genitori
Obesità infantile: fenomeno dilagante!

Obesità infantile sempre più dilagante!

Pazienti pediatrici e obesità infantile: quali sono le caratteristiche e la portata del problema? Tra alimentazione, psicologia e responsabilità dei genitori, un’analisi del problema.

L’obesità infantile, da qualche decennio a questa parte, rappresenta una grave crisi per la sanità pubblica. A livello mondiale sono 124 milioni i bambini e gli adolescenti francamente obesi e solo in Italia se ne contano circa un milione. La cifra è destinata ad aumentare in modo preoccupante se aggiungiamo le stime di sovrappeso e di altri disturbi della sfera alimentare. Per fare un po’ di conti in tasca allo Stato, la sola obesità determina un costo di 4 miliardi e mezzo di euro all’anno al nostro Servizio Sanitario Nazionale, rendendo di fatto questa patologia una vera e propria emergenza di difficile gestione.

Sebbene il nostro Paese goda di ottima fama nel campo alimentare poiché culla di quel patrimonio immateriale per l’umanità che è la dieta mediterranea, si registrano costanti aumenti nel consumo di fast food, bevande zuccherate e junk food, soprattutto da parte dei nostri bambini. La pervasiva disponibilità di alimenti ipercalorici e iperpalatabili sembra essere alla base dell’epidemia di obesità infantile.

Le linee guida internazionali suggeriscono ai genitori di interpretare il ruolo di “controllore” della dieta dei propri figli in modo da prevenire o individuare sul nascere possibili problematiche legate all’alimentazione del bambino. Ma la domanda sorge spontanea: chi controlla i controllori?

Un recentissimo studio pubblicato su Pediatric Obesity si pone come obiettivo primario quello di analizzare il comportamento materno quando i figli vengono a contatto con alimenti ad elevata densità energetica. I risultati della ricerca mostrato come le madri dei bimbi obesi prendono le distanze dai loro piccoli, come a voler rinnegare la propria responsabilità riguardo le scelte alimentari scorrette, per non subire lo stigma di crescere un bambino obeso, per non essere additate come cattivi genitori.

Negli ultimi anni, numerose ricerche hanno indagato lo stigma nei confronti dell’obesità e analizzato gli effetti negativi, sotto il profilo sociale e psicologico, di chi ne è vittima. L’obesità viene largamente riconosciuta dalla collettività come una malattia, alla stregua di ipertensione o infarto del miocardio, tuttavia, contrariamente a chi soffre di patologie cardiovascolari, la persona affetta da obesità è reputata artefice della propria condizione, colpevole di pigrizia e scarsa forza di volontà. L’affermata visione stereotipata dell’obeso conduce facilmente a discriminazione negli ambiti più importanti della vita quali lavoro, scuola e tempo libero.

L’obesità è una patologia a etiologia multifattoriale e numerosi studi di prevenzione dimostrano che la genesi non è imputabile alla cosiddetta “cattiva genitorialità”, tuttavia, sottolineano che mamma e papà possono svolgere un importante ruolo educativo, guidando il bambino nella costruzione di sane abitudini alimentari.

I genitori di bambini affetti da obesità e sovrappeso riportano sentimenti di frustrazione e impotenza di fronte al tentativo, spesso fallimentare ma sempre macchinoso, di ottenere il calo ponderale e le attuali linee guida non forniscono agli educatori indicazioni su come gestire in modo sensibile e consapevole le possibili situazioni a rischio. La difficoltà nel raggiungere e mantenere il peso forma è nota già dagli anni 50 del secolo scorso quando il Professor Albert J. Stunkard, pioniere nella ricerca e nel trattamento dei disturbi alimentari, scriveva così: “Most obese persons will not stay in treatment. Of those who stay in treatment, most will not lose weight, and of those who do lose weight, most will regain it”.

A fronte di una problematica di tale rilievo, si rendono indispensabili futuri lavori per dirimere dubbi e perplessità a cui i genitori devono far fronte quotidianamente, esaminare gli approcci migliori per le famiglie e fornire loro direttive comprensibili e realizzabili su larga scala per contrastare le scorrette scelte alimentari dei figli, al fine di guidarli agevolmente in un percorso di sana e corretta alimentazione, limitando il rischio di slatentizzare o aggravare possibili disturbi del comportamento alimentare.  

Dott.ssa Valeria Galfano

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