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Medicina di genere: occorre andare oltre Uomo e Donna!

Medicina di genere: occorre andare oltre Uomo e Donna!
medicina di genere anche per LGBT!

Medicina di genere: per una reale aderenza ai bisogni delle persone occorre andare oltre la differenziazione UOMO/DONNA!

AMIGAY (associazione medici e personale sanitario, Lgbt e gayfriendly) auspica come prima “missione” il riconoscimento della completa depatologizzazione dell’omosessualità. Nel mondo si sta già lavorando anche alla progressiva depatologizzazione delle persone Transgender, nei limiti della necessità di fornire le necessarie terapie ormonali e chirurgiche.

Lgbt significa, Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Intersessuali, Transessuali, Asessuali, Pansessuali, Queer, Questioning… GAY nella nostra sigla significa “Good As You”, cioè l’acronimo valido per tutte le realtà LGBT, che significa, “Vai Bene Come Sei”.

In Italia purtroppo a tutt’oggi, viviamo nell’ambiguità di avere acquisito i primi diritti, nel 2016 con la legge sulle Famiglie di Fatto (paritarie) ed Unioni Civili (solo per le persone Lgbt), ma di essere ancora considerati malati di mente con la diagnosi di “omosessualità egodistonica”, che implica la possibilità delle cosiddette Terapie Riparative. La Letteratura Scientifica ha dimostrato che sono l’omofobia, transfobia, lesbofobia e misoginia, a causare l’aumentato numero di patologie fisiche e mentali alle persone Lgbt. La maggiore emarginazione sociale, familiare, scolastica e lavorativa, con conseguente aumento dei suicidi e riduzione della speranza di vita, tra cui va inclusa l’omofobia sanitaria, gravano sulla nostra esistenza.

I lavori scientifici vengono dall’estero soprattutto dagli USA grazie alla prima associazione di medici Lgbt, la GLMA, a cui ci ispiriamo. In Italia non è possibile indicizzare l’orientamento sessuale, se non nel caso di HIV, e neanche la evidente condizione di Intersessuale o Transessuale supera il rigido binarismo M/F, impedendo la raccolta dati a fini epidemiologici.

A fine dicembre 2017 però in Italia è stato approvato l’Art. 3 del cosiddetto Decreto Lorenzin, che tratta in modo completo proprio la Medicina di Genere, affidando la coordinazione all’ISS, che ha già operato in tal senso i primi approcci anche alla questione Lgbt. Capirete dalle date, che le elezioni hanno impedito la scrittura dei Decreti Attuativi relativi e tra questi il principale è quello che deve definire la parola Genere.

Citando la complessa e completa definizione di Genere secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità:

Il genere si riferisce alle caratteristiche socialmente costruito di donne e uomini – come norme, ruoli e relazioni di e tra gruppi di donne e uomini. Varia dalla società alla società e può essere cambiato. La maggior parte delle persone nascono maschi o femmine, vengono loro insegnate norme e comportamenti appropriati, incluso il modo in cui dovrebbero interagire con altri dello stesso sesso o di quello opposto all’interno di famiglie, comunità e luoghi di lavoro. Quando individui o gruppi non “si adattano” alle norme di genere stabilite, spesso subiscono lo stigma, le pratiche discriminatorie o l’esclusione sociale – tutte conseguenze che influiscono negativamente sulla salute. È importante essere sensibili alle diverse identità che non rientrano necessariamente nelle categorie di sesso maschile o femminile binario. Le norme di genere, i ruoli e le relazioni influenzano la suscettibilità delle persone a differenti condizioni di salute o malattia, e influenzano il loro godimento di buona salute, benessere fisico e mentale. Hanno anche un impatto sull’accesso delle persone ai servizi sanitari e sull’assistenza stessa dei servizi sanitari fino ai risultati sanitari che possono ottenere durante il corso della vita.

La Medicina di Genere è stata auspicata dalle colleghe donne da decenni. Non è riuscita però a superare il soffitto di cristallo degli studi scientifici per l’uso dei farmaci, ancora testati solo sui giovani maschi eterosessuali e basta.

La nuova legge quadro, molto completa, permetterà finalmente uno sviluppo in Italia della parità di Genere in Sanità, parità che interessa anche i maschi eterosessuali, quando fossero affetti da patologie come il tumore al seno, la depressione o la SLA, per le quali i protocolli internazionali sono invece scritti solo al femminile. Nel merito delle persone Lgbt gli studi sono ancora di meno.

Nel caso delle persone Transgender addirittura marginali e legate solo alla questione dell’uso degli ormoni e delle terapie chirurgiche di variazione del sesso. Soprattutto negli USA, sono emersi lavori e metanalisi molto importanti, che ci hanno spiegato come ci siano differenze rispetto alla propria salute, anche solo per l’orientamento sessuale, in campi come l’oncologia, la cardiologia e le principali patologie metaboliche o d’abuso.

La deontologia di tutte le professioni sanitarie non può prescindere dal mandato universalistico e quindi dalla specificità dell’accoglienza adeguata per le persone Lgbt, che implica anche la realizzazione di materiali informativi specifici in tutti i campi della medicina.

L’accoglienza, ci insegnano sempre le metanalisi, ma basta il buon senso, è affidata principalmente al personale infermieristico, tant’è che le principali associazioni americane di Infermieri Professionali, equivalenti Oss ed Osa, Ostetriche ed altre figure professionali sanitarie, hanno anche loro inserito nei loro statuti associativi o sindacali in modo specifico la questione della Medicina di Genere Lgbt.

Adesso tocca a voi, personalmente e in gruppo, aggregarvi o iscrivervi ad AMIGAY per realizzare in ogni Associazione professionale, Facoltà sanitaria, Asl ed Azienda Ospedaliera, corsi di Formazione in Sex Orienteering e Medicina di Genere Lgbt.

Manlio Converti

Presidente Amigay

amigayonlus@gmail.it

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