Mafia e Sanità: Costretti al caporalato in Residenza Sanitaria!

Le mani della mafia sulla sanità!
Le mani della mafia sulla sanità!

Un’esclusiva testimonianza ci racconta la realtà più cruda della presenza mafiosa nel mondo sanitario: retribuzione, orario di lavoro, trascuratezza in termini di sicurezza. L’impressionante racconto di chi lo sta vivendo realmente sulla propria pelle.

Nel giorno dell’anniversario dell’omicidio di Giovanni Falcone e della sua scorta, AssoCareNews.it è orgogliosa di dare voce ad un’Operatrice Socio Sanitaria che ci ha scelto per raccontare come in prima persona stia vivendo gli abusi di una delle organizzazioni mafiose del suo territorio.

Un brevissimo preambolo è d’obbligo: seppur consapevoli della cosa giusta da fare, ci capirete che non è stato facile decidere di vestire l’onere di divulgatori di questa storia e non aspettatevi la solita intervista perchè di fronte a realtà così lontane dagli argomenti che solitamente trattiamo non è stata cosa scontata sostenerla nemmeno per noi che ponevamo le domande.

Per caporalato si intende un’attività definita dall‘articolo 603 bis del codice penale come Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro  e classicamente riguarda il settore edilizio e agricolo. Negli ultimi anni i rapporti e le inchieste antimafia indicano però un allargamento anche agli altri settori lavorativi.

La mafia all’interno delle Residenze Sanitarie. Cosa significa?

Riguardo la mia provincia sanno tutti che ci stanno alcuni posti dove la mafia gestisce tutto. Costruisce per mettere su azienda, richiama le famiglie della zona con anziani. 

Riguardo al lavoro, l’attività di caporalato mal si abbina al mondo sanitario. Come si articola nella tua struttura?

Abbiamo un numero di dipendenti in regola numericamente ridicolo che sarà 1/3 di quelli che lavorano davvero. Più un gruppo più meno sempre solito che viene a nero composto da oss e addetti all’assistenza senza titoli.

Come funziona il reclutamento tipico del caporalato nel sistema che ci stai raccontando? 

Abbiamo una “capa”, una governante-caposala. Lei ogni domenica sera chiama le persone che vengono a nero e gli dice la settimana che inizia quando lavorano. Non tutte le settimane lavorano tutti perchè il gruppo è ampio per coprire malattie anche se nessuno si mette in malattia in questo gruppo perchè non guadagneresti.

A livello economico come siete retribuiti?

Io sono con il contratto regolare. Loro sono pagati 35 euro mezza giornata, dalle 7.00 alle 15.00 e dalle 15.00 alle 23.00. La notte resta sempre uno con il contratto perchè se succede qualcosa non ci sono problemi.

Quindi circa 4,35 euro l’ora. Durante la settimana quanti giorni lavora in media chi è vittima di questo sopruso?

Lo decide la “capa”. Puoi lavorare 5-6 giorni ma se non sei visto bene lavori solo 2 giorni. 

Succede quindi che qualcuno lavori anche 6 giorni consecutivi senza riposo. Le condizioni lavorative come sono?

Esatto anche se il lavoro è meglio di andare in fabbrica. Lavorare a nero ti toglie molti diritti ma anche noi con il contratto non li usiamo tutti. Uno degli addetti all’assistenza si è fatto male e all’ospedale ha detto che aveva fatto a casa sua da solo.

Nessuno decide di far denuncia?

No. E le motivazioni sono semplici: la struttura crea lavoro in paese e viene ben vista. Se chiude perdono lavoro in tanti e pure gli anziani dove andrebbero?

Alcuni ci lavorano perchè tra i regolari c’è un parente o un amico stretto. Quasi tutti ci conosciamo, in una città questo non c’è ma siamo un paese di mille persone.

Ultima domanda: perchè ci racconti questa storia e come mai non ti sei rivolta ad una testata più grande?

Io odio le ingiustizie e anche se sono in regola ho molta pena e disgusto di come devono lavorare quelli a nero. Ho raccontato la stessa storia a due quotidiani: uno mi ha detto che non gli interessava e un altro avrebbe accettato esclusivamente se avessi fatto prima denuncia ai carabinieri.

Ogni tanto vi leggo ma mi avete convinta quando avete parlato della Terra dei Fuochi (riferimento all’articolo disponibile cliccando qui, ndr).

Grazie per la disponibilità e la fiducia, spero che tu possa realizzarti, magari in un altro ambiente di lavoro. Buona fortuna per tutto.

 

Che di coraggio ne abbiamo tanto

ma qui diventa sempre più dura

quando ci tocca fare i conti con il coraggio della paura

(Signor Tenente – Giorgio Faletti)

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