Aggressioni anziani in provincia di Rimini: arrestati i soliti noti, già condannati in passato!

Aggressioni anziani in provincia di Rimini: arrestati i soliti noti, già condannati in passato!
Aggressioni anziani in provincia di Rimini: arrestati i soliti noti, già condannati in passato!

In esclusiva su AssoCareNews.it parla una Infermiera che lavorava nella struttura

Continuano le aggressioni ai danni di anziani in provincia di Rimini. Questa volta lo scandalo si registra nella storica città di Mondaino, famosa per il Palio, che da oggi sarà ricordata per la “La Collina” degli orrori. Arrestati in 6 dai Carabinieri per maltrattamenti a 36 pazienti fragili e indifesi. AssoCareNews.it ha raccolto la testimonianza di una Infermiera che lavorava nella struttura. La chiameremo Sara per proteggere la sua identità.

“Ho lavorato in quel Lager per diversi mesi fino a quando non sono stata cacciata dopo le proteste – ci spiega la nostra interlocutrice ed ex-dipendente della cooperativa che gestiva la struttura, per giunta mai pagata per le sue prestazioni professionali – gli ospiti venivano trattati malamente; noi Infermieri abbiamo sempre protestato per l’atteggiamento di alcuni dipendenti. La direzione ci ha sempre riso in faccia. Non ha mai preso provvedimenti e, anzi, ci ha sempre detto che dovevamo starcene in silenzio se volevamo lavorare alla Collina”.

“Tutti sapevano e sanno che chi gestiva la casa di riposo era già stata condannata in passato per gli stessi reati – aggiunge Sara – perché chi di dovere ha permesso a questa gente di riaprire sotto altro nome la stessa attività? Possibile che nessuno controlli e che nemmeno una sentenza può bloccare questi mostri? Ho segnalato la cosa anche al mio Ordine infermieristico, ma non è accaduto nulla fino a ieri, quando i Carabinieri hanno eseguito arresti e sequestri. Lavorare alla Collina è stato un incubo. Non ci mettevano nelle condizioni di lavorare serenamente e dal punto di vista umano era dissacrante, non c’era il materiale minimo per l’assistenza, mancavano i farmaci, non c’era un carrello per le medicazioni, non avevi aghi-cannula e non avevi nessun defibrillatore. Non c’era un vero e proprio programma di lavoro e tutto era affidato alla bontà degli Infermieri”.

“Ci dovevamo arrangiare con quello che trovavamo. Sono resistita nove giorni, dopo di che sono scappata via, costretta a lasciare – conclude Sara – Sono scappate anche le coordinatrici e cambia sempre il personale. In pochi sono durati in servizio uno-due mesi. Anche per fare i letti degli ospiti non c’era materiale. Una vera vergogna!”. 

 
 

CNOSS condanna l’accaduto

Come fatto per i fatti di Rimini avvenuti nei giorni scorsi anche per Mondaino scende in campo il Coordinamento Nazionale OSS (CNOSS). Lo fa con una nota di Stella Mele che condanna apertamente e pesantemente l’accaduto. “Questa è gente che deve proseguire la propria esistenza nelle patrie galere – spiega Mele ad AssoCareNews.it – non è possibile che lavori in strutture con anziani fragili e bisognosi di cure. Per di più qualcuno dei dirigenti era già stato condannato per maltrattamenti. I Pazienti e i Cittadini vanno tutelari e le istituzioni devono vagliare attentamente ogni situazione prima di autorizzare l’apertura di centri di cura o di assistenza. Come CNOSS siamo convinti che gli Operatori Socio Sanitari debbano avere una formazione integrativa e soprattutto migliorativa”.

Il pezzo apparso oggi su RiminiToday.it

Lasciati senza cibo e tra la sporcizia, una vita d’inferno per i 36 anziani ospiti della casa di riposto “La collina” di Mondaino che, giovedì mattina, ha visto i carabinieri del Nas irrompere nella struttura. I militari dell’Arma hanno eseguito 6 misure cautelari, di cui una in carcere per la titolare Maria Luisa Bulli, Bruno Riccardo operatore sociosantario 56enne, fino ai domiciliari, ed altre quattro persone sottoposte all’obbligo di firma. Le indagini erano partite lo scorso mese di giugno ed hanno interessato sia la casa di riposo che la struttura protetta. Le due realtà, che al massimo potevano ospitare 40 persone, nel corso dell’inchiesta è emerso che tale numero non era sempre rispettato.

Secondo quanto accertato dai Nas, il personale era fortemente insufficiente per accudire gli anziani ospiti tanto che, anche giovedì mattina durante il blitz, sono stati solamente 2 i dipendenti trovati nella struttura. Tutto è partito da un accertamento dell’Asl, la scorsa primavera, che ha poi informato i militari dell’Arma su quanto accadeva all’interno de “La collina”. Il successivo monitoraggio della casa di riposo ha permesso di evidenziare come gli anziani non venissero seguiti a dovere e, in alcuni casi, lasciati vagare per il paese fino a quando non ci si rendeva conto che si erano allontanati. Gli stessi operatori somministravano tranquillanti, non prescritti dalle terapie, per tenere sedati gli ospiti in maniera tale che non causassero problemi.

Poco tempo fa una situazione analoga, sempre nel riminese: qui la notizia

Nel corso del tempo, sono stati accertati anche 50 accessi al pronto soccorso per sospette “cadute accidentali” che hanno portato a prognosi anche superiore ai 60 giorni tanto che si ipotizza che gli stessi venissero picchiati. Dalle intercettazioni, poi, è emerso come un 63enne fosse stato colpito a calci nelle parti intime. In un altro caso, un 65enne è stato minacciato di “spezzargli le gambe” se avesse suonato il campanello per richiedere l’intervento di un addetto. Visitati durante il controllo di giovedì mattina, diversi i casi di piaghe da decubito mentre due anziani ospiti, a causa delle loro condizioni, sono stati trasportati in ospedale per le cure del caso.

Anche i farmaci non venivano forniti, in quanto non presenti nella casa di riposo, così come il cibo che veniva lesinato nonostante nei registri tutto venisse riportato per far apparire tutto in regola. Sempre sul fronte dei farmaci, mancavano quelli indispensabili e salvavita mentre, altri, risultavano essere scaduti. Allo stesso tempo, il personale era fortemente inadeguato e, tra questi, è anche spuntato un falso infermiere mentre chi avrebbe dovuto allietare le giornate degli anziani veniva impiegato come operatore socio sanitario.

La retta, pagata dagli ospiti, variava tra i 1300 e i 1700 euro al mese. La struttura, del valore di 2 milioni di euro, è stata messa sotto sequestro e gestita, momentaneamente, dall’Asl in attesa che gli anziani vengano ricollocati in altre case di riposo. Allo stesso tempo, sono in corso i sequestri dei saldi dei conti correnti della Bulli che, nel corso della perquisizione della sua abitazione, è stata trovata in possesso 8 fucile e 4 pistole. Oltre alla Bulli e a Bruno, dovranno rispondere a vario titolo dei reati di abbandono di incapaci, maltrattamenti, abuso di mezzi di correzione, esercizio abusivo della professione, falsità ideologica, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, truffa e insolvenza fraudolenta gli operatori sociosanitari S.P.I., 48enne bulgara, S.T., 33enne pesarese, V.A., 27enne napoletano, K.N., 38enne albanese, e l’infermiere 52enne di origini senegalesi M.L..

Fonte: Nursetoday.it – Assocarenews.it

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