Latte di soia: alimento utile o dannoso?

Latte di soia: cosa sappiamo sul suo impatto sulla salute?
Latte di soia: cosa sappiamo sul suo impatto sulla salute?

Latte di soia: utile o dannoso?

Il latte di soia è un alimento che ha goduto di una rapida e crescente diffusione nelle tavole degli italiani ed è stato studiato dalla ricerca scientifica per evidenziarne le caratteristiche nutrizionali e le proprietà positive e negative che potrebbe esercitare sul nostro organismo. Tra le correlazioni maggiormente evidenziate dalla ricerca biomedica emerge quella tra la soia e la dislipidemia.

La dislipidemia è uno squilibrio dei lipidi nel sangue, che può manifestarsi con alti livelli di colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo, o elevati livelli di trigliceridi o bassi livelli di colesterolo HDL, meglio noto come colesterolo buono.

La dislipidemia rappresenta il principale fattore di rischio per la progressione dell’aterosclerosi, della malattia coronarica e dell’infarto del miocardio. Gli agenti farmacologici sono stati a lungo utilizzati per controllare i livelli dei lipidi nel sangue sebbene le linea guida per il trattamento nell’adulto hanno evidenziato l’importanza primaria della modificazione dello stile di vita.

Negli ultimi decenni, una grande attenzione è stata dedicata alle fonti alimentari che potrebbero favorire la riduzione dei lipidi ematici come sostituti o coadiuvanti delle terapie farmacologiche.

Il latte di soia è un prodotto naturale derivato dalla soia, che ha una storia di utilizzo di più di oltre 2000 anni fa tra i cinesi. È uno dei sostituti del latte più popolari per i soggetti con intolleranza al lattosio o con allergia alle proteine ​​del latte vaccino. Così come avviene per gli altri prodotti a base di soia, negli ultimi anni, è stato dato un crescente interesse all’effetto ipolipemizzante del latte di soia. Ciò è dovuto principalmente al fatto che i derivati della soia comprendono una varietà di sostanze nutritive che hanno dimostrato di esercitare un ruolo potenziale nel metabolismo dei lipidi, comprese le proteine di alta qualità, gli acidi grassi polinsaturi, le saponine e i fitosteroli, le lecitine di soia e gli isoflavoni.

Si presume che l’assunzione di almeno 25 grammi al giorno di proteine ​​della soia possano ridurre i livelli di colesterolo ematico, aumentando l’escrezione fecale degli acidi biliari. Allo stesso modo, anche gli isoflavoni sembrano interpretale un ruolo cardine nella riduzione dei lipidi nel sangue, diminuendo l’espressione dei geni coinvolti nel processo di lipogenesi.

Diversi modelli sperimentali hanno mostrato gli effetti favorevoli del consumo di latte di soia sulla riduzione di trigliceridi, colesterolo totale e colesterolo LDL, nonché aumento del colesterolo HDL. Tuttavia, le prove attuali che derivano dagli studi clinici randomizzati sono incoerenti.

Un fattore che potrebbe influenzare il potenziale effetto ipo-colesterolemizzante del latte di soia è la capacità della flora intestinale umana di produrre una sostanza chiamata Equolo a partire dalla Daidzeina, un isoflavone contenuto dei derivati della soia. Questo metabolita ha dimostrato di avere una maggiore attività estrogenica, nonché una maggiore biodisponibilità rispetto agli isoflavoni. Tuttavia, solo il 50% degli individui che consuma il latte di soia ha la capacità di metabolizzare la Daidzeina a Equolo.

Si ipotizza, inoltre, che il latte fermentato di soia possa fornire un effetto maggiormente benefico sul rischio cardiovascolare rispetto alla variante non fermentata.

Una recente revisione sistematica, pubblicata nel 2018, ha rivelato che le prove a sostegno dell’effetto positivo del latte di soia sui componenti del profilo lipidico è limitato e rimane ancora controverso.

In attesa che dalla ricerca scientifica emergano prove più concrete sembra razionale trasmettere alla popolazione l’importanza di un’alimentazione quanto più varia possibile, che include il latte vaccino, il latte di soia e, salvo specifiche allergie e intolleranze, non escluda alcun alimento.

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