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Valerio ha 33 anni e fa l’Infermiere: “ci dedichiamo da sempre al valore più importante, la vita delle persone”.

Carissimo Direttore,

mi lascio ispirare da questa nuova campagna “Non sono un eroe”, che tanto rappresenta il mio pensiero dall’inizio della pandemia COVID-19, e scrivo.

Ho 33 anni, sono un Infermiere di Terapia Intensiva Pediatrica. Lavoro da 10 anni. Ho scelto la professione infermieristica spinto dalla profonda convinzione di poter attivamente contribuire al miglioramento della qualità di vita delle persone malate, in accordo con le mie personali caratteristiche ho scelto di dedicarmi e specializzarmi in pediatria e, in particolare, in area critica.

Ogni giorno in cui ho lavorato ho avuto a fianco colleghi che, come me, impegnano ogni fibra del proprio corpo nell’assistenza ai pazienti e alle famiglie.

Abbiamo gioito, pianto, ci siamo emozionati e abbiamo sostenuto, senza mai tirarci indietro di fronte a nessuna difficoltà si sia presentata, spesso anche oltre i nostri orari di lavoro.

Turni faticosi, lo sforzo di lasciare le nostre personali preoccupazioni fuori dall’ospedale per avere sempre la massima attenzione ai bisogni del paziente, le corse, i rischi affrontati anche se non “previsti” per non abbandonare mai nessun malato, i mancati riconoscimenti hanno da sempre “condito” la nostra professione, ed ogni giorno continuiamo a lottare affinché venga considerata tale.

Il Covid-19 ha portato gli infermieri ad essere considerati eroi per qualche mese. Qualcuno ne ha fatto motivo di vanto e di visibilità, qualcuno lo ha da subito rifiutato. Ma ognuno di noi, in fondo, da quando ha scelto di essere infermiere è un po’ eroe e un po’ vittima di un sistema che non vuole pienamente vedere i pilastri che siamo. La scelta è comunque di per sé coraggiosa.

Ci siamo sempre dedicati al tesoro più prezioso delle persone: la vita, e continueremo a farlo, con o senza il COVID.

Valerio Confalone, Infermiere di Terapia Intensiva Pediatrica