histats.com

Dieta Gluten free: per chi non è celiaco, quali conseguenze?

Dieta Gluten free: per chi non è celiaco, quali conseguenze?
Dieta senza glutine: è sana?

Dieta Gluten Free: solo per celiaci?

La dieta Gluten Free, senza presenza di glutine, sta sempre più diventando abitudine anche per chi non è celiaco. E’ giusto? Ci sono conseguenze per la salute?

Durante l’ultimo decennio, in tutto il mondo si è assistito all’esclusione dalla dieta del grano e di altri cereali, con la prevalenza più alta nei paesi occidentali. La dilagante moda è causata e sostenuta dall’erronea convinzione che l’assunzione di glutine sia legata a un’ampia gamma di problematiche per la salute, come dolore addominale, lesioni cutanee, emicrania, aumento di peso, affaticamento, depressione e stanchezza.

Un prodotto aglutinato ogni 3 viene acquistato da chi non è affetto da celiachia, con lo scopo specifico di dimagrire e migliorare il proprio stato di salute. Il mercato del gluten-free food registra una crescita annua del 27% che, tradotto per la realtà italiana, corrisponde a circa 320 milioni di euro. Di questa spesa complessiva, fino a un terzo viene sostenuto da “pazienti senza diagnosi”. Al giorno d’oggi gli italiani celiaci “per moda” sono 6 milioni.

Recenti statistiche rivelano che un italiano su 10 considera la dieta gluten-free più sana e ben 3 italiani su 10 ritengono che il glutine faccia ingrassare, nonostante ci siano rilevanti sperimentazioni scientifiche che dimostrano il contrario.

Lo spettro dei disturbi correlati al glutine comprende la celiachia, l’allergia al grano e la nuova entità clinica conosciuta come sensibilità al glutine non celiaca. La prevalenza globale stimata dei disturbi associati al glutine corrisponde a circa il 5% della popolazione; tuttavia, la prevalenza di individui che seguono una dieta glutine priva è molto più alta.

Le diagnosi di celiachia e di allergia al grano sono relativamente semplici grazie all’esistenza di esami oggettivi e di biomarcatori. D’altra parte, la sensibilità al glutine non celiaca rimane una diagnosi basata sull’esclusione, con mancanza di biomarcatori e nessuna procedura standardizzata. È stato anche suggerito che quest’ultima entità potrebbe non esistere e piuttosto essersi formata dall’isteria del glutine vista nei media negli ultimi anni, dove è stata promossa una dieta glutine priva come una alimentazione super-sana che risolve tutti i problemi di salute. Ciò ha portato ad attribuire al glutine una brutta e immeritata reputazione e ha condotto una gran parte della popolazione a seguire questa tendenza pur non essendo allergici o intolleranti.

Molti degli individui senza diagnosi affermano di sentirsi più leggeri ed energici quando escludono il glutine e il gluten-free è stato proposto come soluzione a tutte le affezioni intestinali. Di conseguenza, l’accessibilità e il consumo di prodotti aglutinati si è diffuso in maniera esponenziale. Oltretutto non è ancora chiaro se la gluten sensitivity sia realmente un’entità clinica separata dalla sindrome dell’intestino irritabile.

La dieta aglutinata rigorosa è l’unico trattamento raccomandato per la celiachia e per l’allergia al grano, mentre per i pazienti affetti da gluten sensitivity e sindrome dell’intestino irritabile il consiglio non è altrettanto definito.

Quando si esclude il glutine dalla dieta, molti soggetti ricorrono ad una alimentazione più monotona e la riduzione della diversificazione nutrizionale può condurre a importanti carenze alimentari. I prodotti senza glutine sono spesso a basso contenuto di fibre, Ferro, Zinco, Magnesio e vitamina B; pertanto, vengono spesso fortificati per ridurre il rischio di tali carenze.

Il passaggio a una dieta strettamente gluten-free dovrebbe partire da una corretta educazione alimentare e includere la figura professionale del nutrizionista che impedirà l’instaurarsi di eventuali carenze alimentari. Da non sottovalutare, i prodotti aglutinati contengono in media una concentrazione di grassi doppia e un contenuto di proteine da 2 a 3 volte inferiore rispetto ai corrispettivi tradizionali. I rischi corrispondono a un impoverimento dietetico e a un aumento di peso, accettabili in presenza di celiachia diagnosticata ma ingiustificati nei casi autodiagnosticati.

Uno studio scientifico di grandi dimensioni che ha raccolto i dati di quasi 100 mila soggetti, sia uomini che donne, ha mostrato come il consumo di glutine non è in alcun modo associato a un aumento del rischio per le malattie cardiache e vascolari, al contrario, il consumo di alimenti gluten-free può esserlo, anche solo per la sottrazione dalla dieta delle fibre, efficaci agenti di prevenzione cardiovascolare e tumorale.

Dopo la moda della dieta vegana, biologica, crudista e fruttariana, arriva sul palcoscenico della realtà alimentare italiana la gluten-free diet e, come ovvia conseguenza di questa isteria generalizata, i supermercati dedicano intere corsie alle proposte glutine prive e i ristoranti per celiaci sono sempre più numerosi, affollati e dispendiosi.

L’adozione di una dieta priva di glutine è sconsigliata a tutti coloro che non ne hanno una reale necessità, al contrario dei pazienti realmente celiaci o allergici, per i quali rappresenta una vera e propria terapia salvavita e non il capriccio dettato dalla moda del momento.

Dott.ssa Valeria Galfano

© 2019-2020 Tutti i diritti sono riservati ad AssoCareINFormazione.it.

© 2019 ACN | Assocarenews.it

Associazione di promozione culturale – In attesa di registrazione al Tribunale di Bologna.

Direttore: Angelo “Riky” Del Vecchio – Vice-Direttore: Marco Tapinassi

Incaricati di Redazione: Giulia De Francesco, Giovanni Maria Scupola, Ivan Santoro, Gioacchino Costa.

Per contatti: WhatsApp > 3805851500 – Cellulare 3489869425 Scrivici PEC

Redazione Emilia Romagna: Viale Spadolini, 13 – Ravenna – Codice Fiscale: 91022150394

Redazione Toscana: Via Girolamo Fracastoro, 27 Firenze – Codice Fiscale: 91022150394