OPI PAVIA: Donne piccole come stelle. Passato raccontato, vissuto ascoltato, futuro costruito

Donne piccole come stelle. Passato raccontato, vissuto ascoltato, futuro costruito.
Donne piccole come stelle. Passato raccontato, vissuto ascoltato, futuro costruito.

Si è svolto nei giorni scorsi presso l’Ordine Provinciale degli Infermieri (OPI) di Pavia, si è tenuto l’evento Donne piccole come stelle voluto ed organizzato da Roberta Bocchiola, Infermiera del Dipartimento di Pediatria dell’IRCCS San Matteo. Tematica trattata il riscatto personale e sociale di donne che hanno vissuto un disagio psichico e fisico a seguito di una malattia più o meno invalidante, ma anche come conseguenza di storie di maltrattamenti in ambito familiare, oppure detenzioni per reati commessi.

Dopo le introduzioni di Michele Borri e di Elsa Del Bò, rispettivamente presidenti OPI ed OPO, a mediare le varie testimonianze, è intervenuto il pedagogista e criminologo forense Duilio Loi.

Il disagio psico-fisico, la malattia, la fragilità che ne deriva, la società edonistica che tende  a soffocare tutto ciò che non è piacere, portano inesorabilmente alla esclusione relazionale e lavorativa, alla discriminazione e alle impari opportunità. Spesso, però, gli eventi avversi della vita rafforzano l’individuo e, nel caso di genere, la donna.

Paola Mugetti ha portato la sua esperienza vissuta come infermiera tra le mura del carcere, dove abitualmente assiste donne private della propria libertà e degli affetti, donne recluse perché colpevoli di aver commesso dei reati di vario genere, da quelli semplici a quelli di alta sicurezza, ma anche donne senza colpa come quella giovane donna che vive sotto protezione, obbligata alla detenzione solo perché figlia di un pregiudicato mafioso.

All’interno dell’istituto di pena, attraverso l’arte maieutica, le donne svolgono diverse attività con l’obiettivo di ricrearsi un futuro, una nuova vita. I figli li vedono solo ai colloqui e questo limite aggrava però la sfera affettiva.

Enza Praticò ha portato la sua esperienza in qualità di case manager del Servizio di Senologia dell’IRCCS San Matteo e ha spiegato quanto il cancro alla mammella sia invalidante per la donna che viene colpita nella sua femminilità e nella sua fragilità. Il rischio di abbandono da parte del partner è molto alto, come pure la discriminazione in ambito lavorativo dove il rischio è esponenziale (7 volte più alto rispetto all’uomo).

Per minimizzare questi risvolti, giocano un ruolo fondamentale i servizi territoriali ed il volontariato. Tra quest’ultimo vi è ADOS che sostiene le donne malate di cancro al seno mediante numerose iniziative.

Denis Verrini, presidente ADOS, è intervenuta raccontando la sua storia all’interno dell’associazione e di come le donne si sentano parte attiva, facendo della malattia il punto di forza per il proprio riscatto personale e sociale. Leonarda ne è un esempio. A Leonarda viene diagnosticato il tumore alla mammella. Viene curata. Lotta contro la malattia e vince il cancro. Oggi recita in teatro per ADOS e ne dà prova dinnanzi agli uditori: una bellissima interpretazione del monologo di Paola Cortellesi In fondo al pozzo a difesa delle donne vittime di violenza.

Teresa Monaco, Infermiera case manager del Servizio di Oncologia del San Matteo, si è soffermata sulla qualità della vita e sulla umanizzazione delle cure favorite dal progetto La forza ed il sorriso, corsi di make up atti a migliorare l’immagine corporea delle donne affette dal cancro, tenuti, gestiti e supervisionati da psico-oncologhe ed estetiste volontarie. Il dipartimento di oncologia collabora inoltre con ADOS e con AmOS, altra associazione volta a portare aiuto e sostegno alle donne afferenti al reparto di oncologia dello stesso ospedale.

Nicoletta Rognoni è un’Infermiera che si occupa di assistenza di donne stomizzate. L’Associazione Italiana Operatori Sanitari Stomatoterapia (AIOSS) propone percorsi educativi per la gestione in autonomia della stomia e dell’incontinenza ed agevola il recupero psico-fisico e l’autostima nella donna che viene seguita in tutte le fasi del recupero. A portare la sua esperienza Adriana, una giovane signora che ha vissuto sulla propria pelle la terribile esperienza della malattia. Ora è guarita e ricorda emozionata il suo passato da stomizzata.

Mauretta Cattanei, presidente ANFFAS di Pavia, ha trattato la disabilità intellettiva relazionale ed ha raccontato la sua esperienza vicino alla figlia down e di come la donna con disabilità sia oggetto di maggiore esclusione e discriminazione sia a livello sociale che lavorativo. Maggiori sono anche le barriere economiche in quanto la donna con problemi intellettivi relazionali è esclusa dal lavoro

Raffaella Bloise, medico con specializzazione in genetica, presenta Maya, una ragazza affetta da sindrome del QT lungo sin dalla giovane età, una rara anomalia cardiaca caratterizzata da un elevato rischio di aritmie che possono provocare sincope ed arresto. Oggi, grazie all’impianto di un defibrillatore automatico e all’uso di una adeguata terapia farmacologica, Maya può vivere.

Chiara Castoldi ha parlato della discriminazione di genere che sfocia nella violenza e nell’omicidio e ha presentato LiberaMente. L’associazione dà una risposta concreta al fenomeno del maltrattamento in famiglia e della violenza di genere. Si tratta di un centro d’ascolto, di accoglienza e di ospitalità per le donne in difficoltà e per i loro figli e tende a promuovere il processo di libertà e di dignità nelle relazioni tra uomo e donna. Offre un servizio psicologico, consulenza legale, laboratori di genere e una casa rifugio a indirizzo segreto per quelle donne vittime di abusi e stolking.

Sulle note di Donne di Zucchero, Annamaria Rampi ha deliziato la conclusione dell’incontro suonando alla pianola.

Da queste testimonianze si è imparato molto. Di fronte alle difficoltà è possibile assumere un atteggiamento da combattenti capace di vincere la fragilità in ogni ambito. Trovare il senso di vivere anche quando la situazione può sembrare senza speranza, è l’obiettivo che ciascuno di noi dovrebbe mirare. La resilienza per chi soffre rappresenta infatti il cammino per risollevarsi facendo ricorso alle proprie risorse, senza comunque sottostimare la realtà.

Silvia Giudici

Infermiera Neuroriabilitazione ICS Maugeri Pavia

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