Manifesto dell’Alleanza tra i Professionisti della Salute per un nuovo SSN.

Manifesto dell'Alleanza tra i Professionisti della Salute per un nuovo SSN.
Manifesto dell'Alleanza tra i Professionisti della Salute per un nuovo SSN.

Oggi si è scritto l’inizio di una nuova storia del Sistema Sanitario Nazionale

Manifesto unitario sottoscritto qualche minuto fa a Roma in occasione dell’Assemblea nazionale di tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie. I Rappresentanti delle Federazioni nazionali e degli Ordini delle professioni sanitarie e sociali, Fnopi, Fnomceo, FnoTsrm-Pstrp, Cnop, Fofi, Onb, Fnovi, Fnopo, Fncf e il Cnoas condividono e si riconoscono in un insieme di valori comuni presenti in questo documento.

Premesso che:

Gli Ordini delle professioni sanitarie e sociali, le Federazioni delle Professioni sanitarie che sono Enti sussidiari, agiscono tutti al fine di tutelare gli interessi pubblici e sono chiamati dallo Stato a garantire la tutela della salute individuale e collettiva.

Le professioni sanitarie e sociali sono garanti della dignità della persona e del diritto alla salute al di là di ogni logica di profitto e di interessi corporativistici; rappresentano, inoltre, un contributo decisivo al progresso scientifico, culturale e democratico della nostra società.

Per i professionisti della salute, l’efficacia cioè il raggiungimento di obiettivi di salute, l’universalità, l’equità e la solidarietà dell’assistenza, devono restare le finalità prioritarie del servizio sanitario come recita, infatti, l’art 1 della Legge 833: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana. Il servizio sanitario nazionale è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento ed al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio. L’attuazione del servizio sanitario nazionale compete alla Stato, alle Regioni e agli Enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini”.

Quindi occorre mettere in primo piano gli obiettivi di salute tra i quali la prevenzione, favorire concretamente la partecipazione dei cittadini e mettere i professionisti nelle migliori condizioni di perseguire tali obiettivi.

La legge n. 833 del 1978 ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale concepito come unitario, organico, flessibile e solidaristico.

Dopo quarant’anni esso rappresenta uno strumento, tra i pochi nel suo genere, in grado di garantire a tutti i cittadini elevati livelli di tutela della salute individuale e pubblica, con indicatori di salute tra i migliori al mondo.

Tuttavia, nonostante le buone performance del nostro SSN, vi sono, certamente, ambiti di miglioramento evidenti e rispetto ai quali occorrono interventi efficaci, di natura economica e strutturale, per scongiurare la sua compromissione.

È necessaria una riforma che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità nei processi di gestione e maggiore autonomia nei processi di cura, attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema. Serve anche un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze nell’accesso al diritto alla salute, tenuto conto dello sviluppo tecnologico, dell’intelligenza artificiale, dei cambiamenti ambientali e della consapevolezza dei diritti da parte dei cittadini, dell’evoluzione delle competenze dei professionisti e dei nuovi ruoli attributi a tutti gli Ordini professionali.

Nella riunione del Consiglio dei Ministri n. 33 del 21 dicembre 2018 si è proceduto alla illustrazione delle intese concernenti l’autonomia differenziata ai sensi dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione.

Tra le materie su cui sono attivabili ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia rientrano tutte le materie di legislazione concorrente tra le quali la tutela della salute e all’interno di questa le professioni sanitarie e sociali e tutto il personale.

Èin corso un’intesa fra Governo e Regioni in merito alla maggiore autonomia da concedere alle stesse sulla base di un modello di regionalismo differenziato.

Ancora non vi è stata condivisione con le Federazioni nazionali delle professioni sanitarie e sociali e nessuna valutazione di rischi/benefici è stata predisposta e valutata in modo uniforme per tutte le Regioni.

Le autonomie locali devono essere uno strumento che facilita l’erogazione dell’assistenza e non un ostacolo per l’universalità e l’equità del SSN; a tutti i cittadini va garantito il diritto alla salute, nello stesso modo e negli stessi termini, in ossequio agli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione.

Le differenze regionali sono uno dei problemi maggiori del sistema sanitario nazionale e, secondo l’Ocse (rapporto divisione salute 2015 pubblicato a gennaio 2015), il sistema sanitario italiano è caratterizzato da un alto livello di frammentazione e mancanza di coordinamento dell’assistenza erogata dai diversi professionisti e da una bassa e disomogenea diffusione sul territorio nazionale; sempre secondo l’Ocse ci sono in Italia 21 sistemi sanitari regionali con differenze notevoli sia per quanto riguarda l’assistenza che gli esiti, con un elevato numero di pazienti che si spostano da regione a regione.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 12.12.2018 al termine del convegno “40 anni di Servizio Sanitario Nazionale 1978-2018” nel ringraziare gli operatori sanitari ha celebrato il SSN come esempio di eccellenza che ci pone all’avanguardia nella comunità internazionale e che è materia da mantenere e migliorare. 

Il Ministro della salute Giulia Grillo ha ugualmente celebrato i principi fondanti del SSN esortando il Paese a lavorare per “ sanare le intollerabili disparità tra le diverse aree” nell’accesso alle cure, precisando che la richiesta di maggiore autonomia deve necessariamente tener conto dell’assetto costituzionale esistente, i cui capisaldi sono rappresentati proprio dalla necessità di una tutela uniforme del diritto alla salute, dalla certezza che ogni cittadino” possa venire curato e assistito allo stesso modo indipendentemente da dove egli vive”.

Il Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Sen. Pierpaolo Sileri ha affermato che il èSSN èstata un’enorme conquista e che l’impegno dovrà essere quello di eliminare storture per garantire l’accesso al pubblico in modo omogeneo in tutta Italia. 

Dovrebbe essere promosso un regionalismo solidale per dare piena attuazione all’articolo 3 della Costituzione, che promuove l’uguaglianza dei cittadini e la solidarietà tra le Regioni così come previsto dall’art. 119 della Costituzione.

Si dovrebbe procedere alla revisione del sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria a carico degli assistiti, al fine di promuovere maggiore equità nell’accesso alle cure.

La garanzia del diritto alla salute non può essere affidata solo a criteri di utilità economica e dinamiche di mercato, perché deve invece fondarsi su “dignità e libertà”, i due princìpi cardine del Servizio Sanitario Nazionale che regolano il rapporto tra il cittadino e le professioni sanitarie.

Nella stessa direzione si sono espresse nel tempo sia la Commissione Affari sociali della Camera dei deputati che la Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica : la prima affermando che per quanto riguarda il riparto costituzionale delle competenze tra lo Stato e le Regioni, appare necessaria un’azione di coordinamento a livello centrale, la seconda sottolineando la necessità di uno sforzo per promuovere un sistema organico di strumenti di governance per l’uniformità degli standard dell’offerta sanitaria all’interno del Paese. 

LE FEDERAZIONI NAZIONALI DEGLI ORDINI DELLE PROFESSIONI SANITARIE E SOCIALI SI IMPEGNANO A 

attivarsi, quali Enti sussidiari dello Stato, al fine di garantire una sempre maggiore equità nell’accesso alle cure e l’eguaglianza di tutti i cittadini nell’esercizio del diritto alla salute;

sostenere politiche efficaci per un adeguato finanziamento degli obiettivi di salute;

mettere a disposizione le loro competenze in collaborazione con le Istituzioni pubbliche, al fine della promozione, organizzazione e valutazione di percorsi formativi che sono alla base della rispettiva attività professionale per fornire il giusto contributo al progresso scientifico, culturale e democratico della nostra società;

proporre soluzioni e nuovi modelli di governance per un Servizio sanitario nazionale sempre più equo, solidale, sostenibile e universale per superare le diseguaglianze presenti nel Paese; 

CHIEDONO

  • allo Stato, alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, di intensificare la collaborazione con le professioni sanitarie e sociali e i loro enti esponenziali, in quanto enti sussidiari dello Stato, al fine di assicurare un Servizio Sanitario Nazionale che garantisca effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini, quale segno irrinunciabile di civiltà e di crescita sociale;
  • al Governo che siano rispettati i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità che sono alla base del nostro Servizio Sanitario e ne confermano il carattere nazionale, garantendo la sostenibilità economica dei livelli essenziali di assistenza attraverso un coerente finanziamento del fondo sanitario nazionale;
  • al Governo di elaborare un’analisi rischi/benefici delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni, al fine di misurare l’impatto di tali riforme sulla finanza pubblica, sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali, sulla mobilità interregionale, sul ruolo di garante dei Livelli Essenziali di Assistenza del livello centrale, sui diritti dei pazienti e sull’equità dell’assistenza;
  • al Governo e al Parlamento di adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche, nonché alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale, condizioni che inevitabilmente determinano variazioni anche sui costi delle prestazioni;
  • al Governo e al Parlamento di agire in modo da garantire il superamento delle differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali anche mediante la definizione e implementazione di un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze nell’accesso alle cure e all’assistenza;
  • al Parlamento di scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario e di addivenire quindi alle decisioni migliori per garantire l’equità nell’accesso alle cure a tutti i cittadini, come presidio di democrazia e di civiltà.

Sulla base di quanto esposto

ESPRIMONO PREOCCUPAZIONE E SOLLECITANO 

l’attivazione di un tavolo di confronto permanente tra le Professioni Sanitarie e Sociali, il Governo e le Regioni, in seno alla Conferenza Stato-Regioni, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, esteso alla partecipazione delle organizzazioni dei cittadini;

la sottoscrizione con tutte le professioni sanitarie e sociali e l’attivazione in tutte le Regioni e secondo schemi omogenei condivisi dei recenti protocolli voluti dalle Regioni e le Province autonome che rappresentano un segnale positivo da parte dei responsabili regionali della volontà di mantenere universale e unico il Servizio sanitario e di instaurare un rapporto diretto con i professionisti che di questo fanno parte secondo le loro peculiarità professionali;

i cittadini di farsi parte attiva ponendo in essere iniziative per garantire il perseguimento degli obiettivi indicati nel presente documento e

INVITANO

Il Governo a porre al centro dell’agenda politica il tema della tutela e unitarietà del Servizio Sanitario Nazionale e a sollecitare le Regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell’art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell’art. 32 della Costituzione (tutela della salute). 

Roma, 23 febbraio 2019

Fnopi – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche

Fnomceo -Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri

FNOTSMR-PSTRP – Federazione nazionale Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione

Cnop – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi

Fofi – Federazione Ordini Farmacisti Italiani

Onb  – Ordine Nazionale dei Biologi

Fnovi – Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani

Fnopo – Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica

Fncf – Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici

Cnoas – Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali

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