Parla Alessadro Cataldo, un Infermiere tra i Manager di Stato

Alessandro Cataldo, un Infermiere nell'elenco dei Manager di Stato nel campo Sanitario.
Alessandro Cataldo, un Infermiere nell'elenco dei Manager di Stato nel campo Sanitario.

Alessandro Cataldo è uno degli Infermieri Dirigenti più conosciuti e apprezzati d’Italia. Il suo sapere e il suo lavoro sono apprezzati in lungo e in largo lungo lo stivale italico. Da qualche settimana il suo nominativo è stato inserito nell’Elenco dei Manager di Stato del Ministero della Salute ed è tra i pochissimi Infermieri Italiani a poter essere indicato quale Direttore Generale di Aziende Sanitarie, Aziende Ospedaliere ed altri Enti pubblici del Sistema Sanitario Nazionale.

Come AssoCareNews.it lo abbiamo intervistato cercando di presentarvelo sotto l’aspetto umano e non sono sotto quello di manager. Avevamo conosciuto un paio di anni fa Alessandro a Genova durante una cena in un noto ristorante giapponese.

Dal 1989 è Dirigente Infermiere e attualmente coordina il Servizio Ispettivo e Attività extra istituzionali del personale dell’ASL 3 Genovese. E’ originario di Torre Orsaia (SA), dove è nato nel 1958. Si è formato tra Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna. E’ un attento conoscitore delle politiche infermieristiche in Italia e all’estero.

Sei stato inserito qualche giorno fa nell’elenco dei manager pubblici stilato dal Ministero della Salute. Sei tra i pochi infermieri in Italia a poter ricoprire il ruolo di Direttore Generale di un’Azienda Sanitaria. Come si fa a raggiungere questi livelli di competenza?

Occorre lavorare sodo e credere in quello che si fa. Non bisogna perdere l’entusiasmo e pensare che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, si può apprendere da tutti. Con gli anni ti rendi conto che accumuli esperienza e che magari potresti mettere a disposizione degli altri per contribuire a rendere più umano un sistema che negli ultimi anni punta molto all’efficientismo e poco ai contenuti umani della relazione. Si arriva a questo livello di competenza lavorando con passione , solo come gli infermieri sanno fare, accumulando esperienze, e difronte ad un bivio scegli sempre la strada che va in salita, più è difficile il percorso più grande sarà la soddisfazione di essere arrivato in cima.

Il dirigente infermiere e il Manager nel tuo caso sono sempre più figure di èlite nel mondo della professione. Uno come te che viene dalla gavetta si sente più vicino alle richieste della base o della dirigenza sanitaria?

Quando si lavora per i malati, per i bisogni delle persone, le richieste dovrebbero coincidere. Comunque comprendo che a volte conciliarle non sia sempre facile e lineare. Occorrerebbe creare occasioni di scambio reciproco, opportunità che avvicinino i diversi punti di vista, per condividere una missione comune. Sicuramente la coerenza e la propria storia professionale può essere una guida che ti avvicina ai bisogni della base e ti dà la giusta energia per dirigere con umiltà.

In Italia serviranno circa 70.000 infermieri nei prossimi 5 anni. La formazione universitaria è però sostanzialmente bloccata a livelli numericamente insufficienti rispetto al fabbisogno. Non credi sia giunto il momento di realizzare una seria riforma della formazione universitaria?

La realtà sanitaria ha subito delle trasformazioni radicali, oggi gli infermieri ricoprono ruoli strategici importanti e sono ormai maturi per farsi pieno carico dei bisogni assistenziali dei cittadini. I reparti a conduzione infermieristica sono un oggettivo esempio, oggi abbiamo bisogno di infermieri che siano in grado di farsi carico dell’utente e della famiglia. Dagli studi comparativi con gli altri paesi europei, sul rapporto popolazione infermieri, l’Italia evidenzia una carenza che occorre colmare. Perché è dimostrato che il rapporto numerico paziente infermiere incide in maniera diretta sulla mortalità e la qualità dell’assistenza erogata. Il sistema sanitario, oggi ha bisogno di più infermieri ed occorre procedere nel riformare l’assetto formativo universitario che includa i cambiamenti sia della professione che del nuovo assetto demografico di trasformazione dei bisogni della popolazione e della cronicità.

Dal 15 febbraio 2018 è nato ufficialmente l’Ordine degli Infermieri. Credi che si tratti di una svolta reale o solo di un contentino pre-elettorale che porterà a nulla di positivo per la nostra professione?

Gli infermieri hanno creduto e saputo aspettare questa epocale trasformazione. L’anomalia era quella precedente, oggi finalmente siamo entrati a pieno titolo nelle professioni intellettuali. Quindi siamo legittimati e riconosciuti. Ora occorre che tutti gli infermieri sappiano dare visibilità su come attraverso questo riconoscimento siamo in grado di ristrutturare i nostri modelli organizzativi, che vadano verso una presa in carico globale dei nostri assistiti. Oggi si hanno nuove responsabilità, occorre che la professione sappia coinvolgere tutti in questa epocale trasformazione, che oltre all’infermiere deve trovare consenso e riscontro nella popolazione assistita. Forse sarà anche stato un contentino pre-elettorale, ma per noi era un atto dovuto, ora dobbiamo essere noi infermieri a trasformare la realtà mettendo a disposizione nostre competenze al servizio dei nostri cittadini.

Quali sono i tuoi progetti da futuro manager e su quali binari viaggerà il tuo futuro amministrare un’azienda sanitaria?

Rimaniamo con i piedi per terra, non basta essere inseriti in un elenco per sentirsi manager. La strada è ancora molto lunga e tutta in salita, certo è un primo passo. Ora occorre trovare qualcuno che creda che l’esperienza infermieristica sia un valore aggiunto e che quindi voglia dare un’opportunità anche ad un infermiere che è partito dalla gavetta. Io credo che il valore aggiunto sia da ricercare nelle competenze, nell’umiltà, nel sapere tener fermi gli ideali, nel dare valore all’esperienza, alla coerenza, ai rapporti umani e nel fare del comportamento un esempio su cui si è valutati.

Grazie Alessandro e in bocca al lupo per il tuo futuro!

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